di Francesco Marrapodi – Con il coraggio di chi non si arrende e la forza di chi difende il proprio popolo, Giovanni Versace, Sindaco di Bianco, ha scritto una lettera accorata e potente alle più Alte cariche dello Stato. Un appello vibrante e senza retorica, diretto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai Ministri Piantedosi, Salvini, Giorgetti, al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, ai Parlamentari e ai Sindaci della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Al centro della missiva, la richiesta urgente di revoca del comma 4 dell’art. 100 del DL 104/2020, una norma che – trasformata in legge nell’ottobre 2020 – rischia di spezzare l’equilibrio fragile di tante comunità costiere.
Dal 1° gennaio 2021, infatti, è in vigore un canone minimo di 2.500 euro per qualsiasi occupazione, anche minima, delle aree demaniali marittime. Una cifra poi aumentata a oltre 3.300 euro annui, senza alcuna distinzione tra chi costruisce mega strutture turistiche e chi, semplicemente, innalza un muretto o una recinzione per proteggere la propria casa. Fino al 2020, il canone per questi usi – non turistici né ricreativi – era di circa 380 euro. Un balzo vertiginoso che sta travolgendo famiglie, pensionati, lavoratori onesti.
“Norma ingiusta”
“È una norma profondamente ingiusta, che ignora la realtà delle nostre comunità costiere – dichiara il Sindaco – e impone un peso insostenibile a tante famiglie e cittadini che, per necessità, occupano piccole porzioni di suolo demaniale. Non parliamo di stabilimenti balneari, ma di semplici recinzioni, muretti, opere essenziali per la sicurezza delle case”.
Il rischio è concreto e immediato: sanzioni fino al 200% per chi non può pagare, vite che si trasformano in incubi legali, diritti calpestati in nome di un’equazione iniqua tra mare e denaro. Una legge pensata altrove, lontano dai bisogni reali di chi abita la costa e la vive ogni giorno.
“In nome di chi non ha voce,” spiega il Sindaco, “ho sentito il dovere morale di scrivere alle massime cariche dello Stato. Questa legge va cambiata. Chiediamo che il canone sia proporzionato, equo, commisurato alla reale occupazione e alla finalità. Nessuno può essere trattato come un grande imprenditore solo perché vive vicino al mare. Bianco, come tanti comuni italiani, non può accettare passivamente una norma che genera ingiustizia. Noi non stiamo chiedendo privilegi, ma dignità, buon senso e giustizia sociale”.
E Giovanni Versace lo annuncia con determinazione: se necessario, coinvolgerà altri territori, altri sindaci, altri cittadini, affinché questo appello si trasformi in un grido unanime. Perché quando la legge perde di vista l’equità, allora è dovere dei tutti alzarsi in piedi e farsi sentire.


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