Praticamente: la Reggina è stata sfortunata e il terzo anno in D non è un fallimento ma anzi un risultato di prestigio, anche perché non è la prima né l’ultima squadra che ci mette qualche anno a tornare in Serie C. E poi il business plan è solo un’idea di sviluppo. E poi ancora bisogna pregare affinché il Ravenna perda o qualche società non si iscriva. Abbiamo sintetizzato così e, francamente, vorremmo fermarci qui, ma il nostro lavoro ci impone di ascoltare, riportare e poi anche analizzare, smontando punto per punto ogni delirio. Perché, ci dispiace, ma di delirio si tratta. L’intervento di ieri del Direttore Generale della Reggina Giuseppe Praticò è un ricettacolo di convinzioni, bugie, alibi, tesi campate in aria, giustificazioni. Sempre per alimentare la solita propaganda che tanto comodo fa a una parte di tifoseria.
Oggi la società sta mandando avanti una narrazione che rivela di grosse, grossissime chance di ripescaggio, quando in realtà si sa bene che non è così. Ma, soprattutto, si sta raccontando alla città che è stata compiuta un’impresa. La Reggina l’anno prossimo giocherà ancora in Serie D, per il terzo anno di fila, e si sta raccontando come un’impresa. Assurdo, allucinante e vergognoso. Solo pensarlo, solo immaginarlo. Figuriamoci anche affermarlo. Per fortuna però ci sono i commenti. E quelli fotografano una parte di verità. Nel video della diretta di Video Touring, i tifosi hanno massacrato il dirigente, reo di essersi arrampicato sugli specchi e reo di aver raccontato una realtà che farebbe invidia agli sceicchi miliardari a capo di PSG e Manchester City.
“Risultato di prestigio, non siamo né i primi né gli ultimi che ci mettiamo qualche anno a uscire da questo pantano…”
“Ritengo che quest’anno la Reggina abbia fatto un grandissimo campionato, una squadra che fa 81 punti è forte e avrebbe vinto il torneo in qualsiasi altro girone. Ma siamo stati sfortunati, perché abbiamo beccato il Siracusa. Il risultato ottenuto è di prestigio, anche se potrebbe rivelarsi una vittoria di pirro. Rimane una grande soddisfazione, una grande annata, che ha gettato le basi affinché possiamo essere presenti per il ripescaggio”. Prima frase affermata da Praticò. Il terzo anno in D per lui è un risultato di prestigio. La Reggina è stata solo sfortunata. In Serie D…
Non abbiamo visto niente, però. Il bello arriva con queste dichiarazioni: “Va fatto un plauso alla squadra e alla società, un campionato perso per un punto non può rappresentare un fallimento. La Reggina non sarà né la prima né l’ultima che dal pantano della Serie D ne è uscita dopo qualche anno. Il Livorno ce ne ha messi due. Questo è il punto più basso della nostra storia? Non sono d’accordo. Il punto più basso sono i due fallimenti nel 2015 e nel 2023. Noi invece abbiamo messo le mani nel fango per provare a ripartire. Non ci sto a definire questo il punto più basso della storia. Oggi la Reggina è una società con i conti in ordine e ha creato le basi per essere ripescata, ha presentato domanda per il progetto del Sant’Agata, ha una rosa importante e alcuni giocatori sono pronti anche in caso di C”.
“Questi sono fatti e per questo non si può parlare di punto più basso. Il punto più basso è il fallimento. E non è un fallimento tecnico il terzo anno di D, se pensiamo questo di cosa stiamo a parlare? Parlare di fallimento tecnico è sbagliato, perché questa è una competizione. Ora: o ci riprovi l’anno prossimo o getti le basi per il ripescaggio. Nessuno ha la bacchetta magica per dire: ‘siamo in Serie C’. Se perdo il campionato per 30 punti, è un fallimento. Se lo perdo per 1, no, perché è una competizione, ci sono gli avversari. Sei la Reggina e sei in Serie D? Se siamo in Serie D è perché qualcuno l’ha portata. Ora che vogliamo fare per il terzo anno in D? E’ dura da digerire, sì, ma ci vogliamo frustrare col silicio? Fare un processo mediatico?”.
Ebbene sì. L’ha detto davvero. Sta giustificando la Serie D, per la Reggina, dicendo che ci sono anche gli avversari. Ma soprattutto che è successo a piazze come il Livorno di metterci qualche anno. E chi lo dice che a Livorno sono contenti? Ma poi: siccome è successo a Livorno, deve succedere anche a Reggio? Livorno è una rarità, come Reggio. La realtà racconta di Palermo, Bari, Catania e altre che ci hanno messo un solo anno e hanno anche ammazzato il campionato. Questa affermazione è ai limiti del folle. E… sì, caro Praticò, noi il processo mediatico lo vogliamo fare. Perché è giusto ribadire che questa società ha fallito, di nuovo. E che se l’anno scorso era un fallimento, quest’anno è un vero disastro. Mai, nella storia, questo club aveva giocato tre anni di Serie D. Illudere i tifosi parlando di ripescaggio, o minimizzare questo disastro, è anche peggio del disastro stesso.
