Una storia lunga due milioni di anni che ha appassionato tantissimi scienziati. Il promontorio di Milazzo che si prolunga per 6 chilometri in mezzo al mare, un tempo era un’isola. Tutto inizia due milioni di anni fa quando la montagna di Capo Milazzo – con Monte Trino – inizia a venir fuori dal mar Tirreno fino a formare una piccola isola non distante dalle Isole Eolie che all’epoca presentavano un aspetto totalmente diverso da quello di oggi. Tra Milazzo e l’arcipelago eoliano, nonostante un mare di sole 12 miglia marine, non vi è legame geologico. Di natura calcarea Milazzo – almeno il Capo – mentre è vulcanico il complesso eoliano con sommità laviche di antichi vulcani sopravvissuti ma sommersi in parte, dette oggi faraglioni. Fu infatti Molino Foti nel 1869, allievo di Giuseppe Seguenza (importante geologo e naturalista messinese del tempo), a descriverne la genesi come dovuta a “un innalzamento lento e oscillante”.
Se si passeggia per le via di Sant’Antonio sul versante tirrenico del Capo Milazzo è ancora possibile imbattersi in numerosi fossili di ammoniti che testimoniano proprio quando il promontorio di Milazzo era sotto l’acqua. Il biologo Carmelo Isgrò ha documentato questi reperti oggi visibili al Museo del Mare al Castello di Milazzo. L’isolotto milazzese iniziò il suo lento ricucire alla terra ferma da dieci mila anni fa. E’ possibile che i primi uomini arrivati in Sikania furono testimoni di questo avvicinamento tra terra ferma e isola con la lenta azione dei torrenti che dalle montagne portavano a valle giacimenti. Quella che oggi chiamiamo “Piana di Milazzo”, una grande pianura piena di torrenti e sabbia che arriva fino a San Papino (piazza Roma) laddove inizia il risalire e il formarsi del promontorio che un tempo era un’isola appunto. Geologicamente non sarebbe corretto quindi definire Milazzo l’ottava isola eolianama geograficamente, un tempo, sarebbe potuto esserlo.


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