‘Ndrangheta e Zingari: il dovere di affrontare la complessità, narrare e denunciare

Se pure oggi la ndrangheta è vista e percepita a suoni di stereotipi, come la stracciona della triade di mafia e camorra, di chi la colpa?

Concludiamo questi approfondimenti offerti sotto la scelta semantica data dall’equazione secondo cui: i rom stanno agli zingari come i calabresi stanno agli ndranghetisti. Così, se ai calabresi tocca il primo impegno a sconfiggere la ndrangheta, è ai rom che spetta quello di debellare gli zingari. Come raccontare questo nuovo sistema criminale? Perché ai giornalisti è affidato il compito di riflettere e farsi interpreti del proprio tempo, al fine di stimolare un pensiero critico nel quotidiano. Si faranno con le cosche degli zingari gli stessi errori comunicativi fatti con la ndrangheta? Nel 2016 il giornalista Carlo Lucarelli, commentando la puntata del 2004 dedicata alla criminalità organizzata calabrese nel celebre programma “Blu Notte”, si lanciò in una seria e doverosa autocritica.

Se pure oggi la ‘ndrangheta è vista e percepita a suoni di stereotipi, come la stracciona della triade di mafia e camorra, di chi la colpa?

Se pure oggi la ndrangheta è vista e percepita a suoni di stereotipi, come la stracciona della triade di mafia e camorra, di chi la colpa? È colpa dei giornalisti? Forse questa categoria non ha raccontato abbastanza o abbastanza bene questo fenomeno criminale? E quanto questo gap narrativo ha fatto e in parte fa ancora buon gioco alla ndrangheta? Qualcuno ricorda che persino Nicola Gratteri ed Antonio Nicasio hanno avuto difficoltà alla pubblicazione del loro primo saggio sull’argomento. Fu merito dell’editore Pellegrini di Cosenza quello di essere l’unico all’epoca a dare credito a quel tema: altro che Mondadori! La pubblicistica sulla ndrangheta dell’ultimo ventennio funzionata perché partita dalla Calabria e per la Calabria.

I giornalisti devono comprendere e spiegare le cosche degli zingari

I giornalisti devono comprendere e spiegare le cosche degli zingari. I sintomi sono da anni sotto gli occhi di tutti, ma è mancato il coraggio e la volontà di affrontare un contesto complesso. Sottovalutare un fenomeno mafioso lo rafforza e fa crescere. Gli zingari si servono e fanno scudo della comunità rom, i quali sono la loro prima vittima. Gli zingari coi loro fiancheggiatori additano di razzismo ed usano il politicamente corretto come l’arma per ostracizzare ed addurre al silenzio chi abbia tentato questa presa di coscienza, mandando in caciara qualsivoglia riflessione strutturata. E c’è una sottovalutazione interiorizzata dall’opinione pubblica.

Le cosche zingare possiedono ora arsenali di armi tali da fare invidia alle ndrine degli anni Ottanta

Le cosche zingare possiedono ora arsenali di armi tali da fare invidia alle ndrine degli anni Ottanta. Hanno un controllo capillare del territorio. Ciccarello, Arghillà e il Rione Marconi sono oggi roccaforti più impenetrabili di quanto fosse mai stata Archi. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti e forse anche per questo ci si è abituati. Il giornalismo innanzi a questo relativamente nuovo fenomeno mafioso ha un dovere deontologico: offrire al lettore e alla cittadinanza lo stimolo a maturare un’opinione critica. Gli odierni approfondimenti dedicati alle cosche zingari sono scritti con l’idea di contribuire ad abbozzare una presa di coscienza sulla nuova grande sfida che tutti siamo già chiamati a contrastare, nolenti o volenti. Adesso il sassolino nello stagno è stato lanciato. Grazie, StrettoWeb.