Si è svolta venerdì 18 agosto la terza conversazione sul tema “Luoghi e figure cittadine: ricordi reggini”. Il nuovo incontro, allestito dal sodalizio organizzatore reggino, tratterà una location che era ubicata nella zona nord della città: “U luppinaru” (il venditore di lupini). “Luoghi e figure cittadine: ricordi reggini“ è un album fotografico che raccoglie diversi aspetti sia umani che lavorativi di una città, con i suoi luoghi, tradizioni e personaggi, che non esiste e che il Circolo Culturale “L’Agorà” vuol mettere in evidenza e far ricordare anche alle nuove generazioni.
Chi era “U Luppinaru”
Durante le feste popolari, ma anche in occasione delle fiere di merci e bestiame si vedeva, accanto ai venditori di noccioline, il venditore di lupini. I lupinari di un tempo esibivano il loro prodotto in particolari tinozze. Oggi i venditori di nocelle presentano il saporito legume in buste sigillate nel rispetto dell’igiene, ma anche per non violare le leggi imposte dalla Comunità Europea. Per noi i Lupini, sono il gusto della nostra infanzia, quando li compravamo agli angoli delle strade da qualche venditore ambulante o li masticavano sulla poltrona del cinema. E così ve li proponiamo nella loro appetitosa semplicità: buoni, sfiziosi e divertenti quasi dimenticandoci che sono uno dei più antichi legumi conosciuti dall’umanità e che hanno un contenuto proteico pari a quello della carne e superiore a quello delle uova. Davvero una grande fonte di benessere.
I lupini protagonisti ne “I Malavoglia” di Giovanni Verga
Sono presenti anche nella letteratura, basti ricordare l’opera “I Malavoglia”, il romanzo più conosciuto dello scrittore catanese Giovanni Verga, pubblicato a Milano dall’editore Treves nel 1881. La storia dei Malavoglia la conosciamo un po’ tutti: parla di una famiglia di pescatori che investono un piccolo capitale per acquistare un carico di lupini da un suo compaesano chiamato Zio Crocifisso che poi avrebbero rivenduto per fare affari e diventare così commercianti. Padron ‘Ntoni affida l’incarico al figlio Bastianazzo perché vada a venderli a Riposto, ma durante il viaggio la barca (la Provvidenza) subisce un naufragio e così il carico di lupini si perde in mare e Bastianazzo, che era fino a quel momento la principale fonte di sostentamento della famiglia, muore. Il debito dei lupini deve ancora essere saldato e inoltre ci sono anche le spese della Provvidenza che deve essere riparata perché si tratta del principale mezzo di sostentamento utilizzato per la pesca. Queste avversità porteranno la famiglia nel disonore e nella miseria: per pagare il carico di lupini invenduti devono cedere la casa di famiglia (la casa del Nespolo) che solo verso la fine del romanzo riusciranno a ricomprare.
Tornando al tema affrontato dal Circolo Culturale “L’Agorà”, nello stesso sono stati ricordate storie, luoghi e ricordi di una città che non c’è più, facenti parte di un microcosmo animato di luoghi e persone, di vita e mestieri, di tradizioni e giochi di un tempo che scorreva con un ritmo che abbiamo rimosso traditi dalla frenesia della città. Vecchie trattorie a carattere familiare, che nell’immaginario collettivo riecheggiano i rumori ed i sapori di un tempo e di domeniche trascorse in famiglia davanti a tavole imbandite di cibo.


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