Giulia Cecchettin, le riflessioni di Carlo Rositani: “io sono stato più fortunato, ma ogni volta mi vengono i brividi…”

Carlo Rositani, padre di Maria Antonietta Rositani, esprime le proprie opinioni tramite StrettoWeb sul caso della povera Giulia Cecchettin

“Si è interrotta qualcosa tra noi e i nostri figli? Forse noi genitori dovremmo farci delle domande. Ascoltare Elena la sorella di Giulia parlare del rapporto della sorella col suo fidanzato ci fa riflettere, è vero non tutte le persone ossessive diventano assassine. Perché questo ragazzo non si è limitato ad amarla? Questo amore non amore che poi si trasforma in violenza. Ma è violenz,a solo violenza sono esseri non essere questi orchi di turno dalla mentalità patriarcale maschilista perché la violenza non è mai pazzia. E’ violenza e basta! Rispondere o non rispondere al telefono andare o non andare all’ultimo appuntamento”. E’ quanto afferma Carlo Rositani, padre di Maria Antonietta Rositani, sul caso di Giulia Cecchettin.

“Ma non si può conoscere quale sia l’ultima telefonata o l’ultimo appuntamento della vita. Nessuno conosce l’ora della propria morte. Bisogna pensare che a nove anni le bambine e i bambini di oggi parlano come gli adulti grazie alle nuove tecnologie di oggi. Vivono un mondo diverso di chi oggi ha i capelli bianchi. Il linguaggio dei ragazzi di oggi e il loro modo di agire è diverso dei ragazzi di ieri. Bisogna entrare nel privato dei nostri figli avere il coraggio di essere genitori, parlare di più mettendo da parte il freddo cellulare. Noi sappiamo che Giulia è andata a un appuntamento e abbiamo solo un video di cui ancora non si conosce il contenuto. Ma il finale purtroppo lo conosciamo: La morte di Giulia. Ai genitori dico apriamo di più gli occhi su i nostri figli perché a colpire è quasi sempre il ragazzo della porta accanto. Siamo tutti responsabili perché tutti gli omicidi come i suicidi sono sempre annunciati”.

“L’amore purtroppo è un alfabeto che dobbiamo ancora imparare a conoscere. L’amore delle favole esiste solo su i libri e da sempre in amore si viene lasciati e si lascia. Chi commette gesti del genere non ha una passione ne per se stesso ne per gli altri. Un violento non ama se stesso. Poi in Giulia la mancanza improvvisa della mamma sicuramente ha contribuito anche a cercare un amore che potesse in qualche modo colmare quel vuoto lasciato dalla sua mamma senza rendersi conto che quello non era amore puro amore tossico” continua Papà Carlo.

“Domenica è stato arrestato in Germania Filippo Turetta, lo studente 22enne veneto accusato di aver ucciso l’ex fidanzata Giulia anche lei di 22 anni e veneta. Turetta è stato fermato dalla polizia tedesca dopo una settimana di fuga con la sua auto. Il giorno prima, sabato, era stato trovato il corpo di Giulia nella zona tra il lago di Barcis e Piancavallo, in provincia di Pordenone. Turetta era indagato per l’omicidio da venerdì, dopo che la procura aveva trovato un video in cui lo si vedeva aggredire, ferire e caricare forzatamente in macchina Giulia. Il video era dell’11 novembre, giorno a partire dal quale non si avevano notizie dei due ragazzi”.

“Questa ultima morte di una giovane sta ricevendo grandi attenzioni su un nuovo caso di femminicidio, cioè un omicidio conseguenza di violenze fisiche ma anche psicologiche che derivano da una dinamica di potere e controllo alimentata da stereotipi e aspettative di genere, e che sono esercitate sulle donne da uomini a loro vicini o che pensano di esserlo. Da uomini possessivi che si credono Dio Re padroni in casa e sarebbe l’ennesimo secondo i dati del ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno in Italia sono state uccise 102 donne, 82 delle quali in ambito familiare e affettivo. 53 sono state uccise dal partner o dall’ex partner. Quando accadono questi femminicidi tutti ne parlano i politici fanno passerelle promettono nuove leggi ma intanto in ogni casa mentre io scrivo tante donne soffrono e temono per se stessi per i loro figli e per i loro cari. Hanno paura di parlare di denunciare perché sono tante ad oggi le donne che hanno denunciato e oggi si trovano sepolte nei cimiteri mentre tante altre che denunciano si sentono sempre più sole perché spesso si sentono dire dalle forze dell’Ordine che se non vedono il sangue non possono intervenire. Occorre cambiare le leggi occorre che ci sia personale specializzato a prendere queste denunce e occorre che ci sia accanto a loro da subito un Magistrato vicino alla donna che possa garantire da subito protezione e accanto al Magistrato un psicologo ad aiutare la donna a parlare a raccontarsi perché spesso chi denuncia non si apre completamente perché ha paura di parlare perché sa che da quel momento è un morto che cammina” prosegue Papà Carlo.

“Occorre avere un cuore far sentire alla donna che sta denunciando una violenza che davanti a lei non c’è un estraneo ma una persona di famiglia e che da quel momento sarà sotto la sua protezione. Chi indossa la divisa deve pensare che davanti a se non ha un volto sconosciuto ma un  viso che appartiene alla sua grande famiglia. Alla famiglia dell’umanità. Solo cosi si può dare fiducia e speranza a chi trova la forza di denunciare l’Orco di turno. E poi bisogna iniziare a insegnare alle bambine fin da piccole che non devono farsi sopraffare dai maschietti e spiegare ai maschietti che tra le femminucce e i maschietti non esiste differenze che sono tutti uguali al di la della razionalità dalla religione e dal colore della pelle e che siamo tutti figli e fratelli del mondo Figli per chi ha fede dello stesso Dio. E’ un problema di cultura e l’Italia purtroppo è un paese maschilista e agli uomini  mi rivolgo più amore e più attenzioni all’interno delle famiglie senza dimenticare che i figli sono delle spugne che assorbono spesso anche il respiro dei loro genitori. E poi un pensiero va ai genitore dell’ Orco ho sentito chiedere scusa alla famiglia di Giulia ma in questi casi che dire .. la stessa cosa è successa a me con i genitori di chi ha cercato di uccidere mia figlia… Noi genitori sicuramente abbiamo delle colpe ……. ma dove sbagliamo ……. e perché sbagliamo .. Non so darmi una risposta…

Mai violenza alla vita
Più amore è bello Papà Carlo.

Io sono un Papà fortunato a differenza di altri genitori io posso abbracciare mia figlia sentirla parlare posso finché il buon Dio mi lascia vivere accanto a lei e alla mia famiglia ma mentre le scrivo non posso non pensare al Papà di Giulia alla sua famiglia e a tutti i genitori che piangono davanti a una foto appesa  davanti a una fredda e triste lapide all’ interno di un silenzioso cimitero. Ecco un pensiero va dal mio cuore a loro. Papà Carlo“.