“Oggi 10 ottobre 2023, è venuto il momento di fare una seria riflessione. La Calabria, afflitta dalla “sindrome PSA” Peste Suina Africana, vive da mesi un momento molto particolare. Il mondo dell’agronomia, quello della zootecnia e quello venatorio, stanno assistendo con gravi disagi ad un fenomeno che getta nello sconforto le categorie su citate“. Lo si legge in una nota stampa dell’Associazione Selecontrollori.
“Dallo scorso aprile in parte della provincia Reggina sussiste ed incombe una emergenza la cui gravità ancora nessun esperto del settore, (fra zoologi, veterinari e biologi) è riuscito a valutare e quantificare, in modo realistico, certo ed assoluto per gravità e diffusione fra gli animali presenti nel territorio – si legge nella nota -. Molti comprensori sono stati dichiarati zone rosse, per prevenire la diffusione del virus ed i possibili effetti nefasti di un possibile aumento di casi conclamati della malattia“.
“Tutte le limitazioni messe in atto dai protocolli stanno di fatto inibendo anche l’attività venatoria in questi territori – prosegue –. L’effetto più evidente di questo stop alle attività venatorie è però stato il quadruplicarsi del numero dei cinghiali circolanti nei terreni agricoli, con gli inediti effetti che ne conseguono, numero che, invece di ridursi drasticamente a causa della PSA, sta invece dilagando tanto che la presenza di branchi di suidi, perfettamente attivi e vitali, nei centri abitati, diventa sempre più frequente ed invasiva”.
“Per contro il numero di carcasse di animali morti o malati ad oggi rinvenuti rimane, di fatto, davvero esiguo.
Pressanti e disperati sono gli appelli degli agricoltori che non riescono più a difendere le loro aziende dall’invasione dei cinghiali. Tuttavia non si comprende perché a tutt’oggi, l’Atc RC1, nella sua dirigenza, non si sia ancora adoperato per fare ripartire un tempestivo piano di selecontrollo, tanto urgente quanto indispensabile, che possa perlomeno ridurre il numero dei cinghiali circolanti con abbattimenti sempre più necessari quanto efficaci.
Tutto ciò accade mentre negli altri ATC della provincia e della Regione i piani di abbattimento sono stati tempestivamente avviati, per fare ripartire l’attività di selecontrollo. Perdura pertanto un silenzio inspiegabile ed incomprensibile da parte di chi è titolato alla gestione dell’Atc RC1“, conclude la nota.


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