Reggio Calabria, associazione denuncia “le mani sulla città dell’Amministrazione, strafottente nei confronti dei cittadini”

Reggio Calabria, la nota dell'associazione Reggio Rinasce

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“Da almeno vent’anni, un governo via l’altro, l’art. 1 della Costituzione è stato cambiato. L’Italia non è più una Repubblica fondata sul lavoro: è fondata sulla strafottenza istituzionale. E non è più “democratica”, visto che i cittadini non contano più niente nelle scelte di cui devono essere protagonisti”. Lo afferma in una nota l’associazione Reggio Rinasce.

“Nell’uso del territorio che fa anche questa amministrazione si ripropone un eterno copione, già più volte censurato da decine di procedimenti giudiziari: prima gli sherpa trovano i soldi da spendere, e dopo si trova una porzione di città da devastare inutilmente allo scopo di spenderli. Piazza De Nava docet”.

“Forse bisognerebbe organizzare proiezioni educative del monumentale “Le mani sulla città” di Francesco Rosi per amministratori (e studenti), per capire qual è il livello di non-governo dei gruppi di marionette che si alternano sugli scranni del potere e si stracciano le vesti per agevolare il passaggio di centinaia di milioni di euro di cui -utili inconsapevoli- non vedranno le briciole, mentre generazioni di figli e nipoti non vedono l’ora di andarsene via per la programmata mancanza di lavoro”.

“L’inutile devastazione di Piazza Milano è solo il più recente (ma purtroppo non l’ultimo) esempio. Con il consueto stile dell’amministrazione, nessuna tabella, nessun importo, nessun progetto preventivamente visibile, nessun responsabile individuabile, nessuna licenza edilizia esposta, nessun avviso su inizio e fine dei lavori, nessuna indicazione sulle fonti di finanziamento, su responsabile unico del procedimento e così via senza farsi mancare nulla. Forse l’U.T.G. potrebbe fare qualche domanda”.

“Idem per le competenze delle sovrintendenze paesaggistiche e ai beni culturali. Idem per un corpo accademico che resta inglobato nella subalternità degli affidamenti progettuali e che, dalla nascita del primo nucleo con l’IUSA, ha lasciato la città imbruttire sempre di più, dopo aver infiltrato tutte le associazioni ambientaliste di cui si percepisce il rombante silenzio”.

“La dolosa e prepotente negazione del diritto (già da anni correttamente finanziato) al ripristino delle Circoscrizioni è come si vede il presupposto per fare e disfare a proprio piacimento, mentre organi giurisdizionali di tutela, come ad esempio la corte dei conti (ma non solo) acquistano ogni giorno quintali di mortadella con cui foderarsi gli occhi e non vedere gli sperperi, come per le pericolose e incongrue piste ciclabili, o le pericolosissime strisce pedonali apposte al di là degli incroci, pagate un tanto a latta di vernice secondo la creatività degli esecutori”. 

“Di certo i cittadini del quartiere se avessero avuto un organo democratico di rappresentanza difficilmente avrebbero accettato che milioni di euro vengano ancora una volta usati per servire chi organizza l’appalto e non i cittadini, come per il caso del nuovo palazzo di giustizia. Per paradosso, in molti casi, le polemiche a posteriori ben vengono anche se portano ad una sospensione: l’importante è avere strappato la commessa e cominciare a incamerare gli stati di avanzamento dei lavori; se poi vengono completati o no poco importa (tanto,’u porcu è ghintra, dicono le persone di rispetto)”.

“Purtroppo tutti quelli che protestano per i ritardi cronici e programmati nell’esecuzione di opere pubbliche (vedasi i 1400 giorni del nuovo ponte sul Calopinace) non capiscono che tutto sarà inaugurato in pompa magna solo una settimana prima delle elezioni. E il manipolo di gestori reali della spesa pubblica aspetterà con pazienza i volti nuovi a cui fare una proposta che non si può rifiutare”.

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