Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto, cioè lo sterminio di chi era considerato nemico dello Stato come semplici cittadini di idee opposte a quelle governative, come liberali, comunisti, socialisti, social-democratici, Rom, Testimoni di Geova, Ebrei, omosessuali, e individui accusati di comportamenti ritenuti asociali o devianti ed altri gruppi di indesiderabili.
La mattina del 27 gennaio 1945 circa settemila uomini erano ancora detenuti nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Oltre un milione di deportati trovò la morte ad Auschwitz. La stima degli ebrei sterminati ammonta a sei milioni. La data del 27 gennaio venne scelta in quanto in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. L’apertura dei cancelli di quel campo di concentramento mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche strumenti di tortura e annientamento utilizzati in quel lager nazista.
La creazione dei lager nazisti
Tra il 1933 e il 1945, la Germania Nazista e i loro alleati crearono più di 44.000 campi di concentramento. Strutture destinate a incarcerare o isolare chi era considerato nemico dello Stato come semplici cittadini di idee opposte a quelle governative, come liberali, comuniste, socialiste, social-democratiche, Rom, Testimoni di Geova, Ebrei, omosessuali, e individui accusati di comportamenti ritenuti asociali o devianti ed altri gruppi di indesiderabili. Quei campi furono usati per diversi scopi, tra i quali i lavori forzati, la detenzione, e l’eliminazione in massa dei prigionieri.
Il Giorno della Memoria
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto, come stabilito nella risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005. L’Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa, nello stesso giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: essa ricorda le vittime dell’Olocausto, delle leggi razziali e coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.
Quelle strutture detentive erano destinate a incarcerare o isolare chi era considerato nemico dello Stato come semplici cittadini di idee opposte a quelle governative, come liberali, comunisti, socialisti, social-democratici, Rom, Testimoni di Geova, Ebrei, omosessuali, e individui accusati di comportamenti ritenuti asociali o devianti ed altri gruppi di indesiderabili.
Quei campi furono usati per diversi scopi, tra i quali i lavori forzati, la detenzione, e l’eliminazione in massa dei prigionieri. Dachau, Buchenwlad, Flossenbürg, Thalheim, Bergen, Belsen, Mauthausen, Natzweiler, Neuengamme, Ravensbrück, sono altre località che sono state punti di arrivo e non di ritorno anche per diversi componenti della comunità reggina coinvolta solo per la loro diversità storico-politica.
Cittadinanza onoraria a Liliana Segre
Nel mese di aprile del 2021 il Consiglio comunale di Reggio Calabria approvò all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti.
Una lodevole iniziativa ma il ricordo non basta, servono momenti di riflessione anche con nuovi linguaggi per coinvolgere le nuove generazioni attorno ai temi dell’Olocausto, delle deportazioni, delle discriminazioni e della diversità che hanno segnato quel periodo e che ancora oggi devono essere ricordati, elaborati e discussi per affrontare con maggiore consapevolezza le insidie del presente. Un segnale questo proveniente da un territorio che dovrebbe rappresentare quel segno di continuità con la storia di un’area che storicamente ha presenze e radici ebraiche.
Reggio Judaica
(dati estrapolati dalla conferenza organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” in data 24 gennaio 2008 – interventi Gianni Aiello e Filomena Tosi)
Tali testimonianze sono presenti ad esempio nella toponomastica cittadina (via Aschenez e via Giudecca), nella data del 5 febbraio 1475, quando venne stampata nel quartiere ebraico della Giudecca la prima edizione della Bibbia ed una copia anastatica è presente presso la biblioteca comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria.
Secondo Strabone, geografo greco del I sec. a.C., già al tempo di Silla, 85 a.C., non vi era quasi luogo in cui gli Ebrei non fossero giunti, la disastrosa distruzione del Tempio di Gerusalemme, nel 70 d.C., e il conseguente inizio della diaspora accentuarono questa diffusione capillare degli insediamenti ebraici.
