C’erano una volta Reggina e Messina in Serie A. E non è un modo di dire. Non è una barzelletta. Vent’anni fa, sullo Stretto, il calcio era fierezza, identità, rappresentanza. Era passione condivisa in una delle zone più contraddittorie d’Italia, ma che almeno nello sport riusciva a trovare la sua rivincita. Erano i tempi dei derby dello Stretto, nella massima serie, con i riflettori di Sky, gli stadi pieni, i giornalisti nazionali che si accalcavano per raccontare la favola del Sud che si prendeva la scena. Dal 2004 al 2007, per tre stagioni consecutive, Reggina e Messina si sono affrontate in Serie A, scrivendo una pagina irripetibile del calcio meridionale. In quegli anni, anche Palermo e Catania brillavano: quattro squadre tra Sicilia e Calabria tra le prime venti d’Italia. Una presenza imponente, oggi impensabile.
Nel 2025, tutto questo è solo un ricordo sbiadito, una ferita che brucia più forte ogni volta che si apre il calendario. Reggina e Messina oggi si guardano allo specchio e faticano a riconoscersi. Si preparano a disputare, incredibilmente, un derby dello Stretto in Serie D, categoria dilettantistica. Anzi, neanche quello, considerando i noti problemi del Messina. E tutto questo è uno schiaffo alla storia, alla dignità, alla memoria collettiva di due popoli che hanno dato tanto al calcio italiano.
Il declino come specchio della crisi del territorio
Il tracollo sportivo non è altro che lo specchio fedele del tracollo economico, sociale e culturale dello Stretto. Reggio Calabria e Messina non hanno più voce, né potere. Sono città impoverite, spente, incapaci di attrarre investimenti seri, né in campo sportivo né altrove. Le aziende locali arrancano, i giovani emigrano, e il calcio – che un tempo era il motore di un senso di comunità – è diventato ostaggio di mediocrità, affaristi e illusionisti da due soldi.
Nel 2005 c’erano Foti e Franza, protagonisti che hanno contribuito a mantenere vive delle piazze con pubblico vero. Con difficoltà e non senza errori e critiche. Con un ciclo vincente e lunghissimo Foti, con uno un più breve Franza. Ma siamo sicuri che oggi entrambi siano rimpianti. Perché sempre oggi, appunto, c’è chi promette e ha promesso salvezze e rivoluzioni, ha fatto proclami, ha promesso mari e monti, ha raccontato bugie e preso in giro due città: solo fumo negli occhi. E intanto la gente, sempre più rassegnata, si abitua alla mediocrità. Applaude le briciole, si accontenta di comunicati e promesse. È il sintomo più grave: l’abitudine al fallimento.
La politica complice del disastro
In questo quadro desolante, la politica ha le mani sporche. A Reggio come a Messina, le istituzioni locali hanno fallito su tutta la linea. Nessun piano serio per sostenere lo sport, nessuna visione, nessun controllo sulle proprietà. I club sono stati lasciati in balia di chiunque si presentasse con una PEC o un paio di pagine ben scritte sotto forma di fasulli business plan. Nessuno ha vigilato, nessuno ha preteso trasparenza. Tutto è stato ridotto a teatrino, a schermaglie da conferenza stampa. E oggi, mentre la Reggina spera di essere ripescata per grazia ricevuta e il Messina affronta il baratro del fallimento, nessuno paga il conto.
Il prossimo derby dello Stretto, previsto nella Serie D 2025/2026, non è una semplice partita. È il simbolo più amaro del fallimento collettivo. Due club che, messi insieme, rappresentano quasi mezzo milione di persone, si dovrebbero (condizionale è d’obbligo) affrontare nel dilettantismo più assoluto. È il punto più basso mai toccato, senza precedenti nella storia calcistica delle due città. E non è solo sport.
E se il Ponte sullo Stretto fosse una chiave?
Anche per questo, e lo ribadiamo sempre, un’opera come il Ponte sullo Stretto sarebbe in grado di rappresentare uno shock non indifferente anche per il calcio. Con la prospettiva, chissà, i due elementi non possano essere collegati, considerando i grandi colossi edilizi dietro l’opera e i grandi investimenti. Un’opera così grande, con la forza di attrarre investimenti veri, potrebbe innescare anche un risveglio calcistico? Forse. I grandi gruppi edilizi, i capitali che si muovono intorno a un progetto simile, potrebbero – anche indirettamente – riportare linfa a un calcio che oggi è moribondo. Serve uno shock. E serve ora.
Vent’anni fa, Reggina e Messina erano simbolo di un Sud che sapeva rialzarsi. Oggi sono la fotografia perfetta del suo declino. Dal punto più alto al punto più basso: il calcio sullo Stretto ha vissuto, in appena due decenni, un crollo verticale senza precedenti. Un derby in Serie D non è solo un dato sportivo: è un grido d’allarme.


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