Un’istituzione del calcio italiano, uno degli allenatori più vincenti della storia, oggi a Reggio Calabria. Fabio Capello è il grande protagonista del secondo appuntamento con il ciclo di eventi in città legati alla mostra “Il Calcio è Arte”. Dopo Donadoni e Tassotti, dunque, un altro tassello di quel Milan vincente, anche se ovviamente l’allenatore – dopo l’importante carriera da calciatore – ha vinto anche tanto sulle panchine di Real Madrid, Roma, Juventus. Capello è stato ospite dell’Aula “Quistelli” dell’Università Mediterranea.
Per questo l’apertura dell’evento è stata affidata al Rettore Giuseppe Zimbalatti: “ringrazio Comune e Città Metropolitana di Reggio Calabria, che hanno dato la disponibilità per poter ospitare Leggende viventi del calcio italiano. Saluto Fabio Capello, che non ha bisogno di presentazioni”, ha detto Zimbalatti, il quale ha consegnato all’allenatore dei gadgets dell’Università, tra cui una maglia. “Questa è quella con la variante nerazzurra”, ha detto il Rettore. “La metterò per le mie camminate, ma nerazzurra preferisco di no”, ha scherzato Capello, in relazione ai colori che richiamano quelli dell’Inter, storica rivale del suo Milan, con cui ha vinto tutto in panchina.
Falcomatà: “noi ricordiamo quella vittoria della Reggina all’Olimpico”
“Diremo al Rettore di fare anche la variante in rossonero”, ha esordito scherzando il Sindaco Falcomatà, il secondo a prendere la parola dopo il Rettore. “Ringrazio mister Capello per essere qui, per noi è un onore. Siamo davvero convinti. Da tifoso del Milan con lei guardavamo le partite con meno sofferenza”, rispetto all’attualità. “Da tifoso della Reggina poi non posso non dimenticare lo 0-2 della Reggina all’Olimpico (quando Capello allenava la Roma, ndr). Per noi quel 19 marzo 2000 è stata una giornata storica, per lei magari un po’ meno”. Anche Falcomatà ha consegnato a Capello alcuni omaggi, come una targa e un libro enciclopedico sulle bellezze del territorio reggino in occasione del 50° del ritrovamento dei Bronzi di Riace.
Gli inizi di carriera e un messaggio sempre in testa
Poi è stata la volta di Fabio Capello, che ha chiacchierato insieme a Marco Russo, giornalista di DAZN. “A 15 anni sono andato via di casa, acquistato dalla Spal. Studiavo da Geometra e ogni due settimane dovevo scrivere delle lettere a mio padre, che era insegnante. Lui capì che c’era qualcosa che non andava, ero l’unico che studiava ma ero preoccupato che stessi prendendo l’andazzo di quelli che non stavano facendo nulla. Però quando mi vide mi disse: ‘provaci’. Quella frase mi accompagnò per tutta la vita. Giocai fino a 34 anni nonostante due operazioni al menisco. Non c’erano fisioterapisti allora, mi curavo da solo. Il mio lavoro è stato di insegnante, educatore, ai giovani cercavo di far superare le difficoltà dicendo proprio ‘provaci'”, ha detto Capello parlando degli inizi della sua carriera e di ciò che lo ha accompagnato per tutta la carriera.
Gli artisti allenati da Fabio Capello: da Messi ai “milanisti”
Il calcio è arte, ma quali artisti ha allenato Capello? “L’ho allenato solo nei tour di beneficenza, ma uno era Messi. Faceva dei tour in Sudamerica e mi chiamava come allenatore, lo faceva perché lui esordì nel Barcellona a 16 anni e mezzo, nel Trofeo Gamper, e giocava contro la Juve, che allenavo. Esordì davanti a 85 mila persona e gli vidi fare cose mai visti. Chiesi: ‘ma chi è questo?’. Dopo 20 minuti andai da Rijkaard: ‘me lo date in prestito alla Juve, tanto da voi non può giocare, avete tre stranieri’. Quello che mi ha impressionato di più è stato Ronaldo, non questo qui, ma quello vero. Aveva delle velocità e una tecnica incredibile. Però l’ho dovuto mandare via se volevo vincere al Real Madrid, perché non faceva vita da atleta. Pur essendo il più bravo, era un leader negativo, perché trascinava anche altri nella non vita da atleta. Un altro è stato Van Basten, anche se io l’ho visto poco. Poi ci metterei i vari Baresi, Maldini, Costacurta, cresciuti nel Milan. Loro avevano un’anima, quella rossonera, e trasmettevano questo alla squadra. Ieri in Inter-Milan c’era un solo giocatore italiano”.
