Dopo la riattivazione della pagina social, che era stata sospesa per la seconda volta in poche settimane proprio in concomitanza dell’annuncio dell’acquisizione del marchio ACR, la Società Cooperativa Messina svela un retroscena di questi giorni riguardante il futuro del calcio nello Stretto. La mossa di acquisire il marchio, nelle stesse ore in cui usciva fuori la notizia dei proprietari del Sant’Agata interessati a formare un nuovo Messina chiedendo il ripescaggio in Serie D, ha spiazzato tanti negli ambienti messinesi, ma in un post di oggi la Cooperativa rivela i motivi della scelta.
“Nel tentativo di salvaguardare storia, identità e tradizione del calcio messinese, la Società Cooperativa Calcio Messina ha valutato anche la possibilità di inserirsi in un percorso che avrebbe portato all’acquisizione del titolo sportivo dell’Acr Messina“, si legge. “Alleggerire la procedura a cui sarà sottoposta la società biancoscudata secondo le norme previste dal nuovo codice della crisi e dell’insolvenza, attraverso l’immissione di liquidità per procedere all’iscrizione al prossimo campionato di Serie D, lasciando agli attuali proprietari il compito di sanare la posizione debitoria, sarebbe stato il nostro piano di azione. Dopo una serie di valutazioni e dopo aver acquisito autorevoli pareri anche da esperti di diritto fallimentare e sportivo, il progetto si è scontrato con le norme delle Noif che impediscono l’attivazione di queste procedure in seno all’Acr”.
“Nei giorni scorsi abbiamo inviato una pec, al commissario giudiziale, l’avv. Maria Di Renzo tramite il nostro legale, avv. Luigi Tinuzzo, nella quale, esprimendo massima fiducia e stima nei sui confronti, abbiamo chiesto rigore e pieno rispetto delle norme, in quanto la comunità sportiva messinese, ancora una volta, si ritrova a essere ostaggio di coloro che hanno determinato un simile disastro. Perché, ribadiamo, quella che può apparire come una normale procedura concorsuale, per chiunque abbia frequentato i gradoni del “Celeste” prima e del “Franco Scoglio” poi rappresenta, invece, un passaggio di testimone fra padri, madri e figli, un ponte tra passato, presente e futuro, fra identità e appartenenza. E il nostro compito, oggi, è difendere tutto questo”.


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