Già ordinario di costruzioni in zona sismica al Politecnico di Milano, nonché Consulente Scientifico presso lo Studio Geotecnico Italiano, il professore Ezio Faccioli è uno dei massimi esperti italiani di terremoti. Per lui, una carriera accademica tra Messico, Usa e Milano. Ha lavorato alla Torre di Pisa, al Laboratorio del Gran Sasso, ad alcune dighe all’estero e all’Italia e non solo. Oggi parla ai microfoni di StrettoWeb, anche alla luce delle recenti polemiche alimentate dalla trasmissione televisiva di Report e alla scossa terremoto di qualche giorno fa, che ha scatenato le solite isterie dei No Ponte.
Cosa ne pensa della faglia che avrebbe generato il terremoto del 1908, scoperta nel 2021? L’ha definita dubbia? Come mai?
“Più che dubbia: essa non compare proprio tra le faglie della banca-dati ITHACA (ITaly HAzard from CApable faults) censite dall’ISPRA in quanto ritenute attive e capaci. Essa era stata introdotta e denominata “W-fault” in un articolo apparso sulla rivista Earth Sciences Review del 2021, criticato poi sulla stessa in questi termini: … ‘the most critical issue is that the fault traced by the authors is not observed across all the seismic data. On some of the seismic profiles the interpreted fault doesn’t seem to affect the seafloor. On the contrary to what stated by the authors, the fault into question may belong to a fault system that is no longer active'”. (Questa la traduzione in italiano: “il problema più critico è che la faglia tracciata dagli autori non viene osservata in tutti i dati sismici. Su alcuni profili sismici la faglia interpretata non sembra influenzare il fondale marino. Contrariamente a quanto affermato dagli autori, la faglia in questione potrebbe appartenere ad un sistema di faglie non più attivo”).
Il Ponte sullo Stretto è davvero a rischio sismico oppure non c’è alcun problema?
“Nessuno ha mai detto o scritto che la zona dello Stretto dove sarà eretto il Ponte è priva di rischio sismico. Ma più di un secolo ormai di realizzazioni di grandi strutture, ponti inclusi, anche in zone ad elevato rischio (Giappone in primis) sta a dimostrare che il rischio, cioè le conseguenze potenziali di un terremoto violento in termini di danni e perdite di vite, si può e si deve razionalmente prevenire”.
Secondo lei sono necessari altri esami e studi per confermare che la sismicità non è un problema?
“Gli studi, in una società tecnicamente evoluta, non si fermano mai. Circa la sismicità, la risposta è alla domanda precedente”.
Lei in Commissione Ponte a Messina, qualche mese fa, ha dichiarato che i Ponti sono poco sensibili ai terremoti. Qual è la motivazione?
“Ecco cosa dissi in quella Commissione testualmente: ‘i ponti sospesi sono grandi strutture flessibili poco sensibili al sisma: nel caso di quello sullo Stretto infatti il periodo fondamentale di oscillazione dell’intera opera è di circa 32 secondi (e i periodi dominanti inferiori sono comunque di parecchi secondi) mentre i periodi più energetici dello scuotimento generato dai terremoti di magnitudo intorno a 7 sono inferiori 5 s, e andrebbero a influenzare soprattutto la risposta sismica delle torri che sono gli elementi più rigidi del ponte. Ciò crea una forma di ‘isolamento naturale’ della struttura nel suo complesso'”.
Possiamo fare il punto della situazione sismica dello Stretto 117 anni dopo il grande terremoto del 1908? Cosa può dire la scienza oggi, nel 2025, a prescindere dal Ponte, sul rischio sismico tra Calabria e Sicilia?
“Questo è un discorso che ha implicazioni e ramificazioni estese, e che sarebbe troppo lungo affrontare in breve. Per prima cosa, cerchi di non confondere pericolosità e rischio; il problema sta nel rischio (cioè, ripeto, nelle conseguenze potenziali di un terremoto violento in termini di danni e perdite di vite), che dipende dal costruito sul territorio affetto dal sisma. Nella fattispecie, ovvero nelle zone urbane di Reggio Calabria e Messina, sono presenti nel costruito vaste componenti di elevata vulnerabilità associate a costruzioni ordinarie soprattutto di cemento armato dei decenni post-bellici, per le quali il rispetto della normativa antisismica è stato sicuramente carente (o, in certi casi, forse anche assente). Per quanto riguarda la pericolosità, la scienza è oggi in grado di valutare realisticamente le caratteristiche dello scuotimento sismico del suolo generato da un terremoto con caratteristiche simili a quello del 1908, grazie in particolare ai dati di registrazioni accelerometriche ottenuto da terremoti della stessa grandezza o poco inferiore occorsi a scala mondiale in diverse regioni (e, in parte anche in Italia)”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?