L’illusione ripescaggio
E se parliamo di illusione di ripescaggio, è perché questo si sta compiendo ora, come prevedibile. Al Granillo, a fine gara, la squadra ha festeggiato con la Curva come se avesse ottenuto la promozione in Serie A. Eppure il valore era quello di un’amichevole, ad oggi. Salvo miracoli il Ravenna vincerà e la Reggina scenderà quinta in graduatoria. Dovrebbero fallirne in cinque, un’ipotesi francamente molto difficile. Se poi il Ravenna non vincerà, o se ne falliranno cinque o più, occorrerà farsi trovare pronti – ovviamente – ma oggi lo scenario è improbabile e dirsi ottimisti o convinti è un errore madornale. Oggi, la Reggina, deve solo e unicamente programmare il suo terzo anno di Serie D, con l’obiettivo di stravincerlo se non vuole evitare di perdere anche la faccia.
“Abbiamo delle informazioni, da parte della federazione sono arrivati dei restringimenti. C’è l’indice di liquidità dello 0.8, una fidejussione da 700 mila euro che non è cosa facile. Oggi iscriversi a un campionato professionistico non è uguale all’anno scorso. Ma comunque noi siamo convinti del piano C, siamo moderatamente ottimisti. Il calcio, se vuole essere credibile, deve far rispettare le regole”. Questa è l’illusione instillata da Praticò, sotto forma di propaganda. Succede da due anni a questa parte. Ospitate, comparsate, dichiarazioni. Bla, bla, bla. Ovunque, a fare a gara per partecipare a questa o quella trasmissione televisiva. Da lunedì a mercoledì, in due giorni, ha parlato il mondo in qualsiasi tv e radio. Manca solo il cuoco del Sant’Agata…
Il punto più “alto” (sigh!), cioè il più deprimente, si è toccato alla domanda del conduttore: “pregare per il Ravenna o sperare che non si iscrivano società?”. Risposta chiara: “dobbiamo fare entrambe le cose. Il 6 giugno avremo le prime risposte”. Quindi la Reggina, la Reggina, quella con una storia ultracentenaria, con 10 anni di Serie A, con una storia recente di una certa importanza, con Inzaghi in panchina due anni fa e con uno stadio che ha visto passare i più grandi campioni della storia, oggi si deve accontentare di pregare o sperare che il Ravenna non vinca domenica o che non si iscrivano delle società.
“Avete pagato gli stipendi?”: la risposta del DG della Reggina
Potremmo chiudere qui, ma lo facciamo con la risposta di Praticò ai tanti tifosi imbufaliti in diretta. Durante la trasmissione, commenti di ogni tipo contro le bugie del dirigente e contro il racconto di una realtà fantasiosa. I commenti sono pubblici e tra questi tanti assicurano di mancati pagamenti a dipendenti e calciatori da febbraio in poi. Commenti dei tifosi, sia chiaro, ad alimentare voci che in città circolano da tempo e che circolavano anche l’anno scorso. Anche perché in D, rispetto al professionismo, non esistono scadenze stringenti che possono poi eventualmente portare a penalizzazioni o sanzioni.
“Problemi economici del club? Se ne parla da due anni. Se il patron ha dichiarato, meno di una settimana fa, che è pronto a fare un investimento, preparando il tutto per emettere le due fidejussioni – da 350 e 300 mila euro, più l’iscrizione, e questo supera il milione di euro – allora avrà problemi economici? Io non lo percepisco. Con gli stipendi a posto? Ma che sono queste domande? Se non li paga, una società non può iscriversi. Al momento dell’iscrizione, un club deve aver pagato tutto fino a maggio. Anche l’anno scorso sono state create delle polemiche su questo discorso. Al 12 luglio la Reggina si dovrà iscrivere in Serie D, dimostrando di aver pagato tutti quanti fino a maggio, perché ci vorranno le liberatorie”, ha detto Praticò.
“Il patron Ballarino è molto competitivo e non ama perdere, però è anche equilibrato, preparato, serio, al netto di qualche dichiarazione. Tanto che oggi ha rispettato tutti gli impegni economici. Con lui non ci sarà una crescita misurata dal denaro, ma non perché non lo abbia, ma perché crede nella progettualità. In questi due anni noi abbiamo costruito tanto. Il business plan? E’ un’idea di sviluppo, che si scontra però con i risultati del campo”. Si sta sconfessando il business plan, che ora diventa “un’idea di sviluppo”, carta straccia, peccato soltanto che sia stata quella carta a veicolare la scelta della politica due estati fa. Praticò, poi, non fa altro che confermare la nuova narrazione del club, cominciata da Ballarino, il quale parla già di “assestamento” in Serie C. La dichiarazione ha fatto infuriare i tifosi. E ci sembra anche normale. Il ripescaggio sarà molto difficile, ma già parlare di assestamento lo è ancora di più.



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