Il clan della ‘ndrangheta dei Bellocco, e in particolare anche il rampollo della cosca Antonio Bellocco, ucciso lo scorso settembre nel Milanese dall’ex capo della curva Nord interista Andrea Beretta, avrebbe prestato soldi, quasi 400mila euro in totale, a tassi usurari fino al 400% ad un imprenditore comasco, titolare di una società che si occupa di programmazione e trasmissioni televisive. “Quando pensi di rientrare? I soldi di Antonio erano i miei“, sono solo alcune delle minacce all’imprenditore, riportate nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Domenico Santoro.
Ordinanza con la quale, per vari episodi di usura, estorsioni e false fatture, contestati a vario titolo, è stato disposto il carcere per Francesco Intagliata, ultrà della curva interista già arrestato nel maxi blitz di settembre, per Filippo Monardo, Giuseppe Orecchio, Davide Scarfone e Domenico Sità. E i domiciliari per Mauro Russo e Carmelo Montalto. Tra i casi ricostruiti nelle indagini dei pm della Dda Storari e Ombra, condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano e dalla Squadra mobile milanese, anche una contestazione, originariamente attribuita anche questa ad Antonio Bellocco, poi ucciso, che riguarda l’utilizzo di una società per l’emissione di fatturazioni per operazioni inesistenti finalizzate all’evasione dell’Iva.
Caso curve, tra arrestati anche ex socio di Maldini e Vieri
Tra i sette arrestati nel nuovo filone dell’inchiesta milanese sulle curve di San Siro, per episodi, a vario titolo, di usura, estorsioni e false fatture, c’è anche Mauro Russo, ai domiciliari ed ex socio dell’ex capitano del Milan Paolo Maldini e dell’ex bomber nerazzurro Christian Vieri, entrambi totalmente estranei alle indagini. A Russo, nome che era anche già emerso come perquisito nelle indagini, viene contestata – assieme all’ex capo della curva nerazzurra Andrea Beretta, a Giuseppe Caminiti, legato alla ‘ndrangheta, e in origine anche con Vittorio Boiocchi, lo storico leader della Nord ucciso nel 2022 su mandato di Beretta – di aver estorto per circa due anni 4mila euro al mese all’imprenditore Gherardo Zaccagni, che gestiva i parcheggi fuori dallo stadio di San Siro. Una presunta estorsione da circa 60mila euro.


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