Luciano Spalletti ha colpe. Tante colpe. Colui che, dopo Gravina, ne ha di più. Eppure è stato applaudito. Dalle parti di Reggio Calabria, per i tifosi della Reggina, sembra un deja vu. Ricordate l’applauso dei giornalisti a Saladini e Cardona nel giorno dell’annuncio dell’avvenuta omologa, rivelatasi poi una farsa, due anni fa? Oggi è successo lo stesso. Durante la conferenza in cui Spalletti annunciava la comunicazione dell’esonero da C.T. dell’Italia, proprio alla fine, alla domanda “si sente tradito?”, lo stesso ha farfugliato qualche frase, ha fatto alcuni nomi e poi – in difficoltà emotiva – ha lasciato la conferenza, alzandosi dal tavolo proprio tra gli applausi dei giornalisti.
Proprio come due anni fa dalle parti di Reggio Calabria, con gli applausi a Saladini e Cardona, anche oggi non sappiamo cosa ci sia da applaudire. Applausi di pena e compassione? Dopo questo disastro (in Norvegia, a un anno da quello dell’Europeo), né lui e né Gravina hanno pensato di dimettersi. In più, il Presidente Federale, con una giravolta incredibile, ha ben pensato di difendere pubblicamente il tecnico questa mattina, a qualche ora dalla comunicazione già avvenuta (ieri sera) dell’esonero. Un circo. Perché non si può definire in alcun modo, se non circo, una situazione in cui un allenatore viene esonerato e ad annunciarlo è lo stesso allenatore. Ufficialmente, nessuna parola né comunicato da parte della Federazione. Roba mai successa nella storia: “l’autoesonero” non si è verificato neanche nei club. Ma d’altronde, cosa aspettarsi da un Presidente che definisce la Norvegia una “corazzata più forte dell’Italia”.


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