Nuovo Codice della Strada, davvero la gente non beve più? I ristoratori di Messina: “finirà come per il divieto di fumo nei locali” | INTERVISTE

Il viaggio attraverso le "tendenze alcolemiche" della popolazione messinese ci aiuta a comprendere quale sia il parere stavolta dei ristoratori rispetto al probabile abbattimento delle consumazioni nei bar, nei bistrot e nei ristoranti da quando è subentrato il nuovo articolo del Codice Stradale che incattivisce le ammende e le "punizioni". Tre le tipologie di attività che abbiamo ascoltato

  • Ristorante Piero prima sala entrando
    Foto di Salvatore Dato/ StrettoWeb
  • Piero Scibilia ristoratore
    Foto di Salvatore Dato/ StrettoWeb
  • Chef Graziano Faciano
    Foto di Salvatore Dato/ StrettoWeb
  • Jessica Pandolfino Bar Doddis con la giornalista Marcella Ruggeri
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  • Bar Doddis interni
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  • Lorenzo Ferrara cocktail bar Fryderyk
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  • Locale Fryderyk
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  • Etilometro usa e getta
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  • Dehors Il Baretto caffetteria via Santa Cecilia
    Foto di Salvatore Dato/ StrettoWeb
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Continua il nostro cammino nei meandri del Codice della Strada che ha portato pessime novità come pacco di Natale (dal 14 dicembre scorso)  a tutti i winelovers e appassionati dei distillati: dal grappino al Moscato a conclusione pasto. Superando la soglia di 0,5 grammi per litro di grado alcolemico, si è già nella forbice della multa in denaro ma anche nell’imbuto del ritiro della patente. Adesso, proviamo a valutare l’ottica dei ristoratori che hanno dovuto mettere in conto anche questa misura restrittiva che ha parzialmente danneggiato il quantitativo dei consumi di alcol, determinando un calo nelle vendite.

Prendendo come campione statistico la città di Messina, le dinamiche che incombono nelle attività di ristorazione come anche nei cocktail bar e lounge bar sono similari ovunque: chi di solito ordinava una bottiglia al tavolo (in base anche al numero dei commensali) ai nostri giorni ordina solo un calice e comunque rinuncia all’amaro o liquore dolce finale. E poi tutti si sono allineati o si stanno allineando sulla scelta di tenere nel proprio locale lo strumento per l’alcol test, ad esempio quello usa e getta per fornire la possibilità al cliente di lasciare la struttura in sicurezza e che con la consapevolezza e leggerezza di non beccare la sanzione dalla pattuglia di Vigili Urbani o Carabinieri o Polizia stradale in servizio.      Al ristorante “Piero”, dove lavora l’intera famiglia di imprenditori sin dal patron Antonino Scibilia che, nel 1933, inaugura il primo esercizio, la gestione è passata in primo step alla moglie Emilia e al figlio Piero che ha molta cura di rispettare le esigenze degli utenti e di eventuali disposizioni ministeriali e ha tramandato la stessa filosofia alle figlie Emy e Giovanna, oggi al comando.

Il locale, che dal 1959 si trova in pieno centro storico in via Ghibellina 119, possiede salette interne accoglienti e rilassanti, oltre ai tavolini esterni. Ha la mission di offrire il meglio della cucina peloritana, dai piatti di Tradizione: u pisci stoccu a ghiotta, i bracioli missinisi, a liparota e a psta ‘ncaciata per poi sperimentare piatti innovativi con lo chef Graziano Faciano, in postazione da tre anni, appoggiandosi ai prodotti tipici siciliani e del Mar Mediterraneo.

Il Ristorante Piero nella sua lunga storia ha richiamato volti celebri quali Modugno, Giancarlo Giannini, Cristian De Sica, Raul Bova, Gianni Morandi, Claudio Villa, i Pooh e Arisa.

Nella nostra curiosità di inchiesta su questa tematica scottante e delicata, non potevamo non fare un passaggio in un altro autorevole locale di gelateria e pasticceria “Bar Doddis – La Tradizione dal 1926“, dove abbiamo ascoltato pure una collaboratrice dell’odierna proprietà, Jessica Pandolfino. La responsabile Chiara Doddis manda avanti questa attività garantendo da anni un servizio al cittadino di spiccata qualità e certamente vuole ottemperare alla regolamentazione che viene imposta dal Governo nazionale per prevenire gli incidenti stradali e collaborare con le leggi dello Stato a tutela della salute pubblica. In soldoni, anche in questo conteso, la clientela non ha mai interrotto o modificato le sue abitudini di frequentazioni dei locali ma ho solo ridimensionato la quantità dei consumi nei confronti dell’alcol, specialmente sul filone del cocktail bar e quindi degli aperitivi a base superalcolici. L’offerta qui si estende dalle esperienze uniche per i clienti, dalla colazione tipica messinese con granita e brioche al ricco apericena con i rustici mignon in un ambiente confortevole ed elegante. La passione per l’arte della pasticceria fa pressing e va alla ricerca solo di materie prime selezionate e fresche, miscelate con maestria per creare leccornie anche elaborate.

Per completare lo scenario delle tipologie di locali pubblici prima il ristorante, poi il bar – pasticceria e infine il lounge bar che ha l’autorizzazione di passare musica tramite dj set o fare esibire dei gruppi con un bacino di utenza che per indole dovrebbe gradire parecchio i drinks e i distillati. Parliamo del “Pied à Terre” (in via Pozzoleone 111, accanto al Teatro Vittorio Emanuele di Messina), il cui titolare Lorenzo Ferrara, da navigato imprenditore che ha avuto in passato anche locali nel nord Italia ha tentato di veleggiare verso una impronta che si rivolga “né al Medioevo né ai Dinosauri” nell’Area Metropolitana dello Stretto, “scontrandosi” spesso con i criteri di Isole Pedonali Sì o No delle Amministrazioni che si sono avvicendate. Ferrara gestisce questo ritrovo serale con la sua compagna Ivona – storica barlady in città e insieme sono riusciti a sbarcare letteralmente dall’altro lato dell’Ente Teatro, avendo a disposizione una nuova bottega che sostituisce il loro precedente “Chopin”, dove anche si ascoltava musica e si ballava. Con questo che si chiama “Fryderyk”, anche questa coppia aziendale è ligia al dovere ministeriale, senza sbavature e mette a proprio agio i fruitori comunque di entrambi i loro locali, fornendo persino l’etilometro monouso, in funzione dei consumi di alcol di ogni cliente: “perché anche quell’aggeggino – sostiene Ferrara – ha un costo e non vorremmo andare in perdita anche con questa fornitura che per noi è una gentilezza ma non è un obbligo”.