Un mese senza il Dott. Vincenzo Felice: il ricordo dell’equipe di Corigliano-Rossano

Il ricordo del Dott. Conforti: "la città ha perso un professionista dalle doti umane ineguagliabili; un amico fraterno"

StrettoWeb

“Anima generosa come poche, mai invadente, capace di un’attenzione smisurata e pronto a darsi totalmente per pazienti, colleghi, corpo infermieristico e per chiunque si rivolgesse a lui, anche per strada, per chiedere un consiglio. Impossibile richiamare alla memoria un aneddoto particolare che possa raccontare di lui: il suo garbo era quotidiana normalità. Con la sua prematura dipartita non solo il reparto ma l’intero Spoke di Corigliano-Rossano e chi ha avuto la fortuna di incrociare i suoi passi in questa vita terrena, ha perso un professionista dalle doti umane ineguagliabili; un amico fraterno”.

È il ricordo commosso del collega Roberto Conforti condiviso con tutta l’equipe ad un mese esatto (che sarà celebrato con una messa a suffragio oggi, mercoledì 31, alle ore 18 nella Chiesa di San Paolo allo scalo di Rossano) dalla prematura scomparsa del dottore Vincenzo Felice, già primario dell’Unità Operativa Complessa di anestesia e rianimazione di Corigliano-Rossano.

“In pensione da tre anni il dottore Felice – aggiunge – aveva aderito alle prestazioni aggiuntive proprio per dare una mano all’intera equipe e sopperire alle difficoltà dei turni per carenza di personale nella sala operatoria. Quel reparto era diventato per lui una seconda casa tanto da condividere con il personale medico e paramedico le gioie ed i traguardi della sfera familiare, come la nascita di un nipotino, le nozze di un figlio, ma anche la vittoria della sua squadra del cuore, la Juventus”.

“Teneva così tanto all’unità del reparto che si era fatto promotore (e spesso li sponsorizzava) momenti di convivialità e socialità fuori dal presidio ospedaliero. La sua assenza – riporta Conforti – si è sentita fortissima quando, sopraggiunta la malattia ed impossibilitato a partecipare, non poteva più prendere parte a queste cene. Così tanto – conclude – che l’appuntamento tradizionale è andato man mano scemando: mancava il vero collante”.

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