Caos nelle carceri siciliane: detenuti psichiatrici in aumento, personale allo stremo

L’aggressione a un agente a Ucciardone è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Di Giacomo (S.PP): “stato assente, carceri in mano a mafia e malati psichiatrici senza cure”

“L’aggressione del detenuto con problemi psichiatrici ad un agente nel carcere di Ucciardone a Palermo è solo uno degli oltre 30 casi avvenuti dall’inizio dell’anno sempre ad opera di detenuti con problemi mentali che dovrebbero trovarsi in tutt’altro luogo”. Così il segretario del S.PP. Aldo Di Giacomo sottolineando che “le carceri siciliane si confermano le peggiori d’Italia perché oltre ai problemi determinati dalla mafia che comanda dalle celle si aggiungono quelli dei detenuti con disturbi mentali: negli istituti penitenziari italiani ce ne sono 12 detenuti ogni 100. La percentuale più alta soffre di disturbi nevrotici e di reazione alla detenzione. Il 30% di malattie psichiatriche collegate all’abuso di droghe e di alcool. Il 15% di psicosi. I detenuti con problemi psichiatrici certificati sono circa 1.300, di cui 630 circa ospitati nelle 30 Residenza per le misure di sicurezza (Rems) disponibili, e oltre 700 in attesa di entrarvi, con tempi di attesa lunghissimi. Le regioni con più detenuti in attesa sono la Sicilia con circa 140 detenuti, la Calabria con 120 e la Campania con 100, ha continuato Di Giacomo, sottolineando che “il problema psichiatrico nel carcere è da sempre sottovalutato e sottodimensionato: gli episodi di autolesioni di detenuti con difficoltà psichiatriche sono circa dieci ogni giorno, due sono i tentativi di suicidio che la polizia penitenziaria riesce ad evitare”.

Di Giacomo ha annunciato un “tour” tra le carceri siciliane dove “l’emergenza si scarica pesantemente in primo luogo sul personale penitenziario sul quale si scontano due fenomeni: sono alcune decine gli agenti che dopo pochi mesi di assunzione hanno abbandonato il servizio, non si riescono a coprire i nuovi posti messi a concorso per mancanza di candidati disponibili. A tutto ciò si aggiunga il forte aumento – del 120% annuo – delle malattie professionali e di conseguenza delle assenze per malattia per effetto delle aggressioni e violenze subite e delle pesanti condizioni di lavoro degli agenti. Lo Stato – aggiunge Di Giacomo – da troppo tempo ha ammainato bandiera bianca lasciando il personale a combattere una guerra per conto suo come in un campo di battaglia nel quale a perdere è solo lo Stato con il comando consolidato ad opera di clan e gruppi criminali che continuano a controllare i traffici dalle celle con i telefonini. Una situazione che ci allarma tanto più in assenza di provvedimenti adeguati di intervento perché gli ultimi decreti approvati hanno avuto l’effetto di un’aspirina somministrata ad un malato terminale. Quello che continua a mancare – evidenzia Di Giacomo – è a dire un piano complessivo di intervento per affrontare in maniera organica i problemi cronici di sovraffollamento, carenza organici, suicidi e morti per altre cause di detenuti, oltre che aggressioni e violenze al personale, rivolte, traffico di droga, diffusione di telefonini. Non è più tempo di “pezze” e tanto meno di annunci in una situazione che ci vede da più di mille giorni senza il rinnovo del contratto”.