Ennesima fake news sul Ponte sullo Stretto, alimentata dai grandi giornali vicini ai partiti del No (Repubblica-Pd e Il Fatto Quotidiano-M5S). Ma prontamente smentita da aziende e avvocati citati. Webuild “apprende con sorpresa di essere citata in relazione a intercettazioni connesse a indagini in corso su personaggi legati alla malavita organizzata. – si legge in una nota della società – Né la società Infrastrutture M&B srl né i signori Giovanni Bontempo e Francesco Scirocco hanno avuto e hanno alcun rapporto in essere con Webuild, Gruppo che osserva una rigida procedura di qualificazione dei fornitori, acquisendo le informazioni dagli organismi istituzionali preposti ed effettuando ulteriori approfondimenti laddove necessario. Le procedure di selezione dei fornitori ed i controlli istituiti a tutela della legalità avrebbero in ogni caso reso del tutto improbabile la stipula di atti o contratti con i soggetti indicati o con società agli stessi riferiti, proprio in considerazione della strettissima e continua collaborazione con le autorità e le forze dell’ordine da parte del Gruppo Webuild“.
“Il signor Danilo Condipodero, dipendente del Consorzio Messina-Catania, di cui Webuild è socio, risulta in funzione con mansioni di assistente contabile di magazzino. Tali mansioni non contemplano in alcun modo attività di acquisizione di mezzi, strumenti e tanto meno immobili né poteri di scelta sui fornitori. Di conseguenza, le presunte frequentazioni con i signori Scirocco e Buontempo sarebbero riconducibili ad una iniziativa autonoma ed unilaterale del signor Condipodero, svolta su base personale e come tale non condivisa con alcun esponente del management del Consorzio. Non si capisce quindi a che titolo e con quale finalità Webuild sia citata in questa vicenda“, conclude Webuild.
E l’avvocato del signor Danilo Condipodero, Francesco Paolo Imparato, precisa che il suo assistito non è neanche sottoposto a indagini, bensì “totalmente avulso da qualsivoglia dinamica del malaffare mafioso per essere un lavoratore incensurato che, suo malgrado, sta subendo i contraccolpi di una gestione della notizia che per attirare i lettori e aumentare la capacità di diffusione agisce in spregio ai fondamentali diritti della persona. Nel caso di specie, davvero, si fatica a ravvisare la ragione che abbia condotto quei giornali a diffondere le generalità di un soggetto che, si ripete, non è in alcun modo toccato dall’indagine“.


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