“Non conoscevo la sua storia e per questo voglio ringraziare il giornalista Matteo Viviani de Le Iene per avermela raccontata“. Con queste parole, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ha commentato la commovente vicenda di Alessandro, il giovane reggino la cui situazione è recentemente balzata agli onori della cronaca nazionale grazie al servizio andato in onda su Italia 1.
Una frase che, più che un ringraziamento, suona come un’amara ammissione. Oltre che una grave bugia. Perché Alessandro, da anni, scriveva lettere proprio al sindaco. Lettere rimaste senza risposta. Lettere colme di richieste di aiuto, di domande mai ascoltate, di speranze riposte in chi rappresenta le istituzioni e che, invece, non ha mai risposto al suo appello. Una distanza istituzionale che oggi, a fatti compiuti, appare ancora più grave.
Ma ciò che sorprende è che non serviva arrivare in prima serata su una rete nazionale per conoscere la storia di Alessandro. StrettoWeb l’aveva già raccontata mesi fa, quando ancora nessuno ne parlava, portando alla luce una realtà difficile, fatta di solitudine, disagi economici e mancanza di attenzione da parte delle istituzioni. È da quel momento che si è messo in moto qualcosa: cittadini, associazioni, imprenditori locali e semplici volontari hanno risposto con grande cuore, avviando una vera e propria gara di solidarietà per aiutare Alessandro, dentro e fuori la città.
Un’iniziativa partita dal basso, che ha mostrato il volto più bello di Reggio Calabria, quello di una comunità che non si volta dall’altra parte. Ma allo stesso tempo, è anche il segnale forte di un vuoto istituzionale, di una disconnessione tra chi governa e chi chiede semplicemente di essere visto, ascoltato, riconosciuto.
Dopo il primo articolo di StrettoWeb, anche tutti gli altri media si sono occupati di Alessandro. E che oggi il sindaco dica di “non conoscere” la storia di Alessandro, pur dopo anni di lettere inviate direttamente al primo cittadino dal diretto interessato, e di mesi di articoli su tutta la stampa locale, è un dato che fa riflettere. E che pone interrogativi non solo sulla comunicazione tra cittadini e amministrazione, ma anche sulla reale capacità di intercettare i bisogni, soprattutto quelli più silenziosi, meno mediatici, ma non per questo meno urgenti.
La vicenda di Alessandro dovrebbe rappresentare un punto di svolta. Non solo per la sua situazione personale, ma per come la città – e i suoi amministratori – scelgono di ascoltare e rispondere a chi chiede aiuto. Perché la solidarietà è un gesto nobile. Ma l’ascolto e la responsabilità, per chi amministra, dovrebbero essere il primo dovere.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?