“Le politiche abitative del Comune di Reggio Calabria nell’ultimo decennio hanno reso l’edilizia pubblica residenziale una pustola che è impossibile toccare senza farne schizzare e sgorgare a fiotti del pus. Questo pus è solo l’aspetto più epidermico di una cancrena su cui Palazzo San Giorgio per connivenza od incapacità o per entrambe non ha inteso operare, restando inerte ad osservare il decorso della malattia e la sofferenza del malato, ossia la cittadinanza reggina“. A parlare è il giornalista Francesco Ventura, il quale dopo gli atti intimidatori subiti ha trasferito integralmente il proprio archivio a Messina, città dove in gran parte esso era già custodito da anni.
“Questa Amministrazione ha innanzi a me perso persino ogni parvenza di qualsivoglia credibilità. Quando affermo che se per come sospetto dietro l’atto intimidatorio da me subito ci sono le cosche rom, risentite per quanto scrivo, allora la responsabilità politica la imputo pienamente al Comune, il quale sa e pur avendo obblighi nell’intervenire non agisce, ma anzi abbandona al proprio destino chi subisce e denuncia, salvo poi raccontare favole sulla legalità e battersi il petto alle passerelle comandate – argomenta Ventura –. Ho combattuto e sto combattendo per difendermi, e mi fanno rabbia le battute di chi afferma che in fondo “me la sono andata a cercare”, come se quanto capitatomi lo abbia voluto. Se non fossi stato attaccato non mi sarei mai dovuto difendere e per così a lungo. Quando si spacca la legna le schegge volano. Se la mia questione fosse stata risolta o quantomeno tamponata anni fa, anziché trascinarsi per come si trascina da più di dieci anni, non avrei ad esempio mai dovuto assistere all’ex consigliere Giovanni Minniti che in una commissione del 2016, con sue dichiarazioni messe a verbale, afferma di conoscere nel dettaglio cifre e dinamiche del racket delle case popolari che lui sa essere gestito da gente che potrebbe contribuire ad identificare e che avrebbe dovuto per tempo e per dovere segnalare alla Procura. Ma nulla. Io non ho coraggio, forza, capacità e risorse per combattere battaglie altrui: infatti non lo faccio. I miei guai già mi bastano. Sono più di dieci anni che tengo botta e nulla pare mi si voglia risparmiare, comprese le calunnie su cui nessuno ha inteso o vuole difendermi. Ma tranquilli, per tutto ciò a Palazzo San Giorgio nessuno perderà la faccia o proverà vergogna, d’altronde, non si può mica perdere ciò che non si possiede o ledere ciò che non si ha“.


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