Elon Musk e Donald Trump, quella lite così violenta e spettacolare che fa impazzire la sinistra

Volano gli stracci tra Elon Musk e Donald Trump, una lite prevedibile (e ampiamente prevista da molti osservatori) che ha mandato in tilt la sinistra europea: smentito un anno di fake news, adesso il nemico n. 1 torna "buono"

Compro la Tesla. Vendo la Tesla. Ricompro la Tesla! L’élite della sinistra va nel caos per il caso di Elon Musk, genio visionario, inventore rivoluzionario, esploratore oltre i confini del nostro Pianeta. Una figura straordinaria che nell’ultimo anno è stato considerato in modo estremamente superficiale da tanti ignoranti politicizzati, fermi a considerarlo soltanto per le sue libere idee politiche. Storicamente simpatico alla sinistra per le sue idee innovative e rivoluzionarie nel settore delle auto elettriche, una sorta di bandierina del progressismo, improvvisamente è diventato il nemico numero uno quando lo scorso anno ha sposato la sfida di Donald Trump non tanto alle elezioni presidenziali americane, quanto nella lotta culturale e senza confini all’ideologia woke che nello scorso decennio ha dilagato in occidente.

Basta politicamente corretto, basta cancel culture, basta stucchevoli favoritismi alle minoranze: Elon Musk non ha sposato Donald Trump, ma il sogno di riportare l’occidente sulla corretta via di libertà di espressione e di meritocrazia. Una visione, quella di Musk, pienamente coerente con la sua storia e le sue idee di sempre. E la sinistra, invece, non ci ha capito nulla.

Che il lavoro di Musk nel Doge istituito da Trump fosse di breve durata, era scritto negli accordi tra i due. E che due personalità così forti arrivassero a litigare, era stato previsto da molti. Invece la sinistra ha dipinto per mesi Elon Musk come il “vero capo della Casa Bianca“, come il “nemico numero uno” ben oltre il Presidente americano. E’ così che è iniziato una sorta di boicottaggio delle Tesla, in molti casi (anche in Italia, a Roma) nel mirino di veri e propri attentati terroristici da parte dei soliti estremisti di gruppi anarchici e della sinistra violenta.

Adesso una lite, a colpi di tweet, tra Musk e Trump: al centro del contendere ci sono le scelte politiche sull’economia americana. Le prime crepe sui dazi, poi il grande progetto legislativo di taglio delle tasse annunciato da Trump che Musk attacca come un “disgustoso abominio“. Il disegno di legge, soprannominato “Big Beautiful Bill”, prevede l’eliminazione progressiva dei crediti d’imposta per i veicoli elettrici e questo non sembrerebbe sia andato giù a Musk. Ma è possibile che i due non ne avessero mai parlato prima? Musk pensava di evitare scelte politiche che avrebbero avuto conseguenze anche sulle sue aziende solo per il suo sostegno finanziario alla campagna elettorale, e/o Trump non glielo aveva detto? Di certo c’è che è iniziata una vera e propria tempesta di accuse reciproche, anche molto violente. Musk ha minacciato di ritirare tutti gli impegni di SpaceX con l’Amministrazione USA, Trump a sua volta ha minacciato di ritirare contratti federali dal valore di miliardi di euro per le aziende di Musk.

Ma non c’è dubbio che a rimetterci maggiormente sia lo Stato: SpaceX, infatti, lancia gli astronauti per conto della NASA e i satelliti per conto del Pentagono. Senza le tecnologie delle aziende di Musk, neanche i servizi segreti USA potrebbero continuare a lavorare. E’ SpaceX, infatti, a lanciare carichi militari e ormai tutte le attività della NASA dipendono dal colosso tecnologico di Musk, soprattutto per le missioni dal più grande valore scientifico (vedi razzi Falcon e capsula Dragon). Poi c’è Starlink, strategico non solo per gli USA ma anche per il peso degli USA nella geopolitica internazionale. Le aziende di Musk non sono soltanto strategiche a livello di sistema-Paese, ma non hanno rivali e concorrenza perchè sono le uniche ad aver sviluppato questo tipo di tecnologia. Ecco perchè nessuno può farne a meno, ecco perchè Musk è un genio visionario.

