Calabria: parroco chiede su Facebook la ‘busta’ per funerali, battesimi e matrimoni

Un parroco calabrese, Don Gerlando, ha scritto un post sulla pagina Facebook della Parrocchia chiedendo esplicitamente delle offerte ai fedeli

Senza sordi no’ ‘ssi ‘ndi cantanu missi” recita un vecchio proverbio calabrese. E questa, come ben sappiamo, è la verità ormai consolidata, nonostante il Vaticano si sia espresso chiaramente in merito. Ma andiamo con ordine. Succede che a San Martino di Finita, nel cosentino, il parroco della chiesa di Santa Maria le Grotte, Don Gerlando, scrive un post sulla pagina Facebook della Parrocchia. Informa esplicitamente la comunità che “è dovuta un’offerta in occasione di funerali, battesimi, matrimoni“. Ecco di seguito il testo del post che, dopo qualche ora, è stato cancellato:

Cari fedeli, desidero ricordarvi che in occasione di funerali, matrimoni e battesimi, è dovuta alla parrocchia, o comunque al sacerdote celebrante, un’offerta o, come la chiamate voi, “busta”. Nel caso del funerale, per esempio, l’offerto, il sottoscritto, la lascia nella cassa parrocchiale, per le necessità.

Mi sembra doveroso, quindi, che la famiglia del defunto, così come affronta le spese per il servizio funebre: bara, fiori, manifesti, e a volte anche la banda, lasci qualcosa alla parrocchia.

Chi non adempie a ciò, viene meno a uno dei cinque precetti generali della Chiesa che dice: “soccorrere alla necessità della chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze”.

Grazie don Gerlando

P.S. e non dite che i preti cercano sempre soldi! Perché spendete centinaia di euro in fiori, fotografi, pranzi, cene etc etc. Se non volete contribuire alle necessità della chiesa, fate a meno delle funzioni religiose…“.

Ovviamente, è scoppiata la polemica. E d’altronde non poteva essere diversamente dati i contenuti del post, sia per i toni perentori utilizzati dal parroco sia perché, nel 2018, Papa Francesco, intervenendo nell’aula delle udienze in Vaticano, ha esplicitamene detto: “La messa non si paga. Se vuoi fare un’offerta falla, ma non si paga“. “La messa è il sacrificio di Cristo, che è gratuito. La redenzione è gratuita“, ha ricordato il Sommo Pontefice.

Cosa dice il Diritto canonico

Il Codice di Diritto canonico ammette l’offerta, su base volontaria. Al numero 945 si legge: “Secondo l’uso approvato della Chiesa, è lecito ad ogni sacerdote che celebra la messa, ricevere l’offerta data affinché applichi la messa secondo una determinata intenzione“. In seguito, però, si precisa: “È vivamente raccomandato ai sacerdoti di celebrare la messa per le intenzioni dei fedeli, soprattutto dei poveri, anche senza ricevere alcuna offerta“.