Dopo oltre vent’anni, Gianluca Paparesta torna a parlare di uno degli episodi più controversi della sua carriera, confessando come non sia mai realmente accaduto. Si tratta del presunto sequestro avvenuto negli spogliatoi dopo Reggina-Juventus del 2004, quando Luciano Moggi – secondo quanto emerso dalle intercettazioni nell’ambito di Calciopoli – lo avrebbe rinchiuso come forma di protesta per un arbitraggio sfavorevole ai bianconeri. Un’accusa pesantissima che, oggi, Paparesta definisce totalmente infondata.
L’ex arbitro, ospite del podcast DoppioPasso, ha voluto chiarire una volta per tutte: “spiegalo tu che Moggi, per fare il gradasso con una donna al telefono, si inventa una cosa del genere. È stato fastidioso, soprattutto perché ha condizionato il prosieguo della mia carriera”, ha detto. “Non sono mai stato chiuso in uno spogliatoio. Quella storia ha fatto il giro del mondo e mi ha segnato. Ho parlato anche con Moggi: gli ho detto che mi ha rovinato la carriera, ma cosa ci vuoi fare? Non ci fu nessun capo d’accusa per quell’episodio, semplicemente perché non è mai accaduto. Ma ormai era entrato nell’immaginario collettivo”.
La verità sull’episodio del Granillo
Paparesta ha raccontato nel dettaglio cosa accadde davvero dopo quel Reggina-Juventus, partita finita 2-1 per gli amaranto e segnata da alcune decisioni arbitrali molto contestate dai bianconeri: “Quella gara ha segnato la mia carriera. Due anni dopo, quando scoppiò Calciopoli, venne fuori questa storia di un arbitro sequestrato. Ero curioso di capire chi fosse, ne parlavo anche con i colleghi. Dopo un paio di giorni scoprì che si riferivano proprio a me e a quella partita. Ma per me fu una novità assoluta: non era successo nulla del genere”.
L’ex direttore di gara ammette di aver commesso alcuni errori durante l’incontro, che alimentarono il malcontento della Juventus: “Avevo appena arbitrato Parma-Juve in Coppa Italia, dove erano stati eliminati. Non ero certo benvoluto. In quella partita a Reggio Calabria ci fu un rigore netto non concesso alla Juve, che io non vidi perché coperto e il guardalinee mi disse che non c’era nulla. Nel finale, poi, annullai il gol del pareggio per fuorigioco. L’assistente prima alzò la bandierina, poi la abbassò: confusione totale. Mi disse che non sapeva cosa fare, ma per me era fuorigioco”.
Il dopo partita e la nascita della leggenda
A fine gara, Moggi e Giraudo si presentarono davvero negli spogliatoi, ma solo per protestare, come spesso accade dopo partite tese. “Non c’era il VAR, annullo il gol e fischio la fine. La Juve perde, e ovviamente si scatena il caos. Moggi e Giraudo vennero negli spogliatoi a protestare, dicendo cose tipo ‘È una vergogna ogni volta che arbitri tu’. Ma episodi simili si sono visti tante volte, nulla di straordinario”.
La bufala del sequestro, però, nasce da un’intercettazione contenuta nelle carte di Calciopoli. “Solo dopo, grazie alle indagini, scoprii la verità. Il telefono di Moggi era intercettato. Una donna a lui vicina lo chiama e gli dice: ‘Tu dici che comandi tutto, ma oggi non ti hanno dato neppure un rigore’. E lui risponde: ‘Hai ragione, ma mi sono vendicato: l’ho chiuso nello spogliatoio, hanno dovuto sfondare la porta, ho buttato le chiavi’. Tutto falso. Ma lo disse davvero. E fu così che nacque quella storia”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?