Il No Ponte che si pente e confessa: “mi vergogno di quello che dicevo, mi sono sbagliato”

Lettera dal futuro con le confessioni di un No Ponte convinto che ha poi cambiato idea dopo aver visto da vicino la maestosità della grande opera sullo Stretto

Una sorta di lettera dal futuro. Un No Ponte pentito che, dopo aver visto il Ponte sullo Stretto da vicino, in tutta la sua maestosità, si scusa, dice di essersi sbagliato, si vergogna di quello che diceva. Il racconto è della pagina Facebook “Ponte sullo Stretto di Messina”, che introduce l’argomento così. “2032: il ponte sullo stretto di Messina apre al traffico collegando per la prima volta la Sicilia all’Europa tramite strada e tramite ferrovia. Confessione di una delle tante persone che si erano battute contro l’opera per colpa della disinformazione diffusa da chi aveva interessi nell’evitare che la Sicilia venisse collegata all’Europa”.

Mi vergogno di quello che dicevo. Mi vergogno profondamente. Per anni mi sono battuto contro il Ponte sullo Stretto. Lo definivo uno spreco, un mostro ambientale, un’opera inutile. Condividevo post, firmavo petizioni, parlavo contro il progetto con sicurezza, quasi con rabbia. Pensavo di avere ragione. Pensavo di difendere il territorio. E invece, col senno di poi, devo ammettere la verità: ero male informato. Anzi, disinformato. Credevo di difendere l’ambiente, e non vedevo il disastro che già c’era: l’abusivismo, l’inquinamento dei traghetti, l’immobilismo totale. Dicevo che non serviva, che non l’avrebbero mai finito, che quei soldi potevano andare altrove. Ora, ogni volta che salgo su un treno ad alta velocità da Palermo e in poche ore sono a Roma o a Milano, mi rendo conto di quanto fossi cieco”.

“Dicevo che il Ponte era brutto, ma ora chiedo scusa”

“Dicevo che era brutto. Ora mi trovo davanti un’opera d’ingegneria che toglie il fiato. È diventata un simbolo, un’attrazione turistica, qualcosa di cui andare fieri”, si legge ancora. “Ho visto con i miei occhi le opere di riqualificazione nei quartieri abbandonati, i nuovi spazi verdi, le strade sistemate, le stazioni moderne. Non me l’aveva raccontato nessuno: l’ho visto, ed è lì che ho capito quanto mi fossi sbagliato. Mi sono fatto convincere da slogan, da paure, da ideologie. E non ho mai approfondito davvero. Ora me ne pento. Perché mentre io mi lamentavo, c’era chi costruiva un futuro. Chiedo scusa. A chi ha creduto e lavorato per quest’opera. Ai miei figli, a cui raccontavo che era tutto inutile. A me stesso, per non aver avuto il coraggio di informarmi meglio. E lo dico a voce alta: mi sono sbagliato. E me ne vergogno”.

Il racconto si chiude con una riflessione: “Purtroppo, nella realtà dei fatti in pochi avranno la dignità di scusarsi. I più si mimetizzeranno sui Frecciarossa tra la Sicilia e la penisola, facendo finta di non essere mai stati contrari come fecero i fascisti dopo la caduta del regime”.

In sostanza, siamo abbastanza sicuri che tutti si ricrederanno, dopo aver visto l’opera e soprattutto i vantaggi che ne deriveranno. Bisognerà capire però in quanti, realmente, avranno il coraggio di fare un passo indietro e chiedere scusa.