Strage di Cutro, chiesti 20 anni per uno degli scafisti ma lui si difende: “ero solo il meccanico”

Gun Ufuk ha raccontato la sua versione dei fatti nell'udienza di questa mattina sulla tragedia del 26 febbraio: "mi dispiace tanto per il dolore causato ai familiari delle persone morte"

StrettoWeb

A un anno dalla Strage di Cutro, il processo contro i colpevoli dell’eccidio continua a ritmi serrati. La Procura di Crotone ha richiesto venti anni di reclusione per Gun Ufuk, cittadino turco di 29 anni ritenuto uno degli scafisti della “Summer Love”. Questa mattina il pubblico ministero Pasquale Festa – a conclusione del processo con rito abbreviato – ha chiesto anche 2,1milioni di multa per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, naufragio colposo e morte in seguito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La versione dei fatti secondo Gun Ufuk

Ma Ufuk si difende: “io ero solo il meccanico della barca ed ho barattato il pagamento del viaggio con il compito di macchinista per riparare il motore. Non ho mai guidato la barca. Mi dispiace tanto per il dolore causato ai familiari delle persone morte. L’imputato, difeso dell’avvocato Salvatore Falcone, si è sottoposto ad interrogatorio nel corso di una lunga udienza dove ha ammesso di essere parte dell’equipaggio, ma di non essere responsabile dell’accaduto: “io dovevo solo scappare dalla Turchia per motivi politici”.

“Ero stato arrestato perché considerato di fare parte del movimento che aveva condotto il tentato golpe del 2016. Nel 2019 sono stato in carcere per otto mesi perché criticavo Erdogan e le sue politiche. Quando sono uscito per due anni ho dovuto presentarmi alla polizia ed ho tutt’ora il divieto di uscire dalla Turchia. Per chi è considerato golpista non è facile vivere in Turchia. Siamo discriminati dalle autorità e non riusciamo a trovare lavoro. Per questo ho deciso di partire, ma non avevo i soldi necessari e così ho accettato di fare il meccanico della barca che doveva arrivare sulla costa italiana e tornare”.

Mi ha fatto conoscere gli organizzatori del viaggio Bayram, mio amico, che era il comandante della barca e che è morto nel naufragio”. Ufuk prosegue: “la barca la conduceva il mio amico Gulem Byram che aveva già fatto altri viaggi. Io stavo vicino a lui ma non ho mai guidato. Quella notte ho sentito che l’imbarcazione aveva toccato qualcosa ed ho visto Byram che cercava di virare: ha dato gas ma il motore si è spento. Io ho avuto paura e mi sono tuffato perché la barca era inclinata. Ho nuotato mezz’ora e sono arrivato sulla spiaggia, Byram non ha abbandonato la barca. C’era caos, gente che gridava”.

L’imputato ha poi raccontato di essere scappato in Austria “insieme a Mohamed – il siriano arrestato il 5 dicembre e capitano della prima barca che poi si era rotta. Abbiamo camminato per 5 ore e poi ricordo che c’era un porto abbiamo preso un taxi per Bari. Ha pagato Mohammed. Da Bari siamo andati a Roma e poi verso la Germania, ma a Salisburgo mi ha fermato la polizia.

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