E’ l’uomo dei ponti, l’esperto dei ponti. E, quindi, non può che parlare di ponti. Enzo Siviero, architetto e ingegnere 80enne, è stato intervistato dal quotidiano d’Abruzzo “Il Centro”, parlando di due ponti che in Abruzzo portano la sua firma: il ponte del Mare e il Ponte Flaiano, entrambi a Pescara. “Penso che il ponte – esordisce – sia una metafora assoluta e l’interpretazione del ponte ha varie sfaccettature, dalla fratellanza all’amicizia, dall’amore alla pace, ma soprattutto quella dell’unione e della condivisione. Non è solo importante costruire ponti, bisogna avere il coraggio di attraversarli: attraversare un ponte significa andare verso l’ignoto, cioè andare oltre l’oltre. E praticare l’impossibile e questo significa semplicemente essere noi stessi perché l’uomo, per sua natura, è divino”.
Per un ingegnere strutturista, invece, “il ponte è la condizione privilegiata perché è un’opera che resta lì, la struttura è nuda e si vede perfettamente; se è bello, il ponte si identifica con il territorio. Ma se il ponte è brutto, invece, è energia negativa. Per fortuna, tutti i miei ponti, che non sono pochi, una settantina, sono tutti belli. Costruire ponti, per un ingegnere, è emozionante: anche solo l’idea è fantastica. Poi quando lo vedi, ti rendi conto che hai lasciato un segno nella geografia, nella storia e soprattutto nelle persone, perché un ponte unisce luoghi, culture e credi”.
“Il Ponte sullo Stretto è il più studiato al mondo”
Dopo i vari passaggi legati ai ponti abruzzesi da lui firmati, con qualche frecciata anche a chi non l’ha invitato alle inaugurazioni o a chi non ha inserito la sua firma in alcune opere, nell’ultima parte di intervista si parla anche di Ponte sullo Stretto. “È il ponte più studiato al mondo, sono 50 anni che ce ne occupiamo e chi parla male del ponte o è in malafede o ha solo voglia di mettersi in mostra. Non ci sono i problemi che hanno indicato i miei colleghi illustri, li smentisco: ormai mancano pochissime settimane all’inizio dei lavori”.
“C’è stata solo qualche difficoltà procedurale perché i no-ponte sono in agguato e ti beccano sulle procedure: non potendoti bloccare sulla parte tecnica, perché è indiscutibile che il ponte sta su senza problemi che sono stati già tutti dissolti, ti beccano sulle procedure e sappiamo benissimo che, in Italia, gli azzeccagarbugli sono di prammatica e se si mettono insieme con alcuni politici che devono dire di no a priori, perché sono in opposizione, e gli ambientalisti, allora il gioco è fatto. Bisogna stare molto cauti nelle procedure. Ma, a chi vuole mettere i bastoni tra le ruote, ricordo che i bastoni sono di legno mentre le ruote sono di ferro”.
“Se vedrà la luce? Assolutamente sì, vedrà la luce e spero di poterlo anche percorrere. Comunque, tutti parlano del ponte ma il vero salto di qualità sono le opere a terra: che sono più del 50% dell’intero importo, come la metropolitana di superficie, la messa in sicurezza del territorio, lo spostamento della stazione”. E quando gli chiedono se il ponte è più un’opera tecnica o politica, lui è chiaro: “senza l’intervento politico, il ponte non si fa, su questo non c’è dubbio. Ma non mi risulta che siano mai stati fatti ponti inutili, per certi versi alcuni ponti potevano essere messi come priorità. Comunque, un politico come si deve – e io cito Remo Gaspari per l’Abruzzo – deve avere attenzione al gusto, deve avere attenzione al territorio. Poi, ovviamente, serve la componente tecnica e architettonica perché con un ponte brutto la gente ci vive male”.


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