Reggio Calabria, Chiara Crucitti torna in riva allo Stretto e lancia Happy Worker: “per una città che insegue il cambiamento all’insegna del benessere”

Non serve andare lontano per (ri)trovare sé stessi. A volte, serve solo il coraggio di ascoltarsi e ricominciare con gli strumenti adatti. Anche qui. Anche a Reggio Calabria

  • chiara crucitti
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Reggio Calabria, città ricca di storia e di potenziale, sta attraversando un periodo di cambiamento in differenti settori, ma c’è ancora tanto da fare quando si parla di salute mentale, benessere nei luoghi di lavoro e supporto ai giovani. In questo contesto nasce Happy Worker, uno studio che non vuole essere solo luogo di consulenza psicologica, ma un vero e proprio laboratorio di crescita e orientamento. Fondato da Chiara Crucitti, psicologa sociale, del lavoro e delle organizzazioni e HR, ma soprattutto donna che ha deciso di tornare a casa con una missione: il desiderio di avere un impatto. Non un impatto generico, ma qui, nella sua città.

Ha vissuto e studiato fuori, come tanti altri ragazzi del sud. Ha raccolto esperienze, strumenti, visioni, ma a un certo punto ha capito che quel bagaglio avrebbe avuto senso solo se lo avesse portato a casa. Reggio non è un luogo facile. Ma è casa sua. E lei ha deciso che non voleva più sentirsi in debito con questa terra. Voleva farla fiorire. Anche solo in un angolo, anche solo con quello che sa fare.

Happy Worker si pone l’obiettivo di portare un approccio innovativo al benessere concentrandosi sull’idea che il successo di ciascuno non sia dovuto solo alle competenze acquisite o da acquisire, ma che dipenda soprattutto dal benessere percepito, proprio da questo nasce la determinazione di creare ambienti in cui le persone possano esprimersi trovando soddisfazione e attribuendo significato a ciò che fanno. Ecco perché è fondamentale un corretto supporto nel raggiungimento e nell’espressione del proprio massimo potenziale. Happy Worker aiuta a sviluppare le competenze necessarie per affrontare le sfide del mondo del lavoro con maggiore consapevolezza e serenità e vuole essere un punto di riferimento per chi desidera trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, facendo del proprio futuro professionale un’occasione di soddisfazione e realizzazione personale.

Abbiamo incontrato Chiara che ha presentato l’innovativa realtà ai microfoni di StrettoWeb.

“Happy Worker”. Un nome che sa di ottimismo ma è anche un po’ provocatorio. Cosa c’è dietro?

Happy Worker è il mio modo per dire che la felicità sul lavoro, e nella vita, non è un’utopia. È una possibilità concreta, se si parte da dentro. Dovremmo smettere di chiederci solo “cosa devo fare?” e iniziare a chiederci “chi voglio essere mentre lo faccio?” Ho scelto questo nome perché credo che ogni persona meriti di sentirsi felice, realizzata e ascoltata nei luoghi che frequenta ogni giorno, a partire dal lavoro, dalla scuola, fino a casa. Il mio studio non vuole essere un posto dove si viene per “curarsi”: è un luogo dove si impara a conoscersi, a costruire la propria strada, quella vera. Essere lavoratori felici non significa essere sempre sereni o soddisfatti, significa sentirsi ascoltati, visti, valorizzati. Significa lavorare in un ambiente che rispetta i tuoi tempi, che accoglie la tua unicità, che ti permette di crescere. E significa anche, quando necessario, avere il coraggio di fermarsi, cambiare direzione, mettersi in discussione. La felicità non è una meta, ma un percorso fatto di consapevolezza, scelte autentiche e relazioni sane“.

Il tuo approccio integra la psicologia e le risorse umane, come convivono queste due dimensioni?

