L’NBA sceglie il Golden Gate come simbolo dell’All-Star Game: ecco perchè il Ponte sullo Stretto diventerà un’icona universale

Come un ponte può diventare simbolo mondiale: l'NBA sceglie il Golden Gate bridge come logo dell'All-Star Game. E in Italia c'è chi pensa che il Ponte sullo Stretto non serva a nulla...

L’All-Star Game NBA appena concluso è stata la consueta festa di sport e spettacolo che la lega americana ci ha abituato a gustare da anni. Una 3 giorni in cui celebrità, tifosi e le più grandi stelle del basket a stelle e strisce si sono date appuntamento per uno degli eventi più attesi e discussi dell’anno in grado di generare numeri da record e far divertire gli appassionati. Quest’anno, l’NBA ha scelto il “Chase Center” di San Francisco come sede, casa dei Golden State Warriors, dai quali ha mutuato il logo per sponsorizzare l’evento.

Il simbolo scelto per promuovere l’All-Star Game NBA 2025 in tutto il mondo è stato il Golden Gate Bridge, il ponte simbolo di San Francisco, nonchè iconico stemma della franchigia NBA della Baia.

La storia del Golden Gate Bridge: simbolo mondiale legato all’NBA

Il Golden Gate Bridge, inaugurato il 27 maggio 1937, è uno dei ponti sospesi più iconici al mondo. Progettato dall’ingegnere Joseph Strauss, collega San Francisco alla Contea di Marin, attraversando lo stretto del Golden Gate. È una struttura mastodontica che misura 2737 metri e con torri alte 227 metri, misure che lo hanno reso per anni il ponte sospeso più alto al mondo. Il suo colore, “International Orange”, è stato scelto per garantire visibilità nella nebbia tipica della Baia di San Francisco.

Il ponte non è solo un’infrastruttura fondamentale per la viabilità della regione, ma è anche un simbolo culturale e turistico per la città: rappresenta la porta d’accesso alla California settentrionale; è un’icona globale di ingegneria e design; attira milioni di turisti ogni anno ed è presente in innumerevoli film, serie TV e opere d’arte.

Ma il ponte è legato soprattutto all’NBA. I Golden State Warriors, squadra NBA di San Francisco, hanno un forte legame con il Golden Gate Bridge: dal 2010 il logo sulla maglia della franchigia NBA rappresenta un’immagine stilizzata del ponte; il nome “Golden State” si rifà all’intera California ma il ponte simboleggia la loro connessione con la Baia di San Francisco, città che ospita il “Chase Center”, palazzetto nel quale Steph Curry e compagni giocano le partite casalinghe dal 2019.

Stephen Curry Golden State Warriors
Foto di Caroline Brehman / Ansa

Il Ponte sullo Stretto come simbolo dell’Italia nel mondo

In Italia c’è chi ancora pensa che un ponte serva solo a collegare due estremità e, tutto sommato, possa anche risultare superfluo, per non dire inutile e addirittura dannoso. E una struttura di importanza strategica come il Ponte Sullo Stretto viene osteggiato da anni. In America, invece, il Golden Gate viene promosso come simbolo identitario e riconosciuto in tutto il mondo.

Ma ve li immaginate i No ponte che vanno dai Golden State Warriors a dirgli di togliere il ponte dalla maglia? E poi magari chiedono anche a Curry di smetterla di tirare da 3 borbottando su quanto fosse migliore il basket quando si giocava più vicini al canestro. Del resto, quando si parla di progresso e modernità, i No ponte chiamano time out.

Scherzi a parte, l’NBA ha sottolineato, se ce ne fosse ancora il bisogno, quanto una grande struttura architettonica come il Ponte sullo Stretto possa diventare un simbolo universale per l’intero Sud in primis, per l’Italia intera in secondo luogo.

Il Giro d’Italia, che tante critiche riceve per le poche tappe al Sud, potrebbe non solo adottare il Ponte come simbolo, ma anche attraversare Sicilia e Calabria con una storica tappa dedicata nella quale mostrare la bellezza dello Stretto in mondovisione. Per non parlare poi di grandi eventi quali i Mondiali ed Europei di Calcio, le Olimpiadi che potrebbero puntare a utilizzare il Ponte sullo Stretto al pari del Colosseo di Roma, della Torre di Pisa, del Duomo di Milano come simbolo dell’Italia nel mondo. Per comprenderne le potenzialità basterebbe fare come Steph Curry: usate il paradenti, non il paraocchi.

Stephen Curry NBA
Foto di John G. Mabanglo / Ansa