Catania, la storia di 15 migranti diventati esperti potatori di ulivi

A Scordia, provincia di Catania, 15 migranti diventano esperti potatori di ulivi grazie a uno dei progetti Sistema accoglie e integrazione

Un progetto di alta specializzazione per imparare le tecniche di potatura degli ulivi. E’ così che 15 migranti ospiti dei progetti Sai (Sistema accoglienza e integrazione) di Acireale e Catania sono diventati esperti potatori di ulivi, un settore che soffre la mancanza di lavoratori qualificati. Le tecniche acquisite sono state messe in pratica nei terreni tolti alla criminalità organizzata a Scordia (Catania). Ad insegnare i ‘trucchi’ del mestiere a una quindici di giovani uomini, tra cui alcuni minori, sono stati gli esperti della scuola di potatura ‘Guido Pannelli’ di Spoleto.

La prima lezione è stata teorica: la struttura della pianta dell’ulivo, la diffusione nel mondo, il mercato dell’olio d’oliva, la migliore gestione dei frutti, i meccanismi autonomi di difesa della pianta dagli agenti patogeni. Terminata la parte teorica, si è poi passati alla parte pratica: l’applicazione, sulla pianta, di quanto studiato sulle slide. Gli alberi sono stati quindi potati seguendo le regole del vaso policonico che garantisce una maggiore produttività della pianta mantenendola in salute e permette la lavorazione (compresa la raccolta) da terra, senza cioè dovere ricorrere a scale o a macchinari.

I migranti dei Sai di Catania e Acireale hanno lavorato per rimettere in sesto un uliveto abbandonato, applicando, sotto la guida dei docenti, le tecniche appena apprese. Al termine delle lezioni teoriche e pratiche a tutti è stato rilasciato un attestato di partecipazione.

Il lavoro in agricoltura ha ormai bisogno di un altissimo livello di specializzazione – spiega Fabrizio Sigona, presidente del Consorzio Il Nodo – Queste professionalità, però, non sempre sono presenti sul mercato, nonostante siano molto richieste dalle aziende che hanno un modo etico di lavorare e che tengono particolarmente alla qualità del prodotto che coltivano“.

La formazione è anche uno strumento per contrastare il mercato del caporalato. “Avviare a un impiego qualificato questi ragazzi, anche tramite i tirocini formativi che faranno in futuro – aggiunge – significa combattere attivamente le economie illegali e praticare una vera integrazione, basata anche sulle competenze“.