Il progetto del Ponte sullo Stretto continua a dividere l’opinione pubblica, ma anche le stesse amministrazioni pubbliche, che continuano a vedere l’opera come un’occasione per mostrare il proprio vessillo sul campo della politica. Come è noto, il Comune di Villa San Giovanni e la Città Metropolitana di Reggio Calabria hanno recentemente promosso un’iniziativa di fronte al TAR per interrompere l’iter realizzativo dell’opera. In particolare, il ricorso è finalizzato a impugnare il parere favorevole della Commissione tecnico-scientifica che ha dato il nulla osta nella procedura VIA-VAS del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
Sindaci influenzati dalla loro appartenenza politica
Protagonisti di questa iniziativa i sindaci delle due città, entrambi schierati a sinistra che, fortemente influenzati dalla loro appartenenza politica, almeno in questo caso hanno completamente perso di vista l’interesse dei cittadini e del territorio che amministrano. Occorre infatti rammentare che Villa San Giovanni, snodo cruciale per i collegamenti tra Calabria e Sicilia, è attraversata ogni giorno da decine di migliaia di mezzi – sia pesanti che leggeri – che ne saturano le inadatte arterie stradali: si pensi all’angusto sottopasso, a doppio senso di circolazione, che viene impegnato sia in entrata che in uscita agli imbarcaderi, sul percorso che, per collegarli all’autostrada, attraversa la piazza antistate la stazione ferroviaria.
La congestione costante, con flussi elevati e il passaggio ininterrotto di veicoli, non è un dato astratto, ma una realtà quotidiana che impatta la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini. Una situazione sulla quale non si ricorda una concreta iniziativa del Comune per una migliore gestione del traffico, ricorrendo a soluzioni meno raffazzonate e nocive per l’ambiente urbano ed i cittadini che ci vivono. I quali, specie in estate ed in prossimità delle feste, assistono allo sviluppo delle code di autoveicoli che dagli imbarcaderi raggiungono l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e proseguono al suo interno per diversi chilometri. Si è preferito invece contestare la procedura che porterà alla realizzazione di un’opera che risolverebbe completamente il problema, spostando tali flussi di traffico ben lontano dal centro abitato; e che, invece, si ritiene troppo impattante sull’ambiente!
Reggio Calabria non risulta neanche interessato dalle opere previste sullo Stretto
D’altro canto, il Comune di Reggio Calabria non risulta neanche interessato dalle opere previste sullo Stretto: né il Ponte né le infrastrutture di collegamento interessano il suo territorio, al punto di far dubitare anche chi capisce poco di diritto amministrativo sul reale interesse di questa amministrazione nel proporre l’iniziativa legale di fronte al TAR.
Interessi politici
Una opposizione che, in maniera ancor più evidente rispetto a Villa S.G. sembra legata ad interessi esclusivamente politici. Frutto di una visione che potremmo definire, con un eufemismo, “a breve termine”, che perde completamente di vista i tanti vantaggi che il capoluogo reggino otterrebbe dalla realizzazione del Ponte.
Basti pensare alla connessione, finalmente stabile, con Messina e dintorni, grazie alla quale si verrebbe a formare un’area metropolitana che, abbracciando anche Villa San Giovanni ed altri centri reggini, non avrebbe uguali a sud di Napoli. Proprio a Reggio Calabria ricadrebbero infrastrutture essenziali per lo sviluppo di questo vasto hinterland quali, ad esempio, l’aeroporto, all’estremità meridionale del sistema ferroviario che viene già definito “metropolitana dello Stretto”. Un asse ferroviario in grado di offrire un servizio di tipo metropolitano tra le due città capoluogo, toccando tutti i principali centri abitati delle due sponde dello Stretto.
Ricadute in termini economici
Va anche rammentato che nessuno dei due amministratori calabresi sembra considerare le ricadute in termini economici, proprio sul loro territorio, di un’opera che impegnerà quasi 15 miliardi di euro per un periodo di almeno 8 anni.
Opposizione insensata
L’opposizione al Ponte di questi due comuni, quindi, è insensata e controproducente: contrariamente alla vulgata del nopontismo militante, che continua ad utilizzare, per il Ponte, l’appellativo di “ecomostro”, l’opera rimane l’unica infrastruttura in grado di liberare la città di villa San Giovanni dalla morsa di ferro del traffico e dalla diffusione di gas nocivi e polveri sottili. E che, nel caso di Reggio Calabria, conferirebbe al capoluogo calabrese un ruolo centrale all’interno di una vastissima area metropolitana in grado di abbracciare, caso unico in Italia, due distinte regioni.
Una situazione frutto della totale assenza di lungimiranza della politica italiana (e meridionale in particolare) ormai volta all’ottenimento di benefici di piccolo cabotaggio, il cui orizzonte temporale non supera le prossime elezioni.


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