“Per un allenatore non c’è cosa più bella che guidare la Nazionale: io ho vinto con i club, ma se vinci con l’Italia è un’altra cosa. E perché si tornerebbe sempre dove si è stati felici. […] Conosco molti dei giocatori che ci sono anche oggi e mi è dispiaciuto per loro che si sia creata questa situazione“. Roberto Mancini, attraverso le pagine de “La Gazzetta dello Sport”, lancia un segnale forte e chiaro che sa proprio di auto-candidatura per la panchina azzurra in un momento di forte incertezza. E chissà che le trattative con Gattuso, all’apparenza ben avviate, abbiano subito un rallentamento proprio per l’apertura del ‘Mancio’.
L’errore 2 anni fa e il sogno Mondiale
Due estati fa il tecnico di Jesi decise, di colpo, di lasciare la panchina della Nazionale Italiana e accettare quella dell’Arabia Saudita. “Ci sta dire che se io e Gravina avessimo parlato di più in quelle settimane, e anche prima, per chiarire certe situazioni, non sarebbe successo nulla. Ma a volte si decidono anche cose sbagliate. È vero che non sentivo più la fiducia di prima, ma dovevo parlarne con il presidente: potevo farlo, questa è la mia colpa. Oggi, chissà, saremmo ancora insieme: per provare ad andare al Mondiale. E magari, dopo aver vinto l’Europeo, per tentare la doppietta“.
“Oggi non so quello che succederà e non è il momento di entrare in certi discorsi. Ma che ho sbagliato scelta, che non lo rifarei, l’ho detto mesi fa, non negli ultimi giorni. In tempi non sospetti, diciamo così“. Mancini ammette di aver preso una scelta sbagliata, lo aveva già detto in passato, lo riconferma e si prende anche qualche colpa. Un approccio di sicuro non comune nel calcio italiano. Su quanto accaduto intorno a Spalletti, nelle ultime settimane, preferisce non esprimersi. Sulle prospettive dell’Italia più vicina ai Playoff che alla qualificazione diretta, invece sì.
“Che sarebbe una bella sfida non ci sono dubbi. Anche un bel rischio, sì. – ha dichiarato – Ma a volte bisogna prenderselo qualche rischio, no? L’unico debito che sento con i tifosi è proprio quello: che, come ho sempre detto, mi sarebbe piaciuto, e mi piacerebbe, vincere un Mondiale. Quando iniziai, nel 2018, dissi che volevo vincere l’Europeo e mi diedero del matto: sembrava un’utopia, parlavano dell’Italia come della settima, ottava favorita.
Abbiamo vinto scollinando semifinale e finale ai rigori? E l’Argentina non ha vinto il Mondiale battendo ai rigori l’Olanda e la Francia? Il nostro è stato un percorso lungo quattro anni, fatto di vittorie, di record: non una casualità. Lo direi ancora perché penso che si possa. Io sono convinto che ci siano tutti i mezzi necessari per essere al Mondiale fra un anno. Anzi, sono abbastanza sicuro che ci andremo: a sentire certi discorsi sembra che siamo già fuori…“.
Il rapporto con Gravina dopo l’addio
Il rapporto con Gravina? “Non credo sarebbe un problema. – afferma l’ex CT azzurro – Ci siamo già visti, ci siamo parlati, il presidente sa che nella vita si fanno anche errori. Essersi capiti su questo è la cosa più importante, al di là di quello che accadrà. Non negli ultimi giorni, ma non è passato tanto tempo da quando abbiamo parlato.
Se ho parlato con i giocatori? Non dopo le ultime due partite, però non ci siamo mai persi: ci scriviamo, soprattutto se fanno belle cose con i club. Con loro c’è un rapporto importante, che resterà tale per sempre: per me sono giocatori speciali, e io credo di esserlo per loro“.
Miracolo Europeo, sfortuna Mondiale
Vista la mancata qualificazione al Mondiale successivo, in molti hanno sminuito il successo dell’Europeo nel 2021. Mancini analizza lucidamente la situazione e sottolinea la sfortuna avuta: “nel calcio serve pure un po’ di fortuna, anche chi ha avuto Messi e Ronaldo non ha mai vinto senza un po’ di quella. Parlavo prima dell’Argentina: se il Dibu Martinez a pochi minuti dal 90’ non avesse fatto quella parata su Kolo Muani, avrebbero perso un Mondiale che poi hanno vinto ai rigori. A volte invece hai una sfiga pazzesca, come noi nel mancarlo, quel Mondiale: un gruppo stradominato, fuori per due rigori sbagliati e perdendo con la Macedonia dopo aver fatto 27 tiri a uno, doveva finire 4-1 o 5-1, come a Basilea doveva finire 3-0. Il calcio a volte dà e a volte toglie: un po’ di buona sorte per vincere l’Europeo, molta sfortuna per non andare al Mondiale“.
Chiosa finale socio-calcistica. “Che oggi il calcio italiano non sia quello di venti-trent’anni fa è vero, com’è una realtà il fatto che la proporzione italiani-stranieri nelle squadre si sia capovolta. Che non diamo abbastanza spazio ai giovani: di sicuro a 16 anni non li facciamo giocare come succede altrove. E che ai ragazzini mancano le tre-quatto ore di pallone con gli amici, prima di andare a fare i tre allenamenti settimanali con la squadra. In Argentina, Brasile, Uruguay li vedi giocare in strada; in Italia molto meno, ormai“, conclude.


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