Il noto manager/consulente reggino Fabio Bensaja ha pubblicato su facebook un post che nel giro di poco tempo è diventato virale. L’illuminante riflessione di Bensaja potrebbe davvero essere interessante per Reggio Calabria:
“Ed eccoci qua, sta arrivando il sabato sera; siete pronti per andare a cena fuori? prima che stabiliate dove consumare il vostro pasto serale in compagnia degli amici voglio raccontarvi una storiella con la quale gli Inglesi spiegano ai ragazzini come funziona la circolazione del denaro e della ricchezza sul territorio (ovviamente la adatterò alla nostra realtà)”.
“Storiella:
Un giorno, entra un viaggiatore in un albergo e chiede se è possibile vedere una camera visto che è da tanto che è in viaggio in auto e la moglie non sa se sia il caso di fermarsi. Il proprietario dell’albergo, di nome Ciccio, dopo avere mostrato l’ultima camera rimasta, dice al viaggiatore che costa 100 euro; il turista, piacevolmente colpito dalla camera, nel dubbio di non trovarla più, prima ancora di andare a chiedere alla moglie, mette sul bancone della reception 100 euro per bloccare la camera ed esce per raggiungere la consorte”.
“Uscito il turista, entra nell’albergo il fornitore di salumi locali e chiede all’albergatore di saldare la fattura pari a 100 euro; l’albergatore quindi prende le 100 euro che erano ancora sul bancone e le consegna al salumiere. Il salumiere, appena ricevuto l’incasso, va nel negozio di scarpe e ne acquista un paio nuove al prezzo di 100 euro.
Il commerciante di scarpe, con quei 100 euro va dall’architetto che gli sta sistemando la casa e gli versa i 100 euro per l’acconto della classificazione energetica”.
“Appena ricevuti i soldi, l’architetto si reca presso l’albergo di Ciccio, dove da qualche giorno aveva lasciato in sospeso il conto della camera dove aveva ospitato i suoceri, ringrazia, salda posando i 100 euro dovuti sul bancone, e va via. Qualche secondo dopo entra nuovamente nell’albergo il turista che, scocciato, riferisce a Ciccio che la moglie, premurosa di raggiungere i figli in vacanza, ha deciso comunque di continuare a viaggiare e quindi non occuperanno la camera da lui precedentemente confermata”.
“Ciccio, a questo punto, mette la mano su quei 100 euro sul bancone e li fa scivolare in direzione del viaggiatore dicendogli di riprenderli e di non preoccuparsi. Il viaggiatore, stanco ma felice, appena fuori dall’albergo, prende il cellulare e scrive una bellissima recensione sull’albergo esaltandone la cortesia. Fine della Storiella”.
“Ecco, questa, come dicevo, è una versione riadattata della storiella che gli Inglesi usano per fare capire ai ragazzini come è importante fare circolare il denaro per produrre ricchezza sul territorio. Adesso, noi Reggini, che siamo talmente esterofili che se mai dovesse venire un turista cinese, vedendo l’enorme numero di ristoranti sushi in città, crederebbe di trovarsi a Pechino, o se mai dovesse venire un Milanese, vista l’abitudine di andare nei lounge bar dove si fa l’after hour con lo spritz drink on the rock, crederebbe di essere a casa sua,
…cerchiamo di immaginare se i 100 euro, una volta in mano all’albergatore, anziché al salumificio locale, fossero andati in mano al distributore di angus argentino…”.
“Ecco, quindi, il mio consiglio per un sabato sera “identitario”, e magari che valga anche oltre: prima di sentirci cittadini del mondo cerchiamo di sentirci parte della nostra storia; consumiamo prodotti locali serviti da nostri conterranei; chiediamo ed esigiamo; perché ogni volta che acquistiamo una fetta di speck del Trentino o una fetta di bresaola della Valtellina, anziché una fetta di una genuina soppressata o di capocollo, condanneremo sempre più una famiglia di produttori locali a non produrre più, saremo costretti a vedere i loro figli che emigreranno e che faranno crescere le loro famiglie altrove, con nuovi accenti e nuove tradizioni, mentre qui andremo sempre più a scomparire”.
“Pensiamoci, soprattutto se siamo degli architetti che fanno case, o commercianti che vendono scarpe, ma anche insegnanti che vedono sempre meno iscritti a scuola, o avvocati che vedono sempre meno assistiti, o chiunque noti che uscendo di casa siamo sempre meno in giro. Siamo veramente stufi di salutare i nostri giovani costretti a prendere quel treno per andare a lavorare altrove? Siamo veramente stanchi di vedere i nostri ragazzi che tornano solo durante le feste?
Va bene il cibo di altre etnie, ma diamo valore prima di tutto alla nostra tradizione, anche culinaria; ricordiamo che una etnia scompare quando i suoi componenti non si sentono più gli eredi di una comunità storica e culturale e non condividono più la volontà di mantenerla; o siamo Reggini solo quando gioca la squadra di calcio?”
“Cominciamo dalle piccole scelte quotidiane.
Facciamo squadra.
Se andiamo sulla riviera Romagnola gli amici ci inviteranno non a mangiare un’aragosta ma a gustare la loro piadina con lo squacquerone; se andiamo nella ricca Versilia troveremo ovunque piatti semplici come la cecina, la panzanella, i tordelli e fette di pane locale con sopra il lardo di Colonnata, … perché a Reggio Calabria con difficoltà troviamo i nostri prodotti nei locali e andiamo avanti col salmone norvegese e la cheesecake?”
“Abbiamo tutto, anche troppo. Siamo talmente ricchi che il nostro territorio potrebbe sopravvivere benissimo nel caso in cui tutto il resto del mondo, tutto ad un tratto, dovesse scomparire. È meglio alimentarsi con le cose “tamarre” della nostra tradizione o fare la figura dei “rinisciuti” finti scic? Ripartiamo. Esigiamo prodotti locali e personale locale ben formato; non cerchiamo di fare i fighi cercando di risparmiare i 10 euro che sappiamo benissimo che li scontiamo in scarsa qualità e gente sottopagata”.
“Meglio uscire una volta sola a settimana, non avvelenarsi ed agevolare la circolazione della nostra ricchezza: cerchiamo di esaltare la nostra identità nel quotidiano. Selezioniamo e diventiamo noi la nostra moda.
Qui c’è di tutto ed è tutto più buono, tutto profuma e tutto ha un sapore deciso e forte, forte come le origini del nostro popolo, frutto dell’incrocio dei migliori popoli guerrieri del mediterraneo; o vogliamo concludere tutta la nostra storia come un popolo di miao con lo sciù sciù?”.


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