“Catania Contemporanea / FIC Festival”: grande successo per l’apertura con “Aspettando il Fuji”

Straordinario successo per l’apertura del Catania Contemporanea / FIC Festival: "Aspettando il Fuji", la nuova creazione di Roberto Zappalà, incanta Piazza Dante

  • Aspettando il Fuji
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È stato concepito come un dono alla città e così è stato accolto dal pubblico straripante lo spettacolo allestito sul sagrato di San Nicolò l’Arena nella Giornata mondiale della danza. Un dono del Catania Contemporanea / FIC Festival, ma anche uno sprone a rinnovarsi, qui e ora, nel segno della creatività e dei linguaggi più attuali. Si espandeva così, nella fresca notte primaverile, il magmatico abbraccio al pubblico di “Aspettando il Fuji”, la nuova creazione del coreografo e regista Roberto Zappalà, direttore artistico di Scenario Pubblico, riconosciuto dal Ministero della Cultura quale Centro di Rilevante Interesse Nazionale, che promuove il Festival catalizzando la collaborazione di altre importanti realtà del territorio, tra cui il Teatro Massimo Bellini, l’Università di Catania, l’Associazione Musicale Etnea, Isola, Fondazione Brodbeck e Palazzo Biscari, la Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia.

Tra echi profondi di tamburi giapponesi e corpi in movimento che vibrano all’unisono con le percussioni, la messinscena ha trasformato Piazza Dante in un vortice di emozioni, evocando un ponte tra Oriente e Occidente, civiltà distanti eppure affini, nella consapevolezza di una prorompente fratellanza vulcanica e certo non solo geofisica.

Un vero e proprio trionfo ha dunque segnato l’inaugurazione della sesta edizione del FIC nella suggestiva cornice barocca dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, sito ideale per un empatico rito collettivo.

Se il motto di Catania è ‘melior ex cinere surgo’ – osserva Zappalà – sappiamo che risorgere ogni giorno dalle criticità è possibile anche attraverso il connubio delle arti: è questa la cura che aggrega e guarisce secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

L’evento, realizzato in collaborazione con l’Associazione Musicale Etnea e con il patrocinio del Comune di Catania, è stato offerto ad ingresso libero e il pubblico partecipe ha apprezzato come un regalo prezioso questa performance site-specific che anticipa la versione completa di “Brother to Brother: dall’Etna al Fuji”, il prossimo ottobre in prima assoluta al Teatro Comunale di Modena.

I tersicorei della Compagnia Zappalà Danza (Samuele Arisci, Faile Sol Bakker, Giulia Berretta, Filippo Domini, Anna Forzutti, Silvia Rossi, Damiano Scavo, Alessandra Verona, Erik Zarcone) interagiscono fluidamente con  il trio italo- giapponese dei Munedaiko (i fratelli Mugen, Naomitsu e Tokinari Yahiro), maestri del tradizionale  taiko, conquistando la platea con una performance visivamente e musicalmente travolgente,  strutturata sulla coreografia e regia di Roberto Zappalà, con il supporto della drammaturgia di Nello Calabrò.

Questi i punti di forza del progetto patrocinato dall’INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. In “Aspettando il Fuji” protagonista è intanto l’Etna, in attesa della produzione integrale dove i fratelli del titolo indicano appunto i due vulcani per eccellenza nella storia e nell’immaginario simbolico del mondo.

L’Etna – osserva Zappala – è qui trasfigurata dalla danza; è la danza nel suo essere arte a concretizzare e rappresentare la consistenza e materialità di un “mondo” che nella sua apparente staticità e immobilità che sfida il tempo è in realtà in continuo movimento; è caos e irrequietezza, “strepito e furore”. L’interazione tra danzatori e musicisti produce un’irresistibile energia che evoca la metafora del magma, del ribollio incessante, dello scorrere e scoppiare. I tamburi provocano bolle di suoni, di ritmi che “esplodono” nelle orecchie e nel cervello degli spettatori; ritmi che i danzatori seguono e provocano in un fluire incessante, un respiro comune che armonizza i corpi dei danzatori e delle danzatrici con i movimenti e i suoni dei musicisti in scena”.

La ricerca musicale coniuga la presenza in scena dei formidabili Munedaiko all’imponente tappeto sonoro composto da Giovanni Seminerio con rara sapienza. Un raffinato e solenne soundscape, in cui spiccano i cori originali che rievocano atmosfere di antica sacralità e ripropongono, anche stilisticamente, testi e cadenze dei canti gregoriani.

E l’interazione tra danzatori e musicisti produce un’irresistibile energia che evoca la metafora del magma, del ribollio incessante, dello scorrere e scoppiare. I tamburi provocano bolle di suoni, di ritmi che “esplodono” nelle orecchie e nel cervello degli spettatori; ritmi che i danzatori seguono e provocano in un fluire incessante, un respiro comune che armonizza i corpi dei danzatori e delle danzatrici con i movimenti e i suoni dei musicisti in scena.

Il progetto è patrocinato dall’INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. In “Aspettando il Fuji” protagonista è appunto l’Etna, in attesa  della versione  completa dove i fratelli del titolo sono appunto i due vulcani per eccellenza nella storia e nell’immaginario simbolico del mondo. “L‘Etna – osserva Zappala –  è qui trasfigurata dalla danza; è la danza nel suo essere arte a concretizzare e rappresentare la consistenza e materialità di un “mondo” che nella sua apparente staticità e immobilità che sfida il tempo è in realtà in continuo movimento; è c

E se “Brother to Brother – dall’Etna al Fuji” includerà la trasfigurazione coreografica della perfezione geometrica del vulcano giapponese, in “Aspettando il Fuji” la danza “barocca”, coinvolgente e percussiva, si allinea e accorda alla frastagliata irregolarità dell’Etna e al suo essere potenza in atto.

Questa prima tappa ha già segnato un momento di grande partecipazione collettiva: un tributo al dialogo tra culture, che ha saputo rendere omaggio alla forza simbolica dell’Etna.

Tra applausi scroscianti e grande coinvolgimento emotivo, il pubblico ha potuto vivere un’esperienza immersiva dove il ritmo pulsante dei tamburi e i movimenti scolpiti dei danzatori hanno costruito una narrazione poetica ed energica, evocando il magma e l’incessante dinamismo del vulcano etneo. Un’esplosione di suoni e visioni, resa ancora più intensa dalla drammaturgia curata da Nello Calabrò.

La serata ha lasciato un segno profondo, confermando la capacità delle arti performative di toccare, con il loro linguaggio universale, corde profonde dello spirito e attivare riflessioni sul rapporto tra natura, identità e trasformazione.

Il FIC, acronimo di Focolaio di Infezione Creativa, proseguirà fino all’11 maggio a diffondere il suo contagio virale con un ricco calendario di spettacoli, laboratori e mostre. Con la sesta edizione Roberto Zappalà ha ancora una volta ribadito il valore dell’alleanza tra le arti come forza viva e pulsante, tale da riscrivere il paesaggio urbano e culturale della città. Lo conferma il successo di “Aspettando il Fuji”, l’apertura folgorante che ha dato il via al programma sotto i migliori auspici, affinché – come ha augurato Zappalà nei saluti finali – “il FIC possa davvero essere il festival della contemporaneità a Catania”.