Il Tribunale monocratico di Vibo Valentia ha assolto Michele Bonavota, 58 anni, originario di Sant’Onofrio, dall’accusa legata alla presunta indebita percezione del reddito di cittadinanza. A stabilirlo è stata la sentenza emessa oggi dalla giudice Claudia Caputo, che ha concluso il procedimento con la formula più ampia: “perché il fatto non sussiste“.
Bonavota era finito sotto processo in seguito a un controllo effettuato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una più ampia operazione per verificare eventuali irregolarità nell’accesso al beneficio assistenziale statale. L’indagine aveva evidenziato che Bonavota, all’epoca, risultava destinatario di una misura cautelare in carcere legata all’inchiesta “Rinascita Scott”, uno dei più importanti procedimenti antimafia della regione.
Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe omesso di comunicare tale misura nel momento in cui, nel giugno 2019, aveva presentato domanda per il reddito di cittadinanza, ottenendolo poi con esito favorevole. Un’omissione che, alla luce della normativa in vigore, può configurare una causa di esclusione dal beneficio e quindi un reato.
Ma a ribaltare completamente l’impianto accusatorio è stata la documentazione fornita dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Giosuè Monardo, che ha prodotto in aula l’ordinanza con cui, già il 14 gennaio 2020, il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva annullato la misura cautelare originariamente applicata a Bonavota.
Il pubblico ministero, preso atto di questa circostanza, ha a sua volta chiesto l’assoluzione, ritenendo che non vi fossero gli estremi per una condanna.
Il giudice Caputo, nella motivazione della sentenza, ha ribadito che l’istruttoria non ha consentito di pervenire a un giudizio di colpevolezza e ha quindi accolto le conclusioni di accusa e difesa, disponendo l’assoluzione piena. Una decisione che chiude definitivamente il procedimento penale, riconoscendo che l’annullamento della misura cautelare intervenuto prima dei controlli rendeva insussistente l’accusa contestata all’imputato.


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