C’è uno strano virus nei palazzi del potere di Reggio Calabria, vecchio quanto il mondo: i potenti della città cercano di minacciare, intimidire e silenziare i giornalisti liberi che raccontano fatti e verità per loro fastidiosi. E’ successo il 10 marzo con Ballarino, proprietario (sigh!) della Reggina, e succede di nuovo a distanza di pochissimi giorni (una concomitanza quantomeno sospetta) con il Sindaco Giuseppe Falcomatà che venerdì scorso, il 14 marzo, ha inviato a StrettoWeb – insieme alla moglie, Giovanna Monorchio – una lettera in cui minaccia azioni legali se non avessimo eliminato il nostro articolo del 3 marzo in cui raccontavamo la festa in maschera cui Falcomatà e moglie partecipavano travestiti in occasione del Carnevale.
Falcomatà e Monorchio si limitano a chiedere la rimozione dell’articolo (Ballarino era andato molto oltre, pretendeva addirittura 100 mila euro di “risarcimento“), ma a prescindere dal differente approccio dei legali, in entrambi i casi è identico lo spirito della richiesta che muove gli autori della letterina: un appello ad una fantomatica “tutela della privacy“. Che non c’è. In sostanza, tanto Ballarino quanto Falcomatà e Monorchio, pretendono di essere trattati come cittadini qualunque: del primo non potremmo raccontare che va in pensione, dei secondi non potremmo dire che partecipano travestiti ad una festa in maschera nel giorno di Carnevale. Come se stessimo parlando del signor Mimmo di Gallico o del signor Franco di Gebbione con sua moglie Maria.
E invece sono le stesse leggi che vengono richiamate nella lettera firmata da Falcomatà e Monorchio a smentire l’esistenza di una certa “privacy” per i personaggi pubblici: infatti l’articolo 97 della L. 633/19’11, citato persino dal legale di Falcomatà e Monorchio nella lettera in cui ci chiede di rimuovere l’articolo perchè violerebbe la privacy della coppia, si legge che “Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico“.
Falcomatà e moglie, infatti, ci accusano di aver pubblicato le loro fotografie in maschera senza avergli prima chiesto il consenso. Ma trattandosi di personaggi pubblici, non dovevamo chiedere alcun tipo di consenso. Inoltre, loro stessi avevano in precedenza pubblicato quelle fotografie sui social network, dov’erano diventate di dominio pubblico rendendosi virali ancor prima rispetto alla pubblicazione dell’articolo di StrettoWeb. Anche questo passaggio, determinante nella ricostruzione dei fatti, viene candidamente ammesso dall’avvocato che ha realizzato la lettera su mandato di Falcomatà e Monorchio, quando scrive che quelle foto erano state “pubblicate precedentemente dagli stessi sui di loro profili personali Instagram e Facebook e da Voi carpite e divulgate sul Vostro giornale online“. L’avvocato aggiunge poi che il nostro “articolo denigratorio e irrispettoso veniva arricchito da foto private le quali venivano pubblicate all’insaputa e senza il consenso dei diretti interessati, costituendo una palese violazione della privacy“.
Ma abbiamo già visto come lo stesso articolo di legge citato dall’avvocato nella lettera smonta completamente questa ricostruzione: quando si tratta di personaggi pubblici, non occorre alcun tipo di consenso. Nel caso di specie, poi, la festa di Carnevale a cui Falcomatà ha partecipato si svolgeva all’OASI, un locale aperto al pubblico, con la partecipazione di diverse centinaia di persone. Non abbiamo, quindi, inseguito Falcomatà e moglie di nascosto pubblicando immagini di un momento di intimità, o invadendo la loro sfera privata. Anzi. Sono stati loro stessi a divulgare quelle immagini. Appare quindi alquanto curioso che il Sindaco non abbia avvertito alcun imbarazzo a presentarsi in quel modo tra i suoi concittadini, e abbia successivamente pubblicato le sue stesse foto sui social network, condivise e rilanciate da centinaia di amici e conoscenti, ma al tempo stesso si sia poi così tanto infastidito del fatto che una testata giornalistica come StrettoWeb le abbia ri-pubblicate con la piena facoltà data dal diritto di cronaca e dall’esigenza di informare la cittadinanza rispetto ai comportamenti del Sindaco. Tutte circostanze garantite e tutelate dalla legge, che Falcomatà dovrebbe conoscere bene non solo perchè è avvocato di professione, ma anche per il ruolo politico che riveste al punto da non poter ignorare l’importanza di un giornalismo libero per una vera democrazia.
