L’architetto e imprenditore di Reggio Calabria Giuseppe Falduto si mostra sempre molto attendo alle vicende cittadine, politiche e non solo. Ormai non è un mistero il suo approccio critico all’attuale amministrazione comunale, per quanto riguarda la visione, le scelte, le infrastrutture, oltre ai servizi. In un post social, Falduto ha commentato il concerto dell’1 maggio da un punto di vista diverso. Ha citato Scopelliti, quel Modello Reggio criticato e oggi copiato (male) da Falcomatà. Perché tra i due – evidenzia – c’erano tante differenze.
“Panem et Circenses Oggi è il 2 maggio. Il giorno dopo. Il giorno in cui dovremmo chiederci cosa resta, quando si spengono le luci di uno spettacolo costruito per dare l’illusione di un successo collettivo. Il Primo Maggio sulla Via Marina è stato l’ennesimo grande evento. Una folla festosa, musica, entusiasmo. A guardarlo da fuori, sembrava il simbolo di una città viva e di un’amministrazione efficiente. Ma oggi, cos’è rimasto davvero?”, si chiede l’architetto.
“Le aiuole sono ancora piene di erbacce e rifiuti. I cantieri, quelli che avrebbero dovuto cambiare il volto della città, sono fermi o procedono a rilento. E intanto il lavoro vero, quello stabile e produttivo, continua a mancare. La legge elettorale Delrio ha concentrato tutto il potere in una sola figura, riducendo il Consiglio Comunale a un organo passivo. Attorno al Sindaco, spesso, solo figure silenziose e compiacenti. Così, la politica si trasforma in gestione dell’apparenza, in un palinsesto di eventi dove l’unico obiettivo sembra essere il consenso immediato”, aggiunge.
Le differenze tra Falcomatà e Scopelliti
“In fondo, la differenza tra il “modello Reggio” di Peppe Scopelliti e quello attuale di Peppe Falcomatà sembra essere solo il nome della radio che trasmette in diretta dalla Via Marina. Ma non è così. Almeno Scopelliti aveva una visione: aveva avviato un Piano Strutturale Comunale orientato allo sviluppo turistico, incentivato la nascita dei B&B, puntato su crocieristica e ricettività alberghiera, programmato azioni che – piaccia o no – cercavano di far crescere davvero la città. Oggi, dopo anni passati a demonizzare quel modello, si ripetono le stesse logiche, ma in modo ancora più sterile. I fondi europei vengono impiegati quasi esclusivamente per spazi ludici, eventi, arredo urbano. Nessun investimento strutturale, nessuna apertura all’impresa privata, nessun progetto capace di generare economia vera”.
Tasse, PSC e Piano Spiaggia
“Il cofinanziamento di questi interventi è stato scaricato sui cittadini attraverso l’aumento di TARI, IMU e tributi locali. Il risultato? Le famiglie faticano, le attività chiudono, migliaia di giovani lasciano la città. E quando i giovani partono, anche il mercato immobiliare crolla: a Pellaro centro, appartamenti che valevano 120 mila euro oggi si vendono a poco più di 50 mila”, continua Falduto.
“Come se non bastasse, il nuovo PSC e il Piano Spiaggia approvati impediscono qualsiasi serio processo di rigenerazione urbana. Eppure si continua a parlare di sviluppo turistico mostrando l’ennesima Casa della Cultura o il prossimo Museo. Ma una città non cresce senza economia, senza lavoro, senza libertà di iniziativa. Io non parlo da politico, ma da imprenditore che questa città la vive ogni giorno. Non mi interessa la polemica, ma non posso restare in silenzio davanti a tutto questo. Oggi stiamo tutti perdendo qualcosa di prezioso: il tempo che il Signore ci ha donato per costruire. Non basta cambiare la musica. Serve cambiare la direzione”.


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