Bisignano
A Reggio, luogo particolarmente adatto ai commerci per posizione, circola una leggendaria notizia circa la fondazione della città operata da Aschenez, discendente diretto di Mosè; il caso di Reggio in Calabria non fu isolato, anche Bisignano sarebbe stata fondata da Bescio Aschenazzi pronipote di Noè e figlio di Gomer, primogenito di Jafet. A quanto riporta Tito Livio, fu l’antica Besidiae (luogo incolto); per Polibio, si chiamava Bandiza; successivamente, venne conosciuta come Besidias, Besidianum; sotto i Bruzi, come Bescia.
Gli Ebrei nello Stretto
Il primo dato certo della presenza ebraica nella Città dello Stretto fu fornito dal ritrovamento di un frammento lapideo che riporta l’iscrizione greca twn Ioudawn integrata con proseuch: luogo di preghiera, sinagoga. L’elemento fu rinvenuto tra i materiali di scarico provenienti dalla ricostruzione di Reggio dopo il terremoto, si può datare al IV sec. d.C. Tra V e X sec. d.C. le fonti tacciono sul numero e distribuzione delle comunità ebraiche della Calabria. Per l’XI sec. il brebion della chiesa metropolita (il brebion era documento che informava della consistenza dei beni posseduti dalla Chiesa nella varie diocesi) riporta una notizia di difficile interpretazione.
La pergamena riferisce della presenza di una non meglio precisata Ebraikh in un ambito territoriale definito Soumpesa (di cui si era occupato anche l’archeologo medievista, dott. Francesco Cuteri), ora, tale toponimo pur appartenendo alla Calabria Meridionale. Anche il termine Ebraikh si ammanta di un significato ancora oscuro, per il Prof. Franco Mosino potrebbe trattarsi di una donna ebrea dimorante nel territorio di Soumpesa ma dato il periodo, in cui frequenti erano gli insediamenti ebraici, sembra improbabile che venga registrata la presenza di una sola persona ebrea.
Potrebbe trattarsi, sempre per Mosino, di una giudecca o di una sinagoga. La giudecca, per lui, sarebbe stata indicata come ioudaikh , in Occidente le prime giudecche sono attestate con questo nome proprio a partire dall’XI secolo (Cortellazzo Zolli, DELI).
La Chiesa reggina e la giurisdizione sugli ebrei
Nel 1127 Federico II attribuisce alla Chiesa reggina una speciale concessione per cui essa aveva giurisdizione civile e penale sugli ebrei di Reggio, la Chiesa acquisiva anche il diritto di esigere il dazio sulla tintura della seta. Ancora fra il 1170 e il 1180 era attivo a Reggio il cantore Mosè, l’ufficio di cantore presso una sinagoga era piuttosto importante perché comportava anche la vigilanza sulla conservazione dei Libri Sacri e la scelta delle nuove preghiere da usarsi nella liturgia.
Di Mosè da Reggio rimane un solo raffinato ed erudito componimento non liturgico, bensì dedicato ad un amico che volle conservarlo nella sua raccolta poetica. Con il XIII sec. le notizie relative ai Giudei di Calabria, quindi di Reggio, si fanno sempre più numerose ed essenzialmente riguardano imposizioni fiscali.
Cristiani ed Ebrei a Reggio
Oreste Dito riporta per il 1306 un singolare incidente occorso agli Ebrei reggini; essi occupavano un proprio quartiere, fuori le mura, nella parte bassa della città, che comunicava con la Marina ed il resto della città mediante un unico accesso: la porta Anzana; ebbene la sinagoga sorgeva fuori quest’area, proprio nel mezzo dei quartieri cristiani, negli immediati pressi della chiesa di Santa Barbara. Ben presto i Reggini di fede cristiana divennero insofferenti a questo forzoso e sgradito contatto, inoltre, spesso, i riti celebrati nella chiesa di Santa Barbara spesso venivano disturbati dalle cerimonie che si svolgevano nella contigua sinagoga.
