Si è lasciato andare. Ha scaricato un anno di tensione. Anzi, forse anche un anno e qualche mese. Non è riuscita l’impresa col Catanzaro, a Fabio Caserta, ma lui e la sua squadra l’impresa l’hanno centrata comunque, raggiungendo la semifinale playoff per la Serie A per il secondo anno di fila, nonostante la rivoluzione tecnica estiva. E lui, al termine del match di ieri sera perso a La Spezia, si è lasciato andare al pianto, sotto gli occhi dei tifosi e sotto il braccio del presidente Floriano Noto, a consolarlo come un papà. Lacrime sincere, lacrime di tensione, lacrime di amore verso un piazza a cui si è affezionato ma forse anche lacrime di chi non riesce ad essere compreso pienamente.
Perché sì, va detto, la stagione non era iniziata proprio nel migliore dei modi. Lui, reggino, proveniente dal Cosenza, da cui era stato ingiustamente esonerato in Primavera. E’ arrivato subito dopo la chiusura del ciclo più vincente della storia recente del club, con tanti big e protagonisti andati via, con il DG, il DS e l’allenatore “scappati di notte”. Insomma, una montagna insormontabile. E tante critiche. Il precampionato non aiuta, così come una squadra che fatica ad ingranare. E lui predica calma. Ce ne vuole tanta. Poche sconfitte in avvio di campionato, ma anche poche vittorie. Non c’è più il gioco sbarazzino di Vivarini, ma c’è molto pragmatismo ed equilibrio. Qualcuno mugugna addirittura con Iemmello, che in avvio di stagione è ancora al 20% fisicamente. E lui subisce, ingoia bocconi amari e rimane in silenzio.
Poi, al giro di boa, la rinascita. A cavallo tra vecchio e nuovo anno inizia il periodo stagionale migliore, fatto di tante vittorie e anche convincenti, con un Iemmello ritrovato e anche una consapevolezza ritrovata. E anche una classifica ritrovata, perché comincia a rispecchiare quella dell’anno scorso. La vittoria nel derby, prima della sosta, l’apice di una stagione che si conclude con qualche piccolo inciampo (e ancora qualche piccolo mugugno). Ma Caserta è sempre in silenzio, mantiene calma e diplomazia, si tiene tutto dentro e porta il Catanzaro in semifinale. L’impresa, così, è già compiuta, a prescindere da cosa possa riservare il futuro. E quelle lacrime, sincere, racchiudono il sentimento di un uomo che forse meriterebbe un trattamento diverso.


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