Landini dice no a 150 euro di aumento per i lavoratori

Maurizio Landini, nonostante la disfatta del referendum, segue in un ostinato muro contro muro nella trattativa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego

di Francesco Marrapodi Maurizio Landini, nonostante la disfatta del referendum, segue in un ostinato muro contro muro nella trattativa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Il governo questa volta ha messo sul tavolo 20 miliardi per il rinnovo dei suddetti contratti, ma Cgil e Uil si sono rifiutate di firmare. Un’ulteriore battuta d’arresto in una trattativa che coinvolge milioni di lavoratori. Ma mentre alcuni si oppongono all’accordo, i lavoratori sono quelli che rischiano di pagare il prezzo più alto. In gioco c’è un aumento medio di 150 euro lordi al mese (quasi 2.000 euro annui in più) per milioni di lavoratori pubblici, che potrebbero vedere un incremento salariale importante. Una cifra che ci farebbe fare un passo in avanti nel percorso per combattere la povertà salariale che, fin da troppo tempo, affligge il settore pubblico.

Cgil e Uil continuano a bloccare la trattativa

Eppure, nonostante questi 20 miliardi messi a disposizione dal governo, Cgil e Uil continuano a bloccare la trattativa. Vista sotto certi aspetti, potrebbe sembrare una posizione che non va a tutela dei lavoratori. Perché se il governo ha trovato risorse ingenti per il rinnovo, è necessario che queste vengano utilizzate per garantire un aumento atto a migliorare le condizioni di chi lavora per la pubblica amministrazione. Anche il segretario della Cisl, Daniela Fumarola, ha denunciato l’immobilismo delle trattative, ricordando che i 20 miliardi messi sul piatto non sono un regalo, ma un’occasione per dare ai lavoratori finalmente un riconoscimento. Invece, lo stallo rischia di vanificare anche questo passo positivo. Eppure, le risorse ci sono. Il governo ha già previsto misure che potrebbero fare la differenza, come l’aumento del trattamento accessorio per i Comuni virtuosi e la possibilità di incrementare i rinnovi fino al 9% per gli enti che riescono a autofinanziarsi. Queste sono soluzioni concrete per migliorare le condizioni economiche di chi lavora nel pubblico, ma non è ancora sufficiente per alcuni sindacati che chiedono un aumento ben maggiore.

Il blocco delle trattative interessa ben 2,3 milioni di lavoratori

A oggi, il blocco delle trattative interessa ben 2,3 milioni di lavoratori, tra cui 400.000 nel settore degli enti locali e 580.000 nella sanità. La proposta di aumento del 7% non è un traguardo ideale, ma sarebbe un passo fondamentale per sbloccare una situazione che ormai è troppo stagnante. Non possiamo permettere che questa occasione vada perduta per motivi politici o di battaglie interne ai sindacati. I lavoratori hanno diritto a questo aumento. Hanno diritto al riconoscimento del loro impegno e alla possibilità di veder migliorare concretamente la propria condizione salariale. Se i sindacati non riescono a trovare una sintesi, è fondamentale che il governo continui a spingere affinché queste risorse vengano distribuite equamente. Perché, alla fine, la vera vittoria è per chi lavora ogni giorno con sacrificio, non per chi gioca con i numeri nelle aule delle trattative.