I complotti e Gravina, ma alla fine Cellino è finito come Saladini

L'innominabile, il supremo, il "mafioso del calcio", secondo tanti professoroni a Reggio Calabria. Ma alla fine Cellino è finito esattamente come Saladini

Lui era quello che tutto sapeva e tutto poteva. L’innominabile, il supremo, il “mafioso del calcio”. Ma è finito esattamente come Saladini, un operatore call center da sorriso pubblicitario che per una serie di circostanze fortuite si è trovato a viaggiare in aereo con Pippo Inzaghi. Sì, Massimo Cellino – ex presidente del Cagliari, imprenditore internazionale, da anni a capo del Brescia, con cui aveva anche riconquistato la Serie A – è finito “all’anchi all’aria” (con le gambe per aria), come diremmo a Reggio Calabria. Fine triste, deludente, la peggiore possibile. “Raggirato” da un ragazzino di 25 anni, si è beccato 8 punti di penalizzazione, una retrocessione in Serie D in Tribunale e poi… il colpo di scena.

Ha deciso di staccare la spina. Nessun pagamento. Non ha voluto. Proprio come Saladini, che decise di opporsi a qualche centinaio di migliaio di euro facendo fallire la Reggina. Allora, però, secondo tanti professoroni di Reggio Calabria, c’era tutto un complotto orchestrato da Gravina, dai poteri forti, dal “mafioso Cellino”, dal consigliere della Lega bresciano, dagli “opponendum” e compagnia varia. La colpa, due anni fa, non ci stancheremmo mai di dirlo, ha un nome e un cognome, unico e solo: Felice Saladini. Lui non ha voluto, lui ha deciso di avviare battaglia, lui ha deciso di mettersi contro il mondo intero, lui ha preferito violare le regole.

Oggi, anche il Re è nudo. Quel Cellino che tutto sapeva e tutto poteva, è finito allo stesso modo. Ma come: e Gravina? E la Lega? E gli opponendum? Niente, evidentemente era tutta “fuffa”. Cellino è caduto perché lo ha voluto, ma anche perché si è fatto “infinocchiare”. E… no, Gravina non è stato affatto clemente con lui. Perché le regole sono regole. E si rispettano. Ciò che invece non ha rispettato, Cellino, è la storia ultracentenaria del Brescia: 114 anni per la precisione. In mezzo a questo, di tutto: 33 anni di A, 66 di B, Lucescu e Mazzone, il genio Baggio e poi Toni, Hagi, Pirlo, Guardiola, Hubner, i gemelli Filippini. Puff. Tutto scomparso. Come sempre in questi casi…