In modo naturale, perché le persone non si dividono in “lavoratori” o “studenti” e “esseri umani”. Il benessere e la realizzazione non sono due strade separate. Possiamo lavorare con gioia. Possiamo costruire carriere sane, relazioni sane, scelte sane. Siamo un tutt’uno, ciò che accade in ambito lavorativo o scolastico influenza la nostra salute mentale e viceversa. La mia visione è integrata, unisco il benessere della persona con la conoscenza delle dinamiche professionali. Non serve avere un problema “grave” per iniziare un percorso psicologico, basta sentire che qualcosa non va o che potremmo agire per stare meglio. Ciascun individuo è un mondo unico, va visto a trecentosessanta gradi e il suo benessere non dipende solo da come si sente a livello individuale, ma anche dalle dinamiche in cui vive e soprattutto quelle in cui opera. È proprio in questo spazio che le risorse diventano cruciali: un buon ambiente di lavoro, una selezione attenta, la valorizzazione delle differenze individuali sono elementi che influenzano profondamente la salute mentale. Per questo ho deciso di fondere la mia esperienza come psicologa con le competenze in ambito HR. Il mio obiettivo è aiutare le persone a sentirsi bene sia nel loro contesto professionale che personale, affinché possano esprimere il loro massimo potenziale in ogni aspetto della loro vita. E oggi più che mai, in una società che ci spinge a correre senza meta, sapersi fermare e ascoltare è un atto rivoluzionario“.

A chi ti rivolgi, in particolare?

Mi rivolgo agli studenti e ai giovani professionisti in bilico tra aspettative altrui e desideri propri. A chi ha paura di non farcela, a chi ha smarrito la direzione. A chi sogna con un grande potenziale in tasca ma viene bloccato dall’ansia. A chi vorrebbe sentirsi sicuro durante un colloquio e ha bisogno di ritrovare la fiducia ormai persa. A chi sente di voler agire ma non sa da dove iniziare. A chi desidera incamminarsi ma non è convinto che quella determinata strada faccia al caso suo. E poi, naturalmente, alle aziende, ai team che vogliono lavorare meglio, creare un clima più sano, appropriarsi di strategie che siano in grado di sfruttare il potenziale delle proprie risorse umane. Spesso si pensa che servano grandi multinazionali per fare innovazione organizzativa. Non è così. Anche una piccola realtà può diventare un esempio virtuoso, basta avere gli strumenti adatti e saperli sfruttare al meglio. Il punto di partenza è sempre lo stesso: rimettere al centro la persona. E da lì, costruire tutto il resto“.

Parliamo di giovani: al giorno d’ oggi si parla tanto di ansia a partire dai banchi di scuola. Cosa ne pensi?

C’è una forte ansia generalizzata tra i giovani, spesso cercano di raggiungere obiettivi che credono propri ma che non sono davvero i loro. Sentono il peso delle aspettative familiari, sociali, scolastiche… e poi ci sono i social media, che propongono modelli di vita irrealistici e distorti. Questo crea frustrazione, paralisi, paura di sbagliare. E il problema si aggrava in contesti come Reggio Calabria, dove le opportunità sono ancora poche. Tanti ragazzi capaci non riescono a crescere qui, pur volendo restare, e sono costretti a partire, il che amplifica il senso di frustrazione. Non è facile crescere quando le strade che sembrano già tracciate da altri risultano più facili ma non corrispondono a ciò che siamo o che vogliamo diventare, o quando ci si sente obbligati a seguire un modello che non ci appartiene. Eppure, molti hanno un potenziale straordinario, ma non riescono a crescere perché il contesto non offre loro opportunità adeguate. In una città come Reggio, in particolar modo, io credo che non si debba rimanere intrappolati nell’idea che per avere successo bisogna andare via. Il mio invito non è tanto a rimanere qui, quanto a riflettere su ciò che si vuole veramente dal proprio futuro, senza dover vivere attraverso aspettative altrui. Ho vissuto anche io questa situazione, sono dovuta andare via per formarmi, ma sono tornata proprio per questo, con la certezza che c’è un modo per crescere, evolvere e dare il proprio contributo anche nella nostra città che apparentemente sembra offrire poco“.

