Negli ultimi giorni, l’Iran ha lanciato una serie di attacchi contro Israele in risposta a un massiccio bombardamento israeliano sulla Repubblica Islamica. Secondo quanto dichiarato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, tredici persone sono state uccise negli attacchi iraniani a partire da venerdì, tra cui tre bambini. Si contano inoltre nove feriti gravi, trenta con lesioni moderate e 341 feriti lievi. Le sirene d’allarme hanno risuonato per tutta la notte in diverse zone del Paese.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che gli attacchi contro Israele cesseranno solo quando Israele metterà fine alla sua campagna militare contro Teheran. “Ci stiamo difendendo; la nostra difesa è del tutto legittima”, ha affermato, sottolineando che le risposte iraniane sono una diretta conseguenza dell’aggressione ricevuta. Ha aggiunto che “non vogliamo estendere questa guerra ad altri Paesi o alla regione, a meno che non ci venga imposto”.
Araghchi ha ribadito che l’Iran non accetterà alcun accordo che lo privi del diritto di portare avanti attività nucleari pacifiche. Ha inoltre affermato che un nuovo round di colloqui con gli Stati Uniti era previsto a Muscat e che Teheran era pronta a presentare un piano costruttivo. Tuttavia, ha accusato Israele di sabotare ogni prospettiva diplomatica, sostenendo che “l’aggressione del regime israeliano all’Iran nel bel mezzo dei colloqui dimostra la sua volontà di far fallire ogni negoziato”.
Trump: avvertimento all’Iran e possibilità di mediazione
Nel pieno dell’escalation, l’ex presidente Donald Trump è intervenuto su Truth Social con un messaggio diretto all’Iran, minacciando una risposta militare senza precedenti in caso di attacchi agli Stati Uniti o alle loro basi nel Medio Oriente. “Gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con l’attacco all’Iran della notte scorsa”, ha scritto Trump, “ma se verremo attaccati in qualsiasi modo, la forza e la potenza delle Forze Armate statunitensi si abbatteranno su di voi a livelli mai visti finora“. Trump ha comunque aperto alla possibilità di una mediazione, affermando che è possibile raggiungere facilmente un accordo tra Iran e Israele e porre fine al conflitto in corso.
Crosetto: la posizione italiana tra prudenza, diplomazia e sicurezza
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha offerto una lettura preoccupata ma realistica della crisi in corso. In un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che Israele non può accettare l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran e il rischio di una bomba atomica nelle mani di Teheran. “Il giorno in cui l’Iran avesse la bomba atomica, non perderebbe un’ora: la userebbe e senza esitazione”, ha affermato. Crosetto ha però invitato alla massima prudenza, sottolineando che al momento non ci sono segnali concreti di imminente impiego di armi nucleari. Ha auspicato che la comunità internazionale lavori per abbassare la tensione e favorire un processo di convivenza pacifica tra Israele e Iran. A suo avviso, “il rischio di escalation è molto più grave rispetto ad altri scenari globali”.
Ha indicato lo Stretto di Hormuz come uno dei punti critici delle prossime settimane, con possibili ripercussioni economiche, energetiche e un aumento del rischio di attacchi terroristici. Ha precisato che non ci sono attualmente minacce dirette contro l’Italia, pur con la massima allerta da parte di intelligence e forze dell’ordine. Ha ribadito che l’Italia non invia soldati in teatri di guerra, ma solo in missioni di pace o stabilizzazione. Ha confermato il supporto all’Ucraina “nei limiti del possibile”, specificando che l’assistenza militare verrà sospesa solo con l’inizio di un vero processo di pace.
Sulle spese militari, Crosetto ha commentato la richiesta della Nato di portare l’impegno al 5% del PIL (3,5% in difesa e 1,5% in sicurezza), proponendo una crescita graduale fino al 2035, con aumenti compatibili con il bilancio nazionale e senza intaccare settori essenziali come sanità, welfare e istruzione”.


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