Capello e l’amore per l’Arte
Capello, prima di essere un allenatore, è un artista, e non solo di calcio e sport. Ama l’Arte, in ogni sua forma: “mi piace tutta. Facevo il calciatore, mi sono sposato a 23 anni e ho avuto una moglie che aveva le mie stesse idee su come passare le vacanze. E così abbiamo girato il mondo, da Cambogia a Perù, Israele, tutto l’Oriente, e poi avevamo la passione del Sub”. Non per niente, quando veniva a Reggio Calabria, la tappa fissa era quella dei Bronzi di Riace.
Capello girava il mondo anche in occasione delle tournée con le squadre, approfittando per scegliere mete in cui la squadra nel pomeriggio potesse visitare dei luoghi: “nel 1991 andammo in Cina e c’erano solo biciclette. Siamo andati sulla Muraglia Cinese, all’epoca eravamo soli, mentre ora è impossibile. Abbiamo visto crescere la Cina”.
Il messaggio di Ariedo Braida
Oggi doveva essere presente insieme a Fabio Capello anche Ariedo Braida, colui che ha inaugurato la mostra a Reggio Calabria diverse settimane fa. Uno stato influenzale l’ha bloccato all’ultimo, ma ha voluto lasciare un messaggio telefonico, scusandosi per l’assenza: “era l’unico osservatore di cui mi fidavo. Gli dicevo: ‘dimmi se questo è un giocatore da Milan’. Lui era capace di capirlo, era un artista”, ha detto Capello.
L’importanza delle strutture e il messaggio ai genitori
“Nel 1996 andai ad allenare il Real Madrid per la prima volta. Quando arrivai al Centro Sportivo rimasi scioccato. Milanello in quel momento vinceva 3-0. Perché al Real c’erano due campi in erba e poi tantissimi in terra battuta. Fino a quando non è stato costruito, nel 2002, il nuovo Centro, il Real Madrid aveva campi in quel modo. Per cui, importanti le strutture, lo dico perché l’Assessore mi diceva prima che il Comune di Reggio Calabria sta spendendo delle risorse per palestre e campi”. E poi il messaggio ai genitori: “a loro dico: ‘non pensate di avere tutti fenomeni in casa e non sgridate contro l’arbitro, anche per qualche calcetto in più, è sport, è divertimento'”.
Capello e il bullismo
“Facevo una riunione coi giocatori prima di iniziare: ‘se volete vedermi veramente arrabbiato, trattate male chi lavora con noi – i vari magazzinieri, dottori – e il personale degli hotel in cui andiamo. Prima di tutto rispetto, perché lì potrebbero esserci vostri familiari”, il messaggio di Capello sul bullismo.
Il declino del calcio italiano
“Nel periodo in cui io ho allenato in Italia, tutti i migliori giocatori al mondo venivano in Italia, quindi il livello del gioco era molto alto. Si vinceva in Europa. L’Inghilterra ha preso i migliori per anni, il calcio italiano è andato in crisi, ma ora il calcio italiano è tornato a crescere, con allenatori interessanti. Siamo ancora lontani dall’intensità del calcio inglese e dalla tecnica di quello spagnolo, ma sono fiducioso”, ha detto l’allenatore rispondendo a una domanda di uno studente in merito ai cambiamenti del calcio italiano.
“Giochisti o risultatisti?”
Uno studente chiede se è meglio giocare bene e non ottenere per forza il risultato, o andare dritti al risultato anche senza bel gioco: “credo che ai tifosi, in percentuale, importi più vincere, anche perché ci sono gli sfottò, nei derby”, ha risposto Capello.
I ricordi di Reggio Calabria
“Il ricordo di Reggio e della Reggina? Le partite me le ricordo, molto calde, molto intense, il pubblico qui si sente”, ha detto Capello ricordando la Reggina.


















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