Come le tue consulenze possono aiutare le aziende di Reggio Calabria, anche quelle più piccole, a mettere al centro le persone?

Reggio è una città che non ha grandi multinazionali, ma ha una vitalità che altre realtà non hanno. Molte piccole e medie imprese qui possono davvero fare la differenza. Il mio lavoro con le aziende si concentra su una gestione che mette al centro le risorse umane. Ogni lavoratore è un individuo con un proprio valore, le proprie attitudini, le proprie caratteristiche. Se questo concetto viene compreso e integrato nei processi di selezione, sviluppo e nelle dinamiche aziendali, è possibile creare ambienti ideali che non solo ottimizzano le performance, ma migliorano anche il benessere complessivo dei collaboratori. Per questo, attraverso la consulenza HR, formo e aiuto le aziende a creare spazi dove il lavoratore non è solo un ‘ingranaggio’, ma una risorsa fondamentale“.

Oggi il lusso sembra essere solo quello che si vede, influenzato dai social e dalle mode. Ma è davvero questa una delle componenti della felicità?

Viviamo in un’epoca in cui siamo sommersi da immagini di lusso materiale, da case da sogno, auto, vacanze. Ma raramente si parla del vero lusso: prendersi cura di sé stessi. Il benessere psicologico, la consapevolezza di sé, l’abilità di sapersi ascoltare e di capire ciò che si vuole davvero, questa dovrebbe essere la priorità. Non dobbiamo pensare che prendersi cura di sé sia un capriccio da egoisti, bensì una necessità. Solo quando impareremo a conoscerci davvero, a metterci al primo posto, potremo essere veramente felici, non solo nel nostro futuro professionale, ma anche nella nostra vita personale. Io credo che su questo si debba ancora lavorare molto, soprattutto qui. Mi auguro che con il tempo la vera moda possa essere non seguire le mode imposte da altri, dalla società, dai social, ma seguire sé stessi, i propri ritmi e bisogni, senza paura di essere fuori tendenza“.

Per concludere, qual è il tuo sogno per la città di Reggio Calabria?

Sogno che in un futuro non troppo lontano restare al sud non significhi restare indietro. Che chi sceglierà di rimanere o di ritornare non debba sentirsi fuori posto. Sogno che nessuno debba più andarsene per sentirsi realizzato, che restare non implichi accontentarsi, ma avere una possibilità concreta. Sogno un sud che smette di essere messo in pausa. Abbiamo un passo lento rispetto ad altre città, è vero. Ma non è un difetto. È il tempo che serve per guardarci dentro, per capire cosa ci manca. E la verità è che non ci mancano le idee o il talento per realizzarle, ci mancano le opportunità, manca chi crede, chi investe, chi ascolta. E invece di crescere insieme, ci si arrangia da soli. Sogno scuole che non si limitino a insegnare, ma che imparino a loro volta dai propri studenti, aziende che non sfruttino, ma che valorizzino. Sogno famiglie che imparino a lasciare le scelte dei propri figli a loro stessi. Sogno che parlare di salute mentale non faccia paura, che diventi normale, necessario. Sogno un sud che cambia, non per diventare un altro nord, ma per diventare sé stesso, finalmente. Con la sua lentezza che è consapevolezza, con la sua profondità che è radice, con la sua voglia di vivere pienamente, senza imitare nessuno. Sogno che il cambiamento parta da qui, da noi, da dentro. E solo quando avremo il coraggio di cambiare dentro, potremo fare la differenza fuori, con il nostro ritmo, ma senza più restare fermi. In un’epoca che ci spinge a raggiungere obiettivi preimpostati c’è una scelta che fa la differenza: dare valore a sé stessi. Happy Worker nasce come una piccola ma potente rivoluzione della propria persona, capace di portare un po’ più di chiarezza dove prima c’era confusione. E se il cambiamento parte dal profondo, forse è il momento di fermarsi e capire ciò che conta davvero, noi stessi“.

Per saperne di più su questa realtà e sul progetto di Chiara Crucitti, il link al sito ufficiale: www.happyworker.it