La scorsa settimana è stato inaugurato in grande pompa a Catanzaro, dal Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, un tratto della metropolitana di superficie, definito all’epoca della sua ideazione “Il Pendolo”. In questo clima in cui impera l’egemonia dei social che esaltano il presente senza prendersi cura del passato, di come un’opera nasce, elemento base del suo sviluppo nel tempo, introduco solo qualche elemento storico per ravvivare la memoria dei calabresi.
Il Pendolo doveva essere uno strumento per permettere ai cittadini di Catanzaro di raggiungere il palazzo della regione
Il Pendolo, all’inizio della legislatura regionale 2005-2010, doveva essere uno strumento per permettere ai cittadini di Catanzaro di raggiungere il palazzo della regione, del quale avevo, con il consenso dell’intera Giunta, appena posto la prima pietra. Di più. Doveva servire anche l’università, che già esisteva, il nuovo policlinico, il mercato agro-alimentare e gli edifici che potevano sorgere nell’asfittica pianura della città capoluogo. Ovviamente si sarebbe connessa, come proseguimento naturale, al quartiere di Catanzaro lido. Ne parlai con il Presidente della Provincia e con il sindaco del tempo, Rosario Olivo, che diligentemente affidò in tempi brevi uno studio di fattibilità allo studio Angotti. In Giunta regionale affrontammo il complesso problema dei trasporti dell’intera regione e decidemmo di varare un piano che prevedeva un sistema di mobilità per l’area urbana di Catanzaro, una per l’area urbana Cosenza-Rende e una terza per l’area urbana di Reggio Calabria. La linea d’intervento gravava sul Por Calabria FESR 2007/2013. Nel 2007 riuscimmo a varare il progetto e fu firmato un protocollo d’intesa da parte delle tre città. La Regione diede immediatamente seguito in Europa alla presentazione dei progetti. Dopo un aggiornamento degli stessi richiesto dall’Europa e avvenuto in giunta regionale il 7 agosto del 2009, riuscimmo, facendo salti mortali, ad approvare il progetto definitivo entro la fine della legislatura.
Il rapporto con l’Europa, grazie al supporto tecnico di valore offerto da Salvatore Orlando e dal suo dipartimento risultò positivo. Devo però aggiungere per onestà che altrettanto importante si rivelò la vicinanza politica di Romano Prodi. Il quale era stato fino a qualche tempo prima Presidente della Commissione europea. Aiutò infatti la Regione a muovere i suoi passi in un ambiente difficile e fortemente burocratizzato. Forse l’ho fatta lunga. Ho inteso solo dire che le opere non nascono dal nulla. Hanno un inizio e una fine. Per un Presidente di una regione come la Calabria che si ritrova alle spalle una storia di divisioni e di lacerazioni profonde è importante tenere unito il territorio non avvantaggiando la propria provincia a svantaggio di altre. La storia narrata attraverso i social che rinviano quasi sempre ad un’adolescenza senza fine, non aiuta i calabresi, angosciati da tanti problemi, ma in forma acuta dalla sanità che, specie negli ultimi tempi, attraverso un commissariamento inconcludente, è diventata una vera sciagura.



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