Per qualcuno è un colpo di scena, una sorpresa, un fulmine a ciel sereno. Poteva sembrare così, effettivamente, ma non lo è. L’anno scorso era più prevedibile, dopo un ciclo vincente di tre anni arrivato alla fine, ma le parti non si sono lasciate bene. Questa volta, invece, dopo un solo anno e un altro di contratto, la storia sembrava dover continuare, e invece non sarà così. Fabio Caserta, secondo indiscrezioni, non va verso la conferma di allenatore del Catanzaro. Detta così, letta così, può sembrare una sorpresa, ma in realtà non è una decisione maturata improvvisamente dall’oggi al domani. Dopo l’uscita dai playoff, e le lacrime del tecnico, consolato dal presidente Noto, l’allenatore ha avuto il tempo necessario – concesso dalla società – per pensare al futuro.
Inizialmente, dalle parti di Catanzaro, si pensava a una conferma automatica, anche perché le condizioni c’erano tutte: un altro anno di contratto, l’inizio di un nuovo ciclo, delle pretese sugli obiettivi che non erano alte, ma che si confermavano sulla falsariga delle ultime due stagioni, ovvero fare bene, ottenere innanzitutto la salvezza e valorizzare i giovani. Cosa è successo, però? E perché Caserta ha detto no? L’annata, al di là degli obiettivi ampiamente e anticipatamente centrati, è stata comunque stressante e logorante, per il tecnico, che ha avuto il coraggio di accettare una panchina che veniva da due annate di grandi risultati, dalla fine di un ciclo e dalla rivoluzione tecnica e dirigenziale partita con il nuovo DG, il nuovo DS e l’addio di tanti uomini protagonisti delle ultime stagioni.
Il cammino di quest’anno
La partenza in campionato, d’altronde, lo ha fatto capire: poche sconfitte, sì, ma anche pochissime vittorie. Squadra equilibrata, quadrata, non spettacolare, che ha mantenuto alcune caratteristiche di quella di Vivarini (il fatto di non mollare mai), ma tanta fatica. Dopo due anni di calcio sbarazzino, qualche mugugno non è mancato, anche verso chi come Iemmello – ed è ingiusto – non era al meglio della condizione. Poi però, a cavallo tra vecchio e nuovo anno, qualcosa è cambiato: all’equilibrio mantenuto la squadra ha aggiunto più consapevolezza, qualche gol in più e vittorie che hanno dato fiducia, tornando a stazionare nelle zone alte, come l’anno scorso. La vittoria nel derby l’apice massimo, poi qualche flessione prima di chiudere l’annata con i playoff, anche se pure in Primavera – dopo il derby e la sosta, nel periodo di flessione – qualche mugugno dalla tifoseria era stato manifestato.
I motivi del “no”
Diverse indiscrezioni, in questi giorni, hanno riferito di offerte importanti, per Caserta, da big di Serie B. Non ci sono mai state conferme ufficiali in tal senso e non possiamo sapere se siano alla base dell’addio, ma da quanto è emerso il tecnico avrebbe optato per il prolungamento del contratto (che scade nel 2026), mentre il club avrebbe proposto solo un adeguamento dell’ingaggio, senza prolungamento. Un tentennamento, ambo i lati, che sta portando a una separazione senza dubbio non burrascosa, come quella di un anno fa. Ma il tempo c’è stato, ben più di una settimana, per riflettere: dall’iniziale e sicura conferma, col passare dei giorni filtravano sempre meno certezze, sulla continuazione con Caserta. Per questo, oggi, l’addio non è una sorpresa. E’ una decisione maturata nel tempo, anche da parte della società, che era forse anche pronta a questa decisione e per questo avrà il tempo per andare – per il secondo anno di fila – alla ricerca di un nuovo allenatore.
La politica è la solita: piccoli passi, sforzi economici solo se ne vale realmente la pena, allenatori con esperienza in B ma neanche troppa; anche con quella voglia e fame che contraddistingue i tecnici ambiziosi che però conoscono la categoria. Tra i nomi circolano con insistenza quelli di Maran e Sottil. Di certo, in attesa dell’ufficialità della separazione, ora il presidente Noto e il DS Polito si butteranno a capofitto sul nuovo condottiero in panchina.


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