Papa Francesco è morto lunedì 21, qualche giorno fa. Saranno cinque di lutto in totale, fino ai funerali di sabato. L’Italia è alle prese con la sua solita ipocrisia di facciata, nonché isteria. Dalla polemica politica per i cinque giorni di lutto fino alle inutili giravolte del calcio e dello sport, con partite rinviate, disagi, dietrofront e chi più ne ha più ne metta. Ci è sembrato di tornare ai tempi del Covid e a quei convulsi giorni legati alle chiusure di eventi e match. In tutto ciò si inserisce l’Italia mediatica, che dopo qualche giorno riempie ancora i giornali dalle prime 15 alle prime 20 pagine solo sul Papa. Sul magazine “mowmag” viene fatto notare questo: “Quattro giorni dopo la morte di papa Francesco, l’Italia sembra intrappolata in una bolla temporale, un’ossessione mediatica che non accenna a dissolversi. I quotidiani nazionali, come posseduti da un’urgenza quasi mistica, dedicano ancora fiumi di inchiostro e caterve di pixel al Pontefice defunto e soprattutto a chi si segnala facendosi notare nella circostanza (se non addirittura usandola impropriamente)”, si legge.
Capezzone: “gli specialoni televisivi hanno ascolti molto bassi, ma i giornali dicono altro”
La rivista ha citato uno dei pochi che, in questi giorni, ha avuto il coraggio di uscire fuori dalla solita retorica e ipocrisia: Daniele Capezzone. Il giornalista ha evidenziato che “sui giornali stranieri lo spazio sulla morte del Pontefice è ormai ridottissimo: c’è l’attesa dei funerali, qualche analisi in prospettiva sul conclave. Sui giornali italiani invece ancora è valanga, con una interruzione a un certo punto, e poi la foliazione riprende sul Papa”. Il Corriere della Sera dedica un paio di pagine al 25 aprile per poi riprendere imperterrito la corsa fino a pagina 21. La Repubblica va oltre: fino a pagina 25. La Stampa si spinge comunque fino alla 17.
“Però i giornali – aggiunge Capezzone – ci assicurano che il popolo è tutto commosso. Sarà… Noi stiamo constatando specialoni televisivi dagli ascolti molto bassi. Però quello che vi dicono i giornali, praticamente tutti e senza eccezioni, è altro”. Non passano in secondo piano le “scenate” della politica, sempre evidenziate da Capezzone: “c’è stata una abbastanza curiosa e surreale gara ad annettersi Bergoglio”, con Meloni che piange e proclama “il Papa ci sorride ancora” ed Elly Schlein che se lo intasca politicamente da sinistra.
La conclusione è tutta della rivista, abbastanza calzante: “Papa Francesco non era l’unanime, ma nella morte lo si fabbrica come tale, a uso e consumo di una comunità mediatica che non riesce a tollerare il vuoto o che, peggio, quel vuoto vuole riempirlo del poco con cui può provare a riempirlo, quindi di sé. E allora si stampa, si ristampa, si folia, si imbalsama la cronaca fino a renderla agiografia. Nel frattempo la gente normale ha già da tempo ricominciato a bestemmiare per la Juve e per l’Inter e a cercare foto del culo di Bianca Censori. Anzi, non ha mai smesso”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?