Si è svolta venerdì 21 marzo la conversazione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sul tema “Federico II, un uomo al centro dell’universalità mediterranea”. Il filmato, organizzato dal sodalizio culturale reggino, è disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da venerdì 21 marzo. Di seguito la storia del personaggio e in basso il video della conversazione.
La storia
Federico di Svevia nacque a Jesi (provincia di Ancona), nelle Marche, il 26 dicembre 1194. Figlio di Enrico IV Hohenstaufen, Imperatore di Germania, a sua volta figlio dell’altrettanto celebre Federico Barbarossa. La madre di Federico, Costanza d’Altavilla, apparteneva alla Casata che deteneva il trono normanno di Sicilia. La madre, la quarantenne imperatrice Costanza, figlia postuma di Ruggero II di Sicilia, si era fermata quando il marito aveva intrapreso la sua seconda, vittoriosa, spedizione per la conquista del Regno. Due giorni dopo il padre, l’imperatore Enrico VI di Svevia, era stato incoronato a Palermo re di Sicilia. Con la sua nascita ed ascesa al trono Federico II unirà le due Corone.
Rimasto presto orfano, sarà educato a Palermo da ambasciatori di papa Innocenzo III, che erano stati nominati suoi educatori dalla madre Costanza, prima che questa morisse. La sua educazione fu cosmopolita, volta a onorare quei principi cavallereschi che gli daranno uno spiccato senso sia del proprio rango che della sua dignità di Sovrano. Ancora molto giovane incarnerà tali principi. Diverrà Re di Sicilia a soli quattordici anni, nel 1217. Dopo soli tre anni sarà eletto Imperatore di Germania, assommando i due ruoli. Il Pontefice lo ha voluto Imperatore, convinto di poterlo gestire in qualche modo. Federico II non sarà uomo dominabile e, come suo nonno prima di lui, combatterà i propri nemici con sagacia e costanza.
Conseguendo importanti vittorie, e manifestando durante i conflitti di essere un uomo spietato, molto diverso dal colto e brillante Sovrano che animerà la sua Corte. Sconfigge sia il Pontefice, quando invaderà i suoi territori nell’Italia meridionale che i Comuni settentrionali della Penisola. Anche in Germania riuscirà a pacificare i nobili dell’Impero. Pur essendo un uomo di stirpe germanica, Federico II, cresciuto in Italia, ama la Penisola, soprattutto l’Italia meridionale. Fu un grande legislatore. Fondò l’università a Napoli, creando la prima università statale e laica della storia dell’Occidente. Napoli divenne un grande centro intellettuale e culturale.
Favorì la scienza e l’economia. L’algebra, la matematica, la filosofia, l’astrologia. La medicina. Con le Costituzioni di Melfi e l’attività legislativa, riorganizzò lo Stato, costruì città e castelli, edificò, innalzò monumenti, dimore sontuose, palazzi, abbazie. Introdusse addirittura il monopolio del sale, creando il primo monopolio di Stato del Medioevo, affidando direttamente la gestione alla Corona. Fu un grande costruttore. Favorì il gotico nell’architettura con artisti e monaci cistercensi. Nel Regno di Sicilia, invece, la sua corte realizzò un
centro culturale all’avanguardia: fondò l’Università di Napoli a indirizzo giuridico (1224), riordinò la Scuola medica di Salerno. Fu un mecenate eclettico, immenso. Egli stesso fu poeta e scrittore, scienziato, scrisse un trattato di falconeria, De arte venandicumavibus, L’arte della caccia con gli uccelli, che fece epoca e sensazione, nel tempo in cui la falconeria – che egli amò quasi quanto la Sicilia – non era un passatempo ma era una scienza. Costruì a Palermo un meraviglioso zoo con splendidi animali esotici.
Vivevano alla sua corte i più grandi uomini di cultura di tutti i tempi, matematici, filosofi, giuristi, letterati. Di tutti i popoli e di tutte le razze, greci, ebrei, arabi, normanni, svevi, francesi, catalani, castigliani. Furono tradotti i più grandi testi scientifici, culturali, filosofici, greci, arabi, ebraici. Fu il fondatore della letteratura italiana. La Corte di Federico II cambia spesso sede, e tra le città che videro la presenza della sua Corte annoveriamo Melfi, Foggia, Lucera, Napoli, Capua, e soprattutto Palermo. Ebbe sempre un rapporto privilegiato anche con la cultura araba, che aveva lambito ed interessato soprattutto la Sicilia e che era rimasta viva in quei territori. Creò, infatti, la più grande scuola poetica dell’epoca, la Scuola siciliana, che, ingentilendo il volgare siculo-pugliese con il più evoluto provenzale, influenzò fortemente, con la sua poetica, le tematiche cortesi e i suoi moduli espressivi, la Scuola toscana, e quindi Dante.
Il grande Svevo fu sovrano di Sicilia, d’Italia, di Germania e di Gerusalemme. Fu definito “stupor mundi”, ossia meraviglia del mondo. Le Costituzioni di Melfi erano un insieme di norme e leggi emanate nel corso del XIII secolo e volte a regolamentare gli aspetti economici e la vita sociale nell’ambito del regno di Sicilia. Furono promulgate il 1º settembre 1231 nella città di Melfi e raccolte nel Liber Augustalis. Nelle sue Costituzioni, i giudici, i politici ed i funzionari regi sono chiamati a svolgere il proprio ruolo non solo nel nome dello stesso Regno, ma quasi come fossero rivestiti di una certa sacralità come è attestato dal giuramento di agire fra le altre cose con uno spirito di equità. Lo stesso monarca deve essere garante e sacerdote del culto della pace.
Nelle stesse Costituzioni vengono previste severe pene per i ministri che, nell’esercizio delle proprie funzioni, si discosta dal mandato ricevuto. Per quanto riguarda la Calabria ed il Cattolicesimo calabrese, uno dei momenti più noti è la partecipazione dell’Imperatore svevo alla riconsacrazione della Cattedrale di Cosenza del 1222. Oltre a tale partecipazione, anche semplicemente per il territorio calabrese, le numerose donazioni dello stesso Federico II di Svevia ad alcuni Ordini religiosi, come quello Cistercense della Sambucina di Luzzi, dei Florensi di Gioacchino da Fiore e della stessa Cattedrale di Cosenza all’interno della quale fu sepolto Enrico, lo sfortunato figlio di Federico morto, forse suicida, in seguito ad una caduta dal ponte di Carpenzano. In Calabria Federico II di Svevia sarà protagonista di un’intensa attività che vedrà sia la costruzione ex novo che il riadattamento di numerosi castelli, tanto con scopo difensivo del territorio, minacciato dalle incursioni arabe dell’epoca, che a scopo personale, quali tenute estive e di caccia.
Tra questi si ricordano il castello di Nicastro, di Cosenza, di Rocca Imperiale, Amendolara, Oriolo, Roseto Capo Spulico, Cerchiara di Calabria e San Marco Argentano; a questi si aggiungono il Castello di Crotone e quelli di Vibo Valentia e Nicotera. La conversazione è stata oggetto di analisi a cura della gradita ospite del Circolo Culturale “L’Agorà”, la ricercatrice lucchese Elena Pierotti.


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