Ci sta riuscendo. Di nuovo. Ancora. 20 vittorie, 6 pareggi, 7 sconfitte, secondo miglior attacco con 56 reti segnate e miglior difesa con 30 gol subiti. Pippo Inzaghi è vicino all’ennesima impresa: ottenere un’altra promozione in Serie A, questa volta col Pisa, società con cui ha firmato questa estate ma che non era affatto considerata tra le favorite del torneo, un po’ come la Reggina qualche anno fa. Ma il problema non si pone: se ingaggi Inzaghi, hai la garanzia di giocartela; anzi, hai alte garanzie di salire in Serie A. Perché Superpippo, se da calciatore trasformava ogni palla in gol, da allenatore trasforma giocatori in cerca di rilancio in grandi protagonisti. Lo ha fatto a Venezia, a Benevento, a Brescia, a Reggio Calabria, ora a Pisa. A cinque giornate dal termine del campionato di Serie B, sono sette i punti che lo distanziano dallo Spezia, terzo. A breve, in sostanza, potrebbe arrivare la promozione matematica, con una Serie A che a Pisa manca da ben 34 anni.
Ancora una volta, l’allenatore si è giocato le sue carte migliori: impronta tattica chiara, intensità, partenze sprint, corsa e pressing, compattezza, densità, forti motivazioni e una squadra che per lui morirebbe. Questo gli ha permesso, come già successo in altre piazze, di valorizzare al meglio un capitale umano che – per caratteristiche tecniche – non era il migliore. Il Pisa è un’ottima squadra, ma non di certo da promozione diretta, come dimostra anche il dato sugli ingaggi, dove i nerazzurri sono settimi in classifica. Seconda solo al Sassuolo, però, quella posizione se l’è presa con la forza, senza mai metterla in discussione, e ha continuato a difenderla, smentendo anche tutti gli esperti che “Inzaghi a gennaio crolla”, ipotesi che aveva preso piede dopo quanto accaduto a Brescia e a Reggio Calabria, con dei risultati molto diversi tra girone d’andata (dominante) e ritorno (faticoso).
Le situazioni di Brescia e Reggio Calabria
Agli smemorati, però, bisognerebbe ricordare che le due esperienze sono state fortemente contrassegnate da un comune denominatore: le società tossiche. A Brescia, un presidente “impiccione”, istintivo, sempre lì a mettere pressione: al primo scricchiolio, pronto a mettere in discussione, esonerare, richiamare, fare e disfare. In una situazione del genere, allenare non è facile, soprattutto per un passionale come Pippo.
Molto peggio è andata a Reggio Calabria. Un girone d’andata stratosferico, poi i primi problemi, diventati incubi, con la società di Saladini che aveva messo i tifosi contro Inzaghi. Li ricordiamo, all’epoca, gli esperti reggini, che prima idolatravano Pippo e poi lo criticavano, fortemente, a dispetto del genio della finanza Saladini, che invece stava ingannando tutti. Numerose le richieste di dimissioni al tecnico, per via di una situazione che si stava facendo troppo grande, ma sempre rifiutate – con dignità – dall’allenatore, che ha poi condotto la squadra ai playoff praticamente da solo, contro tutto e tutti, con i soli calciatori e il DS Taibi al suo fianco.
Anche lì, condizioni insostenibili. Eppure Pippo è arrivato a un passo dalla semifinale playoff. Eppure, ancora, i grandi esperti in riva allo Stretto – gli stessi che oggi esaltano un altro genio, Nino Ballarino – avevano avuto il barbaro coraggio di prendersela con un campione del mondo, con il miglior allenatore della Serie B. Come non dimenticare quanto accaduto al Sant’Agata, nella notte prima di Reggina-Ascoli, con il concitato “scambio di opinioni” con gli ultrà. Loro, dalla parte della società (praticamente come oggi), che aveva messo strane voci in mezzo legate alla mancata volontà di arrivare ai playoff. Lui, invece, che aveva promesso: “li raggiungeremo, e poi mi ringrazierete”. Così fu. Oggi, solo baci e abbracci, con Inzaghi, quando quest’ultimo torna in città per eventi o vacanze. Allora, però, la realtà era ben diversa ed è giusto ricordarlo.
Oggi, Superpippo conferma che se lasciato lavorare in pace, se messo nelle condizioni di operare con serenità e serietà – con società alle spalle altrettanto affidabili e serie – i risultati arrivano. A Pisa sognano e ringraziano ad occhi aperti. Perché Pippo è una garanzia e ha colpito ancora.


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