Disoccupazione, sanità, infrastrutture, Reggina: un cittadino riflette ad alta voce, “ho visto piangere…”

"Ho visto piangere... per dignità ed in silenzio": la riflessione di un cittadino, di ritorno in estate per le vacanze, sulle condizioni della città

StrettoWeb

Mimmo Giovinazzo, cittadino di ritorno in questi giorni a Reggio Calabria per le vacanze, ha deciso di inviare una riflessione alla redazione di StrettoWeb per esprimere il suo pensiero sulle attuali condizioni della città, tra problemi legati a sanità, infrastrutture, Reggina, disoccupazione. Una riflessione ad alta voce, “diversa”, non polemica ma “romantica”. La riproponiamo integralmente qui di seguito.

Agosto. Piena estate. Vacanze. Stessi posti, da sempre, per convinzione, scelta, e amore. Di questa terra che, nonostante tutto, ti riserva, attraverso la lettura degli avvenimenti e della natura, e lo sguardo dei suoi residenti, uno spaccato di realtà allo stesso tempo meravigliosa e cruda.

Meravigliosa nelle sue bellezze naturali, nei suoi profumi legati all’essenza stessa del territorio, da cui promanano naturalmente senza bisogno alcuno di essere coltivati o curati dall’uomo. Penso al gelsomino che incurante dell’incuria, fiorisce nei vasi abbandonati su marciapiedi dissestati; al fico d’India, che adagiato all’aspra foglia pungente, ti accompagna nella scalata per lo Zomaro; all’indecisa ispirazione dello stoccafisso, amato o odiato a seconda della predisposizione personale; al dolce ed inaspettato retrogusto della cipolla rossa di Tropea.

Cruda nella sua endemica storia di “abbandono” cui la politica, nella sua più ampia accezione ed al netto di ogni colore, l’ha da secoli costretta ad arrancare ed a rincorrere livelli di prosperità e civiltà accettabili.

Forse per scelta, in quanto lo stato di necessità determina ed alimenta una naturale propensione al predominio della clientela. Se hai bisogno ti rivolgi a chi potenzialmente può soddisfare un tuo bisogno primario, di lavoro, di sostegno, di protezione, in una parola di “sopravvivenza”.
O forse per incapacità di cogliere il vero senso della sofferenza, farlo proprio, ed agire di conseguenza per lenirlo, attenuarlo, ovvero utopisticamente eliminarlo.

Dentro questa cornice vedi l’uomo, con la sua sopita ed annullata capacità di reazione conseguenti a secoli di promesse, sistematicamente non mantenute; dall’aspetto che dice più di mille parole, dal senso di frustrazione che leggi nei suoi occhi quando nella migliore delle ipotesi non grondano lacrime.

Ebbene si. Ho visto sgorgare, in silenzio e con grande dignità, lacrime di scoramento dagli occhi di chi ha perso in questi giorni l’unico strumento di sostentamento. Che attorno a sé non vede nulla che possa, in alternativa, garantirle un futuro dignitoso o tale da poter mettere insieme il pranzo con la cena. Di fronte a ciò la politica ha deciso di eliminare, non transitare, verso un traguardo di normalità, fatto di lavoro equamente retribuito, di diritti costituzionalmente garantiti.

Davanti a quelle lacrime non si rimane indifferenti. Si grida il proprio disappunto. Si manifesta il proprio rincrescimento ed avversione nei confronti di chi, nell’esercizio del potere, rimane cieco dinnanzi all’evidenza.

Qual è il confine tra la rassegnazione e la civile ribellione? Tra sanità allo sbando, disoccupazione galoppante, mancanza di infrastrutture, circuito economico debole e non supportato adeguatamente, fuga dei giovani e depauperamento sociale; per quanto tempo ancora avranno il predominio la sopportazione e l’assuefazione?

Tra qualche giorno le vacanze finiranno per chi, come me, le ha potute godere. Ma l’anno prossimo, al mio ritorno, auspico che un sorriso copra il volto di chi ieri ha pianto, di rivedere il gelsomino ancor più profumato inondare di leggerezza e prosperità questa terra, foriera di cultura e progenitrice di saggezza.

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