Altrettanto curioso come Falcomatà mai, in 11 anni di sindacatura, abbia ritenuto opportuno porre alcun tipo di rilievo di alcuna natura nei confronti di StrettoWeb, che pure non è mai stato tenero nei confronti della sua azione politica, se non in due sole occasioni in cui era stata coinvolta la moglie: il giorno del loro matrimonio e adesso la festa in maschera. Sempre e solo per un incompreso senso della “privacy“, che in questi casi non esiste per personaggi con un così importante ruolo pubblico. Sarà forse la griffatissima “first lady” a disapprovare le luci dei riflettori? Ipotesi azzardata, a meno che non fosse inconsapevole di sposare il Sindaco, un personaggio pubblico la cui attività riveste un pubblico interesse e finisce sui giornali anche in questo tipo di occasioni (matrimonio, feste di carnevale etc. etc.).
Le minacce a Mirko Spadaro al PalaCalafiore
Molto più grave, invece, l’atteggiamento di Falcomatà nei confronti di Mirko Spadaro: l’autore dell’articolo è stato avvicinato dal primo cittadino nella tribuna stampa del PalaCalafiore domenica sera, tra le partite della Domotek Volley e della Viola Basket. Senza neanche un saluto, un convenevole o una stretta di mano data dalla buona educazione nei confronti di una persona con cui non aveva mai interloquito in precedenza, Falcomatà si è avvicinato al buon Mirko chiedendo se dopo l’articolo sulla festa di Carnevale avrebbe inteso farne uno anche sul risciò. Non sapendo neanche a cosa si potesse riferire, Mirko sorrideva cordialmente e rispondeva “perchè no“. Il Sindaco a quel punto, allontanandosi con aria spocchiosa, minacciava il giornalista davanti ad altri colleghi e numerosi presenti: “tanto poi le querele arrivano, tranquillo…le querele arrivano…“.
Fermo restando che di querele StrettoWeb ne ha ricevute svariate decine (mai nessuna da parte di Falcomatà), e sono tutte medaglie al merito appese al collo: inviate solo ed esclusivamente da politici, politicanti e ‘ndranghetisti, hanno sempre avuto tutte lo stesso esito. “Assolti perchè il fatto non sussiste” e “Assolti perchè il fatto non costituisce reato“: abbiamo sempre scritto la verità, e le norme dello Stato ci consentivano di scriverlo. Queste sono le sentenze di differenti giudici e di differenti Tribunali che hanno sempre confermato la bontà del nostro operato, al punto che stiamo immaginando di allestire un’apposita galleria con tutta la collezione delle assoluzioni presso la sede della nostra Redazione. Mai abbiamo scritto il falso, mai abbiamo superato i limiti della legge, neanche quando qualcuno si è sentito così tanto colpito da sporgere denuncia di querela: alla fine ci ha dovuto soltanto rimettere le ingenti spese legali.
Non siamo nati ieri e sappiamo bene che l’unico scopo di questi atteggiamenti è quello di intimorirci, provare a silenziarci ed evitare ulteriori articoli scomodi. Ma proprio perchè non siamo nati ieri, non abbiamo alcuna paura nel dire che è l’atteggiamento peggiore in assoluto per raggiungere quell’obiettivo. Perché noi continuiamo e continueremo a fare il nostro lavoro, continuiamo e continueremo ad essere liberi e ad avere come unico riferimento quello dei cittadini e dei lettori. Con buona pace di politici, coniugi e amichetti che prima fanno i gradassi, si travestono in modo improbabile, si fanno le foto e le pubblicano sui social ma poi si scandalizzano se vengono riprese da un giornale e magari qualcuno gli avrà fatto notare che forse per un così importante rappresentante istituzionale non sarebbe opportuno combinarsi in quel modo pubblicamente anziché mantenere un atteggiamento più sobrio e consono al ruolo pubblico ricoperto.
Il grande dilemma, però, non è ancora risolto: da che cos’erano travestiti Falcomatà e moglie quella sera all’OASI?




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