I Cristiani pertanto volevano la distruzione del luogo di culto giudeo e che fosse ricostruita nella giudecca. Le richieste furono accolte ma si stabilì che i Cristiani pagassero un compenso ai Giudei sia per l’eventuale distruzione, sia in caso esso fosse convertito in chiesa cristiana. Il Commentarius in Pentateuchum, del 1475, era la prima opera stampata in Calabria, a Reggio Calabria, presso la tipografia dello stampatore israelita Abraham ben Garton ben Isaac. Alla Città dello Stretto spetta anche il vanto di avere avuto fra i primi editori in Italia ad avere dato alle stampe un libro in caratteri ebraici mobili.
I profughi
Con gli editti di espulsione del 1492 dai domini di Ferdinando il Cattolico (Spagna e Sicilia) a Reggio si riversò un autentico fiume di profughi, la città divenne un punto di raccolta e transito e presto qui si formò una comunità ebraica di origine siciliana distinta da quella autoctona. A testimonianza sono due codici manoscritti l’uno contenente il trattato terapeutico Orah Hayym (Il cammino della vita) opera di Mosè di Narbonne , detto Maestro Vidal Belsom, nel 1392, ne fu terminata la trascrizione nel dicembre 5265 e.v.: 1504, il copista anonimo annota: “fu portata a termine questa trascrizione il giorno quinto [giovedì], il 5 di tevet dell’anno 5265 dalla creazione, l’anno tredicesimo dalla nostra espulsione dall’isola di Sicilia, dal regno di Spagna, qui in Reggio capoluogo della Calabria“.
Il secondo codice fu terminato nel 5268 e.v. (1508) contiene il trattato di medicina Shoshan ha-Rufah del maestro Bernardo di Gordon, l’amanuense Samuele ibn Musa ricorda l’espulsione dei Giudei dalla Spagna ad opera del re nell’anno Mezarech Israel (colui che ha disperso Israele).
Diffidenza verso “lo straniero”
L’istintiva diffidenza verso lo straniero, nel caso degli Ebrei unita alle differenze religiose, ha sempre alimentato divisioni e diverbi, nel XVI secolo, pur tuttavia, le autorità cercavano di appianare questi dissidi, fra i documenti conservati all’Archivio di Stato di Napoli ve ne sono diversi a testimonianza del clima del periodo, in particolare uno, datato 10 maggio 1494, registra un intervento della Sommaria in difesa degli Ebrei di Reggio contro il luogotenente del magnifico Ettore Caracciolo che aveva preso a trattarli con durezza, arrivando a pesanti umiliazioni tirando loro barba e capelli.
Le autorità napoletane intervennero dunque avvertendo che qualora la “Maestà del Signor Re intendesse simili cose li dispiaceranno grandemente”. L’editto del 23 novembre 1510 espelle gli Ebrei e i cristiani novelli dal Regno di Napoli. Gli Ebrei di Reggio, alla vigilia dell’esodo, dimostrarono ancora una volta la propria generosità; il 25 luglio 1510 gli Spagnoli conquistano Tripoli, gli Ebrei ivi residenti, riescono in gran parte a fuggire, molti però sono catturati e venduti in vari mercati, fra cui Reggio, la Comunità reggina si affrettò quindi a riscattare i correligionari ma i doganieri cercarono di imporre una serie i dazi aggiuntivi per tramutare il riscatto in una vera e propria vendita.
I Giudei di Reggio ricorsero quindi alla Sommaria rievocando un caso simile e il 28 febbraio 1511 ottennero giustizia. Dopo il 1511 occasionalmente, anche richiamati dalle stesse città da cui erano stati espulsi, gli Ebrei tornarono finché nel 1541 Carlo V non ordinerà loro di lasciare definitivamente il viceregno.
