Cosenza, rubati per il terzo anno consecutivo i caschi dell’albero ANMIL

I caschi, simbolo delle morti bianche, sono stati trafugati nella notte. Il presidente ANMIL Cosenza: "è una vergogna"

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Ai cosentini proprio non piace, o a qualcuno dà fastidio o, ancora, qualche bulletto di quartiere non ne ha capito il significato. Fatto sta che l’opera “L’albero di Natale della Memoria”, dedicata ai morti sul lavoro, continua ad essere profanata. La scultura infatti, posizionata sull’isola pedonale di Corso Mazzini a Cosenza, consta di alcuni caschi colorati che, uniti, compongono appunto un albero di Natale.

L’idea di fondo, nata in sinergia con l’associazione Anmil (Associazione Nazionale dei Mutilati e Invalidi del Lavoro), è quella di sensibilizzare i cittadini sulle cosiddette “morti bianche”, la strage senza fine degli operai che hanno perso la vita e che, purtroppo, sembra non arrestarsi. Non tutti però, sembrano aver recepito il messaggio: per l’ennesima volta infatti, i caschi da lavoro sono stati staccati e fatti sparire.

La denuncia di ANMIL: “è un oltraggio”

A denunciare il fatto è Antonio Domma,  presidente territoriale ANMIL di Cosenza: “una città frequentata da persone incivili e insensibili. Bande di soggetti che imperversano nelle tenebre e che, incuranti delle regole e del rispetto delle più elementari regole di convivenza, si abbandonano ai più beceri atti di vandalismo urbano”. Così si spiega la razzia per il terzo anno consecutivo, dei caschi da lavoro installati in pieno centro sull’albero della sicurezza dall’A.N.M.I.L”.

“Non mi dilungo nello spiegare il significato altamente simbolico del nostro particolare albero di Natale, ne voglio ricordare in questo momento i numeri drammatici delle vittime sul lavoro in Italia e nel nostro mezzogiorno. La vergogna che merita di essere denunciata riguarda l’ennesimo furto subito, uno scempio, un oltraggio, una vergogna. La Città europea, quella candidata a Città della cultura, è la città che ruba i caschi, che deturpa i monumenti e la strade del centro”.

“La città in cui si sporca con bottiglie e lattine vuote e i rifiuti nelle notti di baldorie, che vandalizza le villette pubbliche, che offende la memoria delle vittime sul lavoro. Cosa fanno le forze dell’ordine e il Prefetto, a cosa servono le telecamere a circuito chiuso disseminati lungo tutto il corso principale? Ci meravigliamo del perché Cosenza è agli ultimi posti della classifica nazionale per vivibilità? Il grado di civiltà ahimè, è sotto gli occhi di tutti, come pure la capacità degli organi preposti al controllo del territorio e dei vandali. Vergogna”.

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