“Le carceri siciliane sono le peggiori in Europa e si avvicinano a quelle sudamericane”. Così il segretario generale del SPP Aldo Di Giacomo annunciando a breve un tour tra i 23 istituti dell’isola allo scopo di “riaccendere l’attenzione sopita da tempo sulla situazione d’emergenza che vivono il personale penitenziario e i detenuti con altissimo rischio per la comunità regionale”. “Secondo un report S.PP. aggiornato: nei 23 istituti i detenuti sono 7063 con situazioni più gravi di sovraffollamento a Palermo-Pagliarelli con 1394 detenuti su una capienza di 1165, Catania-Piazza Lanza con 449 su 279, Siracusa con 696 su 545, Gela 84 su 48″.
“Tra i 1039 detenuti stranieri i più numerosi sono quelli maghrebini con 237 tunisini, 88 del Marocco, 86 egiziani; a seguire 99 nigeriani e con un numero maggiore i rumeni (138). Il personale penitenziario ammonta a 3711 unità con grave sottodimensionamento di organico specie a Palermo, Catania e Siracusa. Le aggressioni e i casi di violenza contro il personale di Polizia penitenziaria sono state 625, con decine di casi tra mini-rivolte, eventi gravi e tentativi di fuga; il ritrovamento di stupefacenti e di telefonini segnano rispettivamente più 400% e più 600%; i sequestri di droga sono di alcuni chilogrammi in media al mese”.
“Tra i fenomeni più preoccupanti permane la diffusione di telefonini che sono usati da boss e uomini di primo piano nei clan per impartire ordini nei mandamenti ma anche per minacciare ed intimorire persone e continuare nell’attività estorsiva. Questi numeri – dice Di Giacomo –si scaricano pesantemente in primo luogo sul personale penitenziario sul quale si scontano due fenomeni: sono alcune decine gli agenti che dopo pochi mesi di assunzione hanno abbandonato il servizio, non si riescono a coprire i nuovi posti messi a concorso per mancanza di candidati disponibili. Lo Stato – aggiunge Di Giacomo – da troppo tempo ha ammainato bandiera bianca lasciando il personale a combattere una guerra per conto suo come in un campo di battaglia nel quale a perdere è solo lo Stato con il comando consolidato ad opera di clan e gruppi criminali che continuano a controllare i traffici dalle celle con i telefonini. Una situazione che ci allarma tanto più in assenza di provvedimenti adeguati di intervento perché gli ultimi decreti approvati hanno avuto l’effetto di un’aspirina somministrata ad un malato terminale”.
“Quello che continua a mancare – evidenzia Di Giacomo – è a dire un piano complessivo di intervento per affrontare in maniera organica i problemi cronici di sovraffollamento, carenza organici, suicidi e morti per altre cause di detenuti, oltre che aggressioni e violenze al personale, rivolte, traffico di droga, diffusione di telefonini”. “Intanto – aggiunge – la fuga del detenuto da Barcellona Pozzo di Gozzo non è un caso isolato e sono state numerose le evasioni che gli agenti con grande professionalità e rischiando l’incolumità personale hanno sventato in tutto il 2024. Se Barcellona Pozzo di Gozzo è la cartina al tornasole della grande confusione dimostrata dall’Amministrazione Penitenziaria nella gestione della popolazione carceraria “mischiata” tra quelli della cosiddetta Articolazione Tutela Salute Mentale, Casa Lavoro e Media Sicurezza, troppi istituti siciliani sono vecchi ed inadeguati”.


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