Espulsi anche i cristiani novelli
Con gli Ebrei furono espulsi anche i cristiani novelli, fra essi Giovanni de Cagliari, diacono della cattedrale, il quale aveva chiesto di poter restare a Reggio nonostante la sua ascendenza giudaica. Il 10 settembre 1515 Napoli rispose rimettendo la questione ai magistrati (auditores) di Calabria: “Magnifici viri, per parte de dyacono Ioanne de Cagliare, habitante in Rigio, ne è stato dato lo incluso memoriale in lo quale como vedete narra per essere ipso figlio de christiani et longo tempo havere servuto la ecclesia catedrale de Rigio, come al presente serve como ad diacono, contende non comprehenderese in la regia pragmatica licet suo patre et matre siano christiani novelli, supplicandono sopra ciò fareli ministrare debito complimento de iusticia. Pertanto ve remandamo dicto memoriale et volimo che sopra la continencia de quillo ministrarite ad dicto supplicante debito complimento de iusticia se se comprende in dicte regie pragmatiche iuxta la loro continencia et interpretacione de quilla facta per Soa Maestà”.
Altre testimonianze sono presenti in diversi cognomi dei cittadini, ma anche il ricordo di una sinagoga presente in città e di un’altra, i cui resti sono visibili nella fascia jonica reggina (San Pasquale di Bova Marina).
Quale memoria per quei reggini che non fecero ritorno dai Lager nazisti?
Oltre alle varie vicende sopra menzionante, vi sono altre storie che risulta necessario ricordare e far ricordare, senza andare troppo lontano nel tempo, ci si riferisce al triste elenco di quei deportati civili e militari reggini che non tornarono da quella immane tragedia. Sarebbe quindi, opportuno, doveroso, ricordarsi anche di loro.
Quindi sarebbe opportuno, per evitare ulteriori limitazioni a chi, in quell’epoca, immolò la propria vita credendo negli ideali di libertà e democrazia. Sarebbe quindi giusto a nostro parere, intitolare a detti personaggi un qualche luogo pubblico a detti personaggi.
Per comprendere, forse, quei tragici momenti, qualcuno dovrebbe digitare su google le parole inerenti a Dachau, Buchenwlad, Flossenbürg, Thalheim, Bergen, Belsen, Auschwitz, Mauthausen, Natzweiler, Neuengamme, Ravensbrück, per comprendere che tali località sono state punti di arrivo e non di ritorno anche di diversi componenti della comunità reggina coinvolta solo per la loro diversità storico-politica.
La “memoria storica” di Reggio Calabria e gli ebrei
Sarebbe quindi, opportuno, per la sbandierata “memoria storica”, doveroso, ricordarsi anche di loro. Fino al momento si sono susseguiti anche a riguardo tale tema solo slogan solo di facciata che non trova riscontro, poi nella realtà dei fatti e delle conclusioni. Tutto ciò dovuto alla decadenza culturale della politica e il decadimento di coloro che la praticano.
Sarebbe opportuno, per evitare ulteriori limitazioni a chi, in quell’epoca, immolò la propria vita credendo negli ideali di libertà e democrazia. Sarebbe quindi giusto a nostro parere, intitolare a quei sfortunati concittadini un qualche luogo pubblico, magari un semplice ma significativo blocco marmoreo con su riportato i nomi di quei sfortunati reggini.
Pertanto sarebbe necessario, opportuno, doveroso ricordare e far ricordare le tristi vicende che coinvolsero i nostri concittadini in quelle tristi vicende. Tanto dovevamo per fatto di onestà nei confronti di tutti i reggini caduti, ripetesi, solo per la loro diversità storico-politica e che hanno sacrificato le loro vite per la pìù grande conquista civile la Democrazia. A far data da sabato 27 gennaio sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, la riflessione sul tema “QUALE MEMORIA PER QUEI REGGINI CHE NON FECERO RITORNO DAI LAGER NAZISTI?”, consultando il seguente link https://youtu.be/6f3MWqrSyyc



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