Nella prestigiosa Sala Perri della Città Metropolitana di Reggio Calabria, si è svolta una Conferenza tenuta dal dr. Claudio Sabbione sulla collezione privata Vincolata Scaglione, per la prima volta oggetto di un evento pubblico. La V Conferenza ha visto protagonista Locri e Francesca Crea ha ricordato che la stessa si inquadra nel programma del “Ciclo Archeocomunidiqualità” patrocinato dalla Città Metropolitana – che è iniziato con Monasterace con i meravigliosi mosaici del “Parco Archeologico Antica Kaulonia”, ed è proseguito con i tesori di Stilo e Gerace, e con la Villa Romana di Casignana, tutti inclusi nell’itinerario dei “70 km d’oro: dalla Bovesia alla Locride”, elaborato da Archeocomunidiqualità e contenuto nella piccola Guida in cui sono illustrati i siti dei 10 Comuni che, nell’insieme, costituiscono un unicum sia per la loro vicinanza sia perché testimoniano il succedersi di tante civiltà.
Prima dell’intervento del relatore, brevi saluti della Presidente Rosanna Trovato Presidente – che ha ricordato la ricorrenza della Giornata della Legalità e dell’arrivo in Sicilia della motovela “Dike” di Archeoclub d’Italia per manifestare solidarietà alle vittime delle stragi mafiose- e di Elena Trunfio, Direttrice dei Parchi e Musei Archeologici di Locri e Bova Marina, che ha annunciato due prossime compagne di scavi a Locri.
Il dr.Sabbione- già Direttore Archeologo Soprintendenza della Calabria, che ha diretto parecchi scavi nel nostro territorio- con la passione che lo contraddistingue, ha saputo catturare l’attenzione del pubblico facendo così, conoscere l’esistenza di un altro tesoro poco noto ad un pubblico non specializzato. Ha ricordato che la collezione Scaglione è oggi l’unica in Calabria che conserva il carattere di molte raccolte private ottocentesche che – sorte prima delle leggi di tutela archeologica del Regno d’Italia,nel periodo in cui il grande archeologo Paolo Orsi avviò con criteri scientifici le ricerche in Magna Grecia- nel tempo, videro i reperti confluire nei musei calabresi o purtroppo dispersi, mentre la collezione Scaglione continua ad essere conservata dalla famiglia.
Collezione di Scaglione
La Collezione fu iniziata da Domenico Scaglione (1877-1947) e negli anni ’30 attraversò una controversia giudiziaria con lo Stato, risolta nel 1946 per l’iniziativa dell’allora Soprintendente Paolo Enrico Arias (uno dei maggiori archeologi italiani del ‘900 ) che favorì una transazione con cui lo Stato riconosceva legittima la proprietà privata della stessa Collezione, ma la vincolava; con tale atto si stabilì anche la cessione di una preziosa statua femminile marmorea recuperata nell’800 al tempio di Marasa’, legittimamente di proprietà Scaglione, ma ritenuta fondamentale per le collezioni del Museo di Reggio dove è esposta insieme alle altre testimonianze del tempio ionico ed, inoltre, si stabilì la concessione in deposito al Museo di una pregevole arula: si realizzò così una costruttiva collaborazione nei rapporti tra lo Stato e i privati.
Il conferenziere ha ricordato l’importanza della Collezione, integralmente costituita da reperti provenienti dal territorio locrese, passando in rassegna quelli maggiormente significativi con immagini realizzate dallo stesso. Tra le testimonianze delle necropoli protostoriche di Canale, dell’VIII sec. a.C., sono notevoli un vaso con decorazioni dipinte derivate dalle contemporanee ceramiche introdotte dai primi navigatori greci partiti dall’isola di Eubea, e una brocca con decorazioni di stile geometrico prodotta ad Atene, unico vaso in tutta l’Italia meridionale importato dall’Attica alla fine dell’ VIII sec. a.C. Un cavallino in bronzo di stile geometrico, probabilmente portato dai coloni locresi di prima generazione, segna il momento della fondazione di Locri Epizefiri, ed è stato messo a confronto con foto di reperti simili rinvenuti a Siracusa, a Taranto e nell’area archeologica di Monasterace.
Molti reperti della Collezione trovati nella valle dove era situato il santuario di Persefone in contrada Mannella: tra questi numerosi vasi provenienti da Corinto adibiti a contenitori di profumo, compreso un raro vaso a forma di tre melagrane avvolte da un serpente, frammenti di vasi provenienti da Sparta, dalla regione di Mileto in Asia Minore, da Atene (uno raffigurante una menade con le nacchere), i quali mostrano la varietà e ricchezza degli apporti commerciali a Locri nel VI sec. a.C. L’influenza della Grecia ha dato luogo a Locri a varie correnti stilistiche nella produzione di statuette in terracotta offerte come ex voto a Persefone, numerose nella collezione.
Molti reperti furono rinvenuti in un altro santuario alle pendici collinari -una grotta con una sorgente detta Grotta Caruso – dove si sviluppò un culto delle acque dal IV al II sec. a.C. : un modellino in terracotta della stessa grotta, molti rilievi con le teste delle tre ninfe della sorgente, figure relative ad Afrodite e Dioniso, statuette di eleganti fanciulle dai panneggi elaborati dette ‘tanagrine’.
Dalle necropoli locresi proviene qualche specchio in bronzo, e alcuni vasi decorati a figure rosse prodotti a Locri nel IV sec. a. C., tra cui uno con figura di Scilla. Sono significativi alcuni elementi architettonici dal tempio di Casa Marafioti, tra cui un singolare frammento di melagrana dal fregio in calcare del tempio. Incerto invece il luogo di rinvenimento di una bellissima lastra di gronda in terracotta, in parte dipinta, con grande testa di leone, dalle cui fauci uscivano le acque piovane. Interessanti per la rarità a Locri gli esemplari di scultura in marmo: due teste maschili di piccole dimensioni di età greca, un torso di figura femminile in peplo (replica da un tipo scultoreo del V sec. a. C.), un torso maschile panneggiato.
L’età romana imperiale è attestata da alcuni vasi in vetro soffiato e qualche iscrizione latina: una testimonia a Locri un culto di Giunone e Serapide, un’altra (oggi lacunosa) onorava un magistrato ‘patronus municipi. Di grande interesse quattro capitelli corinzi del III-IV sec. d.C., di non grandi dimensioni, tratti da un edificio di età imperiale avanzata oggi non identificabile sul terreno locrese, forse cancellato nel XIX secolo. A conclusione, si è illustrata la suddetta arula in terracotta del VI sec. a.C., decorata con due sfingi affrontate tra colonne dai capitelli dorici arcaici, oggi esposta in una sala del Museo. A conclusione dell’incontro, occasione di autentico arricchimento delle nostre conoscenze, la dott.ssa Crea ha ringraziato il dr. Sabbione per la relazione fondata sulla competenza scientifica, sulla completezza di informazione e sulla fluidità dell’esposizione e ha poi, donato ai presenti la piccola Guida e, a ricordo dell’evento, un segnalibro che richiama la storia della Collezione, comprendente reperti che vanno dall’VIII a.C. al IV d.C., e che costituisce un’importante realtà culturale esistente a Locri.


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