Probabilmente – anzi sicuramente – non è un grande esperto di politica: ha asserito che senza di lui Trump non avrebbe vinto le elezioni, e questo è palesemente falso. Ed è stato ingenuo se ha creduto che Trump gli avrebbe riservato trattamenti di favore soltanto perchè gli aveva finanziato la campagna elettorale; così come è stato ingenuo a schierarsi politicamente in modo così diretto vedendo crollare le vendite dei propri prodotti suscitando l’ostilità della sinistra che sarà anche ottusa, ma era uno dei target principali – soprattutto in Europa – per gli acquisti delle Tesla.

L’ingenuità politica di Musk è confermata dall’assurdo sondaggio che ha lanciato ieri su X, chiedendo ai suoi follower se fosse giunto il momento di “fondare un nuovo partito politico in America che rappresenti realmente l’80% della popolazione media“. E su oltre 5 milioni di risposte, l’81% ha risposto di essere favorevole. Ma quanti tra i votanti è davvero americano? E quanti sono maggiorenni? Il sondaggio è libero su X, e ovviamente abbiamo votato anche noi dall’Italia senza alcun problema. L’idea della politica di Elon Musk è molto ingenua e ricorda quella populista dei grillini di casa nostra, tuttavia i valori su cui si basa sono nobili e giusti, e non c’è da sorprendersi rispetto al profilo del personaggio che è sempre stato un grandissimo scienziato, un tecnico e un uomo d’affari senza una formazione e una cultura umanistica.

In queste ore in molti sminuiscono quello che è accaduto. Qualcuno parla addirittura di una messinscena per giocare in borsa sulle azioni di Tesla, che tra ieri e oggi sono crollate di oltre il 15% (ma rimangono al +60% rispetto a un anno fa, l’azienda sta letteralmente volando con le prospettive di investimento su robotica e intelligenza artificiale). Intanto, però, la voce secondo cui oggi Trump e Musk si sarebbero sentiti telefonicamente è stata smentita da fonti interne della Casa Bianca che hanno appena riferito a Reuters che il presidente Trump non è più interessato a parlare con Musk. Probabilmente il litigio tra i due è destinato a diventare una crepa profonda, ma dubitiamo che un Musk influenzerà davvero la vita politica americana così come crediamo che non abbia inciso molto fino ad ora.

E non c’è nulla di male in una lite così profonda, seppur dai toni surreali rispetto a ruoli di vertice istituzionale: significa che Trump fa bene il suo lavoro, di Presidente degli USA difendendo gli interessi del suo popolo, o almeno ciò che lui (e la maggioranza degli americani che lo hanno eletto) considera essere giusto per il suo popolo. Musk, invece, vuole cambiare il mondo su valori e principi sacrosanti ma ogni tanto si scontra con il comprensibile e naturale conflitto che il bene pubblico comporta rispetto alle proprie attività di business. Si tratta in entrambi i casi, Trump e Musk, di persone vere, dirette, sincere, che non hanno paura di assumere posizioni forti, di scontrarsi se si ritrovano posizioni differenti, dando maggior peso a ciò in cui credono rispetto ai legami personali e agli interessi individuali.

Ed è per questo che è un piacere anche solo gustarseli, vederli litigare per il merito delle cose, tra l’altro in modo così dirompente che neanche in una commedia…

La ciliegina sulla torta, è gustarsi anche il rovescio della medaglia e cioè come abbiano fatto letteralmente impazzire i fantomatici intellettuali della sinistra che in un solo giorno vedono crollare un anno di narrazione totalmente infondata. Sono quelli secondo cui Musk avrebbe fatto il “saluto fascista”; sono quelli che prima avevano mitizzato la Tesla, poi criminalizzato la Tesla, e l’avevano venduta, e adesso la vogliono ricomprare. Assicuravano che fosse Musk il vero capo della Casa Bianca, parlavano di pericoli dovuti dal legame tra Musk e Trump, e adesso sono letteralmente in tilt. Non sanno più con chi devono prendersela. Perché se difendono Musk nella lite con Trump, smentiscono loro stessi. E se difendono